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    Honduras: "Il terrorismo di Stato è una politica di governo"

    Intervista con Yuli X esiliata honduregna
    10 febbraio 2011 - Giorgio Trucchi

    Yuli X © (Foto G. Trucchi)

    La persistente violazione dei diritti umani e l'impunità di cui godono gli apparati repressivi - legali ed illegali - in Honduras sono state ampiamente denunciate e verificate da organizzazioni e istituzioni dei diritti umani nazionali ed internazionali. Secondo queste organizzazioni sarebbero quasi 200 le persone che hanno dovuto abbandonare il paese a causa della persecuzione politica. 
     
    In un luogo non precisato della regione centroamericana in cui si trova esiliata, la Lista Informativa "Nicaragua y más" e Sirel hanno conversato con Yuli, la cui vera identità rimarrà anonima per motivi di sicurezza. Yuli è una delle persone che hanno sofferto in carne propria la violenza e la repressione scatenate dopo il colpo di Stato. 
     
    - Che lavoro faceva in Honduras? 
    - Lavoravo con un'organizzazione dei diritti umani ed ero esecutrice di progetti, soprattutto sul tema della violenza contro le donne e il femmicidio. Faccio anche parte di una rete di donne che lavora nelle comunità e sono promotrice legale. 
     
    - Perché ha dovuto abbandonare il paese? 
    - Il colpo di Stato ha acutizzato il fenomeno della persecuzione e della violenza in tutto il paese, soprattutto contro le donne. C'è un odio che si manifesta chiaramente quando ci catturano. Si accaniscono contro i nostri corpi. Insieme ad alcune colleghe ci siamo inoltre impegnate nell'organizzazione della resistenza nella nostra comunità e nella denuncia dell'illegalità del processo elettorale del 2009. Abbiamo anche continuato a denunciare la recrudescenza della violenza di genere e l'aumento dei femmicidi nella comunità. Come difensori dei diritti umani non potevamo stare zitte. 
     
    - Qual è stata la risposta degli apparati repressivi? 
    - Sono iniziate le minacce e le persecuzioni. Ci facevano foto durante le manifestazioni, i paramilitari entravano nella comunità e chiedevano di noi alla gente. Alla fine, fonti credibili ci hanno avvisato che eravamo state messe in una lista nera. Di fronte a questa situazione abbiamo deciso di abbandonare le nostre case e di nasconderci.
     
    Nonostante ciò, alle mie due colleghe hanno assassinato il marito e una nipote di 14 anni, mentre nel mio caso mi hanno avvertito che il prossimo obiettivo sarebbe stata mia figlia di 19 anni. Un'organizzazione dei diritti umani mi ha quindi consigliato di lasciare immediatamente il paese insieme alle mie due figlie. Sono già quattro mesi che viviamo in esilio e non possiamo tornare perché continuano a cercarci. 
     
    - Quali sono gli aspetti più difficili del vivere in esilio? 
    - È stato molto difficile a livello emotivo. Lasciare la famiglia, il lavoro, la lotta. Arrivare in un paese dove non si conosce nessuno, senza potere fare piani per il futuro. Mi mancano molte cose, ma credo nell'importanza e nel valore del lavoro che ho fatto e non mi pento di nulla. Di fronte a quanto accaduto in Honduras non potevo fare finta di niente. 
     
    Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per convinzione, per i miei ideali e credo che dobbiamo continuare a promuovere un cambiamento radicale nel paese. Vogliono destabilizzarci e dividerci. È per questo che dobbiamo mantenerci uniti nella Resistenza. È l'unico modo per cambiare questo regime che è controllato dai militari e dai gruppi di potere. 
     
    - Porfirio Lobo insiste nel dire che non ci sono persone esiliate e che non esiste una politica di Stato che viola i diritti umani. Che cosa ne pensa? 
    - Io e le mie figlie siamo la prova vivente che esistono persone esiliate e ne conosco molte altre che hanno dovuto abbandonare l'Honduras a causa della politica repressiva dello Stato. Se oggi lo possiamo denunciare è solo perché ci siamo accorte del pericolo prima di essere assassinate. Il terrorismo di Stato è una politica del governo contro le persone che hanno deciso di non tacere. Ma oramai non abbiamo più né bende sugli occhi, né museruola sulla bocca. Il popolo è in piazza e non lo potranno zittire.
     

     © (Testo e Foto Giorgio Trucchi  - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione  Italia-Nicaragua - www.itanica.org Oggi anche su Facebook e Twitter )

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