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    Honduras: Due anni di resistenza di un popolo che si è risvegliato di fronte alla violenza del colpo di Stato

    Successi, timori e sfide per il futuro
    1 luglio 2011 - Giorgio Trucchi

    Foto G. Trucchi

    Il 28 giugno 2009, l’Honduras si risvegliò all’improvviso con la notizia di un colpo di Stato che aveva abbattuto e deportato illegalmente in Costa Rica il presidente legittimo Manuel Zelaya. Una scintilla che diede origine a quella che in tutto il mondo conoscono come la “Resistenza honduregna”. Due anni dopo, nella città di San Pedro Sula, al nord del Paese, migliaia di honduregni hanno commemorato questo secondo anniversario insieme allo stesso Zelaya, il quale è ritornato in Honduras lo scorso 28 maggio, dopo la firma dell'Accordo di Cartagena, promosso dai presidenti del Venezuela, Hugo Chávez e della Colombia, Juan Manuel Santos.

    "Quel 28 giugno il popolo ha reagito in modo spontaneo di fronte a qualcosa, il colpo di Stato, che si pensava non potesse mai più accadere nel nostro continente, che fosse oramai una cosa superata. Ha alzato la sua voce e ha chiesto con forza il ritorno di Zelaya e l'installazione di una Assemblea Nazionale Costituente", ha detto Bertha Cáceres, coordinatrice nazionale del Copinh (Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras).

    Secondo lei, questa drammatica esperienza ha permesso al popolo honduregno di uscire dall’invisibilità e di farsi conoscere per la sua capacità di lotta e il suo coraggio. "I golpisti non hanno mai potuto governare liberamente e hanno dovuto intensificare la repressione e la violazione dei diritti umani, per cercare di domare un popolo che si era risvegliato e aveva preso coscienza delle sue potenzialità", ha affermato la dirigente indigena.

    Durante l'attività a San Pedro Sula, il presidente Zelaya si è scagliato contro la dirigenza del Partito Liberale, dopo esserne stato espulso quello stesso giorno per avere preferito creare una nuova forza politica che vorrebbe promuovere il socialismo in Honduras. "Sono gli stessi che hanno pianificato e sostenuto il colpo di Stato e che hanno sequestrato il Partito Liberale. Non rappresentano niente e nessuno, non hanno legittimità e sono loro quelli che saranno espulsi dal voto del popolo", ha detto Zelaya.

    Durante l’Assemblea Straordinaria del Fnrp (Fronte nazionale di resistenza popolare), che si è svolta la scorsa domenica (26/6) a Tegucigalpa, l’ex presidente dell’Honduras ha promosso la creazione di un Fronte amplio di resistenza popolare (Farp), una nuova forza politica integrata da varie organizzazioni che fanno parte della resistenza honduregna e che punta a trasformarsi in un’alternativa al bipartitismo nazionale, durante le prossime elezioni presidenziali del 2013. "A due anni dal colpo di Stato continuano a cercare di colpirci. Uniamoci tutti in questa nuova organizzazione popolare, democratica, rivoluzionaria e di resistenza, perché la rifondazione dell’Honduras è un lavoro che dovrà fare il FARP", ha continuato Zelaya.

    Durante l'attività sono anche emerse posizioni diverse circa il futuro della resistenza. Varie organizzazioni che fanno parte del Fnrp hanno, infatti, dichiarato apertamente il loro disaccordo con la decisione della maggioranza dei più di 1,5 mila delegati accreditati per l’assemblea. “Gettarsi ora nell’arena elettorale mette a rischio il processo di auto convocazione a una Costituente rifondazionale e la costruzione di potere popolare a partire dal basso. Sarebbe una legittimazione del colpo di Stato e una riconciliazione basata sull’oblio e la dimenticanza. Non possiamo accettarlo", ha sostenuto Cáceres.  

    Un popolo si è svegliato 

    Secondo Wilfredo Paz, coordinatore del Fnrp del Dipartimento di Colón, questi due anni di resistenza hanno significato un grande passo in avanti dal punto di vista organizzativo e di risveglio della coscienza di un popolo. "Un popolo che oggi è cosciente della necessità di rifondare la nostra patria”. Tuttavia, Paz considera che non si sia ancora riusciti a ristabilire l’ordine democratico nel Paese. “Sono stati fatti passi in avanti, come il ritorno di Zelaya e di altri esiliati, ma c’è ancora tanta strada da fare per recuperare ciò che il colpo di Stato ha rotto”, ha affermato il dirigente. 

    A dispetto di ciò che il governo di Porfirio Lobo vuole dimostrare a livello internazionale, l’Honduras non è un paese pacificato. "Continuano la repressione, la violazione dei diritti umani e la totale impunità. Sono cose che non possiamo dimenticare ed esigiamo che i colpevoli siano puniti", ha affermato. 

    No alla militarizzazione 

    Varie organizzazioni legate al Fnrp hanno deciso di commemorare questa importante data mobilitandosi verso la base militare statunitense di Soto Cano (Palmerola) – la più grande della Regione – all’interno di una giornata di protesta che fa parte dell'Incontro Internazionale contro la militarizzazione, occupazione e repressione in Honduras, che si è svolto nella città di La Esperanza, Dipartimento di Intibucá.  

    Nonostante fosse totalmente pacifica, la protesta è stata repressa dalle forze di polizia e dell’esercito honduregno. "A due anni dal colpo di Stato stiamo ricordando che gli Stati Uniti ha svolto un ruolo fondamentale in questo delitto commesso contro il nostro paese. Una volta ancora, la protesta sociale è soffocata e criminalizzata e lo stiamo denunciando a livello mondiale”, ha concluso Cáceres.

    Gallerie fotografiche:

    - Assemblea straordinaria del FNRP "Dalla resistenza al potere"

    - Incontro internazionale contro la militarizzazione, l'occupazione e la repressione in Honduras

    Due anni di resistenza contro il colpo di Stato

    Video:

    - Repressione davanti alla base militare di Soto Cano (Palmerola)

    Note:

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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