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    Nicaragua: Promozione, tutela e riappropriazione del diritto a un lavoro dignitoso

    Intervista con la ministra del Lavoro Jeannette Chávez
    8 febbraio 2011 - Giorgio Trucchi

    Ministra del Lavoro Jeannette Chávez © (Foto G. Trucchi)

    Per più di 16 anni il ministero del Lavoro in Nicaragua si è schierato apertamente a favore dell'impresa privata. Per i lavoratori e le lavoratrici,  esigere il rispetto dei loro diritti si era trasformato in un vero incubo, dovendo fare i conti molto spesso con le rappresaglie dei datori di lavoro e con l'impunità di cui godevano.  

    Per analizzare la situazione di questi ultimi anni, la Lista Informativa "Nicaragua y más" e Sirel hanno conversato con la ministra del Lavoro del governo di Unità e Riconciliazione Nazionale, Jeannette Chávez. 

    - Quale era la situazione nel Ministero al momento di assumere la carica? 
    - Nel 2007 abbiamo trovato un Ministero che non rispondeva alle aspettative dei lavoratori e delle lavoratrici. C'era una dinamica che favoriva apertamente l'impresa privata e che generava molta frustrazione tra i lavoratori. Era molto difficile creare rappresentanze sindacali o firmare contratti aziendali. In molti settori, poi, le rappresaglie e i licenziamenti erano immediati. 

    - Quali sono state le prime misure adottate dalla nuova amministrazione? 
    - Abbiamo iniziato ad analizzare, definire politiche e abbiamo deciso concentrarci su strategie di medio e lungo termine. È per questo che la promozione, la tutela e la riappropriazione del diritto a un lavoro dignitoso sono diventati i pilastri fondamentali attorno ai quali sviluppare azioni concrete. 

    - Che tipo di azioni? 
    - Abbiamo iniziato a intensificare ispezioni del lavoro più obiettive, basate sulle normative esistenti. Con l'aiuto dell'Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) abbiamo inoltre presentato e ottenuto l'approvazione in Parlamento della Legge Generale delle Ispezione del Lavoro. Ora sono molto più chiare le competenze del ministero del Lavoro (Mitrab), i doveri dei datori di lavoro e l'iter per sanzionare le violazioni gravi del lavoro. Abbiamo ampliato le ispezioni nell'area rurale che era stata totalmente abbandonata. 

    Abbiamo anche eliminato il traffico d'influenza. Abbiamo dovuto licenziare molte persone coinvolte in atti di corruzione. Ora gli ispettori stanno ricevendo una formazione tecnica ed etica e si sono trasformati in funzionari capaci e affidabili. Durante il 2010 abbiamo realizzato 8.300 ispezioni e 2.200 ispezioni tecniche in materia di igiene e sicurezza del lavoro, con una copertura totale di oltre 500 mila lavoratori e lavoratrici. 

    - Che cosa ha fatto il Mitrab per garantire le libertà sindacali? 
    - Ci siamo proposti di sostenere i lavoratori per quanto riguarda l'esercizio dei loro diritti e non abbiamo più accettato l'impugnazione di rappresentanze sindacali aziendali (Rsa) da parte dei datori di lavoro, che prima era all'ordine del giorno. 
    Negli ultimi quattro anni si sono costituite più di 700 Rsa. Un risultato importante se lo paragoniamo con la media degli anni precedenti che era di 25 all'anno. 

    Si sono inoltre firmati una media di 55 contratti aziendali all'anno, cinque volte di più rispetto a prima del 2007. Si sono create più di 600 commissioni miste e più di 900 commissioni di Igiene e Sicurezza del Lavoro. Abbiamo anche esigito il rispetto del fuero sindical¹, dichiarando nulli tutti quegli atti che violavano tale diritto e ordinando la reintegrazione nel posto di lavoro dei dirigenti licenziati. 

    - E nell'ambito lavorativo? 
    - Abbiamo svolto intense campagne di divulgazione e di formazione. Nel 2010 abbiamo offerto circa 71 mila consulenze giuridiche, l'89 per cento delle quali a favore di lavoratori e lavoratrici. Abbiamo inoltre portato avanti una politica attiva per l'occupazione, destinando i fondi proveniente dalla cooperazione alla creazione di programmi di formazione e generazione di posti di lavoro per giovani, adulti oramai fuori dal mercato del lavoro e genitori di bambine e bambini lavoratori. Negli ultimi due anni siamo riusciti a inserire più di 6 mila persone nel mondo del lavoro. 

    Insieme ad altri Ministeri e con la firma di accordi tripartiti siamo poi riusciti a ridurre sensibilmente il lavoro minorile. Stiamo completando un nuovo censimento e in marzo potremo dare dati più precisi sull'entità della riduzione Abbiamo infine ridotto gli incidenti mortali e gravi sul lavoro ("solo" due i morti registrati nel 2010), grazie all'implementazione di un piano speciale di vigilanza nelle imprese che mostravano i livelli più alti di accidentalità. Le imprese che oggi denunciano gli incidenti sul lavoro sono passate da 400 a più di mille. 

    - Come è stata la relazione con l'impresa privata e con i sindacati? 
    - Uno dei nostri obiettivi è quello di promuovere la cultura del rispetto della legge tra i datori di lavoro e abbiamo promosso un vero dialogo sociale tra le parti. Siamo riusciti a fare rispettare l'installazione del tavolo di trattative per il Salario Minimo Contrattuale, garantendo in questo modo uno spazio di dialogo e di decisione tripartito. In quattro anni il salario minimo è aumentato del 95 per cento. 

    Abbiamo anche creato altri spazi tripartiti e di partecipazione cittadina, come per esempio il Consiglio nazionale d'igiene e sicurezza del lavoro, il Consiglio nazionale del lavoro e i Tavoli territoriali del lavoro in tutti i dipartimenti del paese. 
     
    - Quali sono le sfide future? 
    - Il cambiamento è evidente, tuttavia ci sono ancora molte cose da fare. Dobbiamo migliorare la qualità delle ispezioni, continuare ad approfondire la cultura del rispetto delle regole da parte dei datori di lavoro e migliorare l'esercizio della libertà sindacale. L'impresa privata deve capire che il lavoratore non è un nemico, bensì un interlocutore importante per il futuro dell'impresa. È per questo motivo che continueremo a promuovere il tripartismo come un vero spazio di partecipazione, di rispetto dei diritti del lavoro e di quelli sindacali, con la cittadinanza che partecipa e si esprime su questi temi. 
     
    ¹ Il fuero sindical è una garanzia prevista dal Codice del Lavoro nicaraguense per i dirigenti sindacali. Nessun dirigente può essere licenziato senza giusta causa, cosa che invece il Codice prevede e permette (art. 45).
     
     

    Note:


    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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