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    Elezioni Nicaragua

    Trionfa Ortega, piange Gadea, sparisce Alemán

    OEA e Unione Europea riconoscono i risultati mentre l’opposizione minaccia di mettere il Paese a ferro e fuoco
    11 novembre 2011 - Giorgio Trucchi

    (Foto Lucas)

    Con il 96 per cento dei voti scrutinati e una partecipazione di circa l’80 per cento degli aventi diritto al voto, il trionfo del presidente Daniel Ortega nelle elezioni generali della scorsa domenica (6/11) è ormai una certezza. Secondo gli ultimi dati forniti dal Cse (Consiglio Supremo Elettorale) l’attuale presidente del Nicaragua sarebbe stato rieletto con il 62,66 per cento dei voti, superando di oltre 30 punti l’ottuagenario candidato liberale Fabio Gadea Mantilla della Alianza PLI (31,13 per cento) e l’ex presidente Arnoldo Alemán (5,7 per cento). Insignificante invece il risultato degli altri due candidati – Enrique Quiñonez e Róger Guevara – che non raggiungono nemmeno l’uno per cento delle preferenze.

    Un risultato storico quello del presidente Ortega e dell'Alleanza Unita Nicaragua Trionfa, che riescono anche a ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento (da 56 a 58 deputati).

    Secondo l’Informe Pastrán, quanto accaduto in queste elezioni rappresenta una vera e propria rivoluzione. “Non solo il Fsln si mantiene al governo, ma in soli cinque anni riesce ad ampliare la sua base sociale di oltre il 25 per cento. Una cosa mai vista in nessuna parte del mondo”, si legge nel rapporto.
     
    Nonostante i partiti d’opposizione e alcuni settori minoritari dell’impresa privata e della società civile, stiano accusando il Fronte Sandinista e i magistrati del Cse di “brogli inauditi” che avrebbero, tra l’altro, alterato l’esito delle elezioni, le delegazioni dei principali organismi di osservazione elettorale, tra cui l'Unione Europea, l'Osa (Organizzazione degli Stati Americani e il Cnu (Consiglio Nazionale delle Università), hanno riconosciuto la legittimità delle elezioni e dei suoi risultati. 
     
    "Il popolo del Nicaragua si è recato con civismo alle urne ed è stata una vera e propria festa civica. C'è stato rispetto per la popolazione, la quale alla fine ha potuto decidere sovranamente su chi saranno le autorità per i prossimi cinque anni. Queste elezioni sono indiscutibilmente legittime e con un risultato assolutamente chiaro”, ha detto Telémaco Talavera, direttore esecutivo del Cnu. 

    Da parte sua, il segretario generale dell’Osa, José Miguel Insulza, ha riconosciuto la vittoria di Ortega e ha fatto i complimenti a lui e al popolo nicaraguense por “l’esercizio di democrazia dimostrato durante le elezioni”.
    Alle stesse conclusioni è giunto il capo della missione d’osservazione della Unione Europea, Luis Yáñez. “Se la domanda è se Ortega e il Fronte Sandinista hanno vinto le elezioni, la risposta è si”, ha detto, segnalando allo stesso tempo una lunga serie d’imperfezioni e problemi che interessano il Cse, i suoi magistrati e la legge elettorale nicaraguense.

    Sono anche piovuti gli auguri e i riconoscimenti di praticamente tutti i capi di Stato latinoamericani e gran parte di quelli europei. Preoccupazione per le irregolarità è invece stata espressa da Stati Uniti e Canada, i quali hanno comunicato di volere attendere l’analisi finale dell’Osa prima di emettere un giudizio sulle elezioni in Nicaragua.

    Intanto, l’irresponsabilità dell’opposizione ha portato il candidato Fabio Gadea Mantilla a dichiararsi vincitore e a non riconoscere la vittoria sandinista. Allo stesso tempo, ha chiesto alla base liberale di scendere in piazza per difendere la “vittoria”.

    Il risultato è stato una serie continua di scontri tra simpatizzanti dell’Alleanza PLI, la polizia e militanti sandinisti, soprattutto nel nord del Paese (Siuna e Cusmapa), che ha provocato la morte di almeno 4 persone e il ferimento di quasi mezzo centinaio tra cittadini e poliziotti.

    Folli sono state considerate le dichiarazioni dell’ex comandante sandinista Dora Maríia Téllez, la quale ha lanciato un appello alla base del Mrs (Movimento Rinnovatore Sandinista) e ai simpatizzanti liberali per cercare di abbattere il governo di Ortega con la violenza, inventando una quanto mai improbabile “primavera nicaraguense”. Stessa tonica è stata usata dal vescovo di Estelí, monsignor Abelardo Mata, che ha addirittura pronosticato guerra e sangue per il popolo nicaraguense nel caso in cui Daniel Ortega non riconoscesse i brogli e non abbandonasse la presidenza.

    Nella capitale, le poche decine di persone che hanno risposto all’appello del Mrs e di Gadea hanno effettuato vari blocchi stradali e sono state disperse dalla polizia e da militanti sandinisti.

    “Quando il Fronte Sandinista ha perso le elezioni non ha esitato a riconoscerlo. Ha mostrato maturità e rispetto per la democrazia. Chiediamo all’opposizione che faccia altrettanto”, ha detto Geni Loáisiga, una militante sandinista che celebrava la vittoria per le strade della capitale.

    Ortega, durante le celebrazioni della vittoria ha assicurato che continuerà con la stessa politica e con i programmi sociali iniziati 5 anni fa. “Perché cambiare una cosa che sta funzionando bene e che permette di combattere la povertà? Useremo la maggioranza in Parlamento per rafforzare tutti i programmi che abbiamo portato avanti fino ad oggi”, ha detto Ortega

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    Note:

    (Foto e testo Giorgio Trucchi – Ass. Italia-Nicaragua – www.itanica.org)

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