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    Informe Pastrán analizza il 2011 e il nuovo anno

    Nicaragua 2012: un anno di vecchie e nuove sfide

    Sandinismo alla prova del nove dopo trionfo elettorale
    5 gennaio 2012 - Giorgio Trucchi

    Gioventù sandinista © (Foto archivio G. Trucchi)

    Secondo l'autorevole agenzia di stampa "Informe Pastrán", l'anno appena concluso ha rappresentato per il Nicaragua una svolta molto importante e anche una tappa fondamentale nel futuro del Paese. Il presidente rieletto Daniel Ortega sarebbe, infatti, l'indiscusso "vincitore" della contesa politica che ha raggiunto il suo apice nelle elezioni nazionali del 6 novembre.
     
    Ortega non solo ha vinto le elezioni, ma l'ha fatto con oltre il 62 per cento dei voti e con un margine abissale sui rivali dell'Alleanza PLI (destra), elemento che permetterà al Fsln (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale) di avere la maggioranza assoluta in Parlamento. "Ortega ha saputo consolidare la sua strategia politica: ha trasformato il Fsln in una macchina perfetta capace di posizionarsi all'interno di tutte le istituzioni e ha fatto crescere il Paese a livello economico e sociale. Anche i più duri critici del suo governo hanno dovuto iniziare ad ammettere che durante gli ultimi cinque anni la povertà estrema è sensibilmente diminuita", segnala l'agenzia.
     
    Secondo lo "Studio sulle famiglie per misurare la povertà in Nicaragua", realizzato dalla Fondazione internazionale per la sfida economica globale, Fideg, con il sostegno tecnico della Banca Mondiale, tra il 2005 e il 2009 la povertà generale è scesa di 3,6 punti percentuali (dal 48,3 al 44.7 per cento), mentre la povertà estrema - persone che hanno una consumo medio di un dollaro al giorno – è diminuita di quasi la metà, passando dal 17,2 al 9,7 per cento. Tra le varie aree geografiche analizzate, il settore rurale è quello in cui la povertà estrema ha mostrato una maggiore diminuzione, passando del 30,5 nel 2005 al 18,2 nel 2009. Un'ulteriore riduzione si è poi avuta anche durante il 2010 (Fideg).
     
    Grazie a un'attenta gestione delle relazioni tripartite (lavoratori, imprenditori e governo), l'apertura a nuovi mercati e il controllo dell'inflazione, il Nicaragua ha saputo raggiungere importanti risultati anche a livello macroeconomico. Risultati riconosciuti dallo stesso Fmi (Fondo Monetario Internazionale), organismo finanziario con cui il Nicaragua ha recentemente portato a termine positivamente il Programma di Credito Ampliato firmato nel 2007 e si appresta a firmarne un altro nel 2012.
     
    Nonostante la crisi economica internazionale, durante il 2011 il Paese ha avuto una crescita del 4,5 per cento del Pil (la più alta di tutta la regione), ha stabilito un nuovo record per ciò che riguarda le esportazioni (2.347 milioni di dollari/+ 23,37 per cento) e ha mantenuto un'inflazione inferiore alle due cifre. L'anno precedente (2010) la crescita era stata del 3,5 per cento. Per il 2012, invece, la Banca Centrale prevede un aumento intorno al 3,5 per cento ed esportazioni che per la prima volta potrebbero sfondare il muro dei 3 mila milioni di dollari. Questa prospettiva è condivisa anche dalla Cepal (Commissione Economica per l'America Latina) e dallo stesso Fmi, ma i più fiduciosi prospettano un aumento ancora superiore (5-6 per cento).
     
    Politiche d'inclusione
     
    Una delle chiavi di svolta di questa operazione di rilancio-Paese sono state le politiche statali d'inclusione socio-economica. In meno di cinque anni, il programma Usura Zero ha concesso 156 mila prestiti con interessi bassi a oltre 100 mila donne per l'inizio di piccole attività produttive. Il programma verrà esteso ad altre 500 mila donne durante il periodo di governo 2012-2016.

    "Per il governo sandinista, che promuove un modello 'cristiano, socialista e solidale', l'elemento fondamentale del suo agire rimane la ridistribuzione della ricchezza per ridurre la breccia tra ricchi e poveri". Tra i programmi di maggior impatto ricordiamo anche Fame Zero, con il quale è stato distribuito il Buono produttivo alimentare (Bpa) a più di 80 mila famiglie e garantita la "merenda scolastica" a quasi un milione di bambini e bambine nelle scuole, e la consegna di oltre 150 mila titoli di proprietà urbana e rurale (quasi un milione di persone beneficiate e non più a rischio di sgombero). 
     
    "Gli avversari del sandinismo non vedono o non vogliono vedere questi aspetti su cui si basa l'amministrazione di Daniel Ortega e che stanno cambiando socialmente il Paese", segnala Informe Pastrán.
     
    Non c'è quindi da stupirsi se tra la popolazione e la stessa impresa privata nicaraguense si avverte un certo ottimismo. Il 70,5 per cento dei nicaraguensi considera infatti che il 2012 sarà meglio dell'anno appena concluso e si dichiara fiducioso (istituto demoscopico Siglo Nuevo - dicembre 2011). "Il Fsln ha dimostrato di agire con i fatti. Ha garantito la gratuità della salute e l'educazione (oltre alla consegna di migliaia di borse di studio), ha sviluppato progetti socioeconomici per incorporare i settori esclusi e ha investito nella moltiplicazione della copertura energetica e nell'acceso all'acqua potabile per garantire benessere alle famiglie e stabilità alla gestione produttiva. La differenza con il passato neoliberista è fin troppo evidente", assicura l'agenzia. 
     
    A partire dal 2012 il governo investirà circa 75 milioni di dollari, approvati dal Bcie (Banca centroamericana d'integrazione economica), per l'implementazione del PNESER (Programma nazionale di elettrificazione sostenibile ed energie rinnovabili ). Il programma, che avrà un costo totale di 400 milioni di dollari, ha come obiettivo portare l'elettricità nei luoghi più reconditi del Paese, elevando la copertura dall'attuale 66 al 90 per cento della popolazione entro il 2016. Il Ministero dell'energia e miniere (Mem) ha inoltre confermato che entro il 2016 più del 90 per cento dell'energia sarà prodotta con fonti rinnovabili.
     
    Importante apporto è poi venuto dal turismo (superato il milione di turisti ed entrate per 389 milioni di dollari) e dal settore della Zona Franca. Il minuzioso lavoro svolto dal delegato presidenziale per gli investimenti e segretario esecutivo della Commissione Zona Franca, Álvaro Baltodano  e dalla ministra del Lavoro, Jeanette Chávez, hanno trasformato un settore che, per decenni, era stato segnalato come luogo in cui si commettevano le peggiori e sistematiche violazioni dei diritti sul lavoro.
     
    Grazie al nuovo clima di collaborazione tripartita e alla firma dell'accordo quadro tra le parti nel 2009, le esportazioni di questo settore hanno superato nel 2011 i 2 mila milioni di dollari, con un aumento di circa il 40 per cento. Attualmente, sono quasi 100 mila i lavoratori e le lavoratrici a tempo indeterminato coinvolte nel settore, mentre si registra un evidente miglioramento delle condizioni di lavoro e si moltiplica la presenza dei sindacati e la firma di contratti aziendali nelle fabbriche.
     
    Per il 2012 si prevede infine che circa il 60 per cento della spesa pubblica venga destinato ai programmi sociali del governo. "Le priorità saranno preservare i risultati ottenuti fino a ora, garantire la stabilità macroeconomica, continuare a ridurre la povertà e mantenere il dialogo e la concertazione tripartita, con un occhio particolare alla crisi europea, la lenta crescita negli Stati Uniti e la decellerazione dell'economia cinese", ha detto Alberto Guevara, attuale ministro dell'Economia.
     
    Migliorare la qualità del lavoro
     
    Una delle principali sfide per il nuovo governo Ortega sarà però quella di investire nella creazione di posti di lavoro stabili e duraturi, abbassando l'alto indice del precariato e incentivando in questo modo la produttività nazionale. Secondo l'economista indipendente Adolfo Acevedo Vogl, le politiche del lavoro promosse dal governo sandinista avrebbero sì creato occupazione, ma nella maggior parte dei casi si sarebbe trattato di posti di lavoro precari e informali e quindi, di bassissima produttività.
     
    "Affinché l'economia cresca, è necessario trasformare il modello di crescita, intensificando, capitalizzando, modernizzando e diversificando l'intero apparato produttivo e costruendo catene di valore, mettendo l'economia in condizioni di generare sempre più posti di lavoro di maggiore produttività, con migliori remunerazioni e che richiedono maggiori competenze e capacità. Solo allora - continua Acevedo - si potrà iniziare a sviluppare un circolo virtuoso tra la crescita accelerata della popolazione attiva e la creazione di un impiego di maggiore produttività e ben remunerato". Secondo l'economista, elemento fondamentale sarà destinare almeno il 7 per cento del Bilancio della Repubblica al settore educazione. Attualmente, la spesa pubblica per questo settore supera di poco il 5 per cento.
     
    Cooperazione internazionale
     
    Durante il quinquennio sandinista ha assunto grande importanza anche la relazione con gli organismi finanziari e la cooperazione internazionale. "Nel 2011 la Banca interamericana di sviluppo, Bid, ha puntellato i programmi sociali del governo con circa 157 milioni di dollari (835 milioni tra il 2007 e il 2011) e per l'anno entrante sono già stati approvati altri 234,5 milioni di dollari. La cooperazione venezuelana e gli accordi con Petrocaribe hanno invece generato liquidità per circa 2,5 miliardi di dollari durante gli ultimi cinque anni", spiega Informe Pastrán.
     
    Usati principalmente per finanziare progetti di forte impatto sociale e mai inseriti nel Bilancio della Repubblica, ma bensì gestiti direttamente dall'esecutivo - elemento che ha scatenato forti polemiche da parte dell'opposizione -, i petrodollari sono stati investiti per la costruzione e riparazione di infrastrutture stradali, scolastiche, sanitarie, la consegna di titoli di proprietà alla popolazione, il finanziamento di programmi come Strade per il Popolo, Case per il Popolo, Piano Tetto e il Buono Solidale, un incentivo economico (circa 35 dollari al mese) che viene distribuito a oltre 150 mila dipendenti pubblici.
     
    Nemmeno le sterili polemiche fomentate dall'opposizione dopo la vittoria elettorale di Ortega sembrano, comunque, potere cambiare un panorama politico che vede la comunità internazionale interessata a continuare le relazioni diplomatiche e commerciali con il Nicaragua. Un chiaro messaggio di riconoscimento dei risultati del 6 novembre è giunto infatti da quasi tutti i presidenti latinoamericani e dalla stessa Spagna, la quale invierà il Principe delle Asturie, Filippo di Borbone, alla cerimonia d'investitura di Ortega il prossimo 10 gennaio. Solo i settori ultrareazionari nordamericani, legati alla mafia cubana di Miami, hanno chiesto all'amministrazione Obama di non riconoscere il nuovo governo nicaraguense, cosa che difficilmente verrà presa in considerazione.
     
    Elezioni
     
    Secondo Informe Pastrán i risultati del 6 novembre dimostrerebbero che il Fsln non solo si sarebbe garantito il voto del proprio zoccolo duro - calcolato intorno al 35-38 per cento -, ma sarebbe anche riuscito a convincere ampie fasce del voto indeciso che, nel passato, si era sempre schierato con l'antisandinismo.
     
    "I sondaggi l'avevano annunciato e l'opposizione sapeva che divisa avrebbe perso e che, seppur unita, avrebbe comunque avuto bisogno di un buon candidato e di un programma con offerte innovative, capaci di contrastare politiche governative - minimizzate e tacciate di populismo - che erano state create proprio per perdurare nel tempo". Dopo due mesi dal voto, l'opposizione non solo non è stata in grado di presentare una sola prova della presunta frode elettorale, ma si è anche coperta di ridicolo all'annunciare che, secondo i suoi calcoli, il candidato Fabio Gadea Mantilla avrebbe vinto con quasi il 60 per cento dei voti.
     
    Una pietra tombale si è infine abbattuta questo martedì (3/1) sulle già esili speranze dell'Alleanza Pli (Pli-Mrs), quando l'istituto demoscopico M&R Consultores ha reso noto un sondaggio in cui circa due terzi della popolazione considera che i risultati elettorali rispecchiano la volontà dei votanti. "Abbiamo deciso di realizzare questo sondaggio per le polemiche che si sono create dopo le elezioni e i risultati emersi coincidono con quanto avvenuto il 6 novembre", ha detto Raúl Obregón, direttore di M&R Consultores.
     
    Secondo lo studio, il 79,4 per cento del campione (1600 persone di tutto il Paese) ha risposto che Ortega ha vinto le elezioni e solo il 17,9 ha detto il contrario. Il 69,8 per cento considera inoltre che è stata rispettata la volontà popolare, mentre il 65,6 per cento assicura che i risultati presentati dal Cse (Consiglio supremo elettorale) sono credibili.
     
    Il 2012
     
    Il prossimo 9 gennaio si installerà il nuovo Parlamento (63 deputati Fsln, 26 Alianza PLI e 2 Plc) e il giorno successivo verrà consegnata la fascia presidenziale a Daniel Ortega, durante una cerimonia a cui dovrebbero assistere, tra gli altri, i presidenti dell'Alba (Alternativa Bolivariana per popoli della nostra America), del Sica (Sistema d'integrazione centroamericana), il Principe di Spagna e il controverso presidente iraniano Mahmud Ahmadineyad.
     
    Secondo Informe Pastrán, tre sarebbero le grandi sfide che dovrà affrontare il nuovo governo durante il 2012: l'aumento impostergabile della tariffa elettrica (saranno comunque al sicuro i consumatori che consumano meno di 150 kw e che rappresentano circa l'80 per cento dei consumatori), la riforma tributaria e la riforma del sistema pensionistico. Da affrontare anche l'annoso tema della riforma della Legge elettorale e la nomina di circa 35 alte cariche dello Stato, tra cui quelle dei magistrati elettorali, e la creazione di occupazione.
     
    Ortega, intanto, ha già annunciato che si raddoppieranno gli sforzi per portare avanti tutti i programmi sociali e produttivi iniziati nel quinquennio 2007-2011. Secondo l'economista Alejandro Aráuz, però, il governo dovrà soprattutto investire risorse - con la maggioranza assoluta in Parlamento non ci saranno più scuse per non farlo - per migliorare la competitività, l'efficienza pubblica, gli investimenti, la qualità e diversificazione dei beni pubblici e l'organizzazione sistemica delle politiche settoriali.
     
    "Le ingenti risorse provenienti dal Venezuela dovranno essere investite soprattutto in infrastrutture (vie di comunicazione, ponti, porti, scuole), nel risanamento della Previdenza Sociale, per capitalizzare la Banca Produciamo e aziende pubbliche di servizi, per sviluppare investimenti strategici a medio e lungo termine che permettano la crescita dell'occupazione di qualità, la produttività e la crescita economica solida e permanente", ha affermato Aráuz.
     
    Per il giornalista e direttore di Radio La Primerísima, William Grigsby, la principale sfida sarà inoltre far sì che "la nostra economia sia sufficientemente forte per recuperare e garantire il livello di vita di tutti i nicaraguensi, evitando in questo modo la dipendenza dall'estero". Secondo Grigsby, durante i primi cinque anni il presidente Ortega è riuscito a mettere le basi per il rilancio economico grazie all'alleanza tra produttori, governo e sindacati. "È riuscito a risanare le finanze dello Stato, creare stabilità e ridurre il debito. Ora dobbiamo continuare su questa strada per recuperare la nostra sovranità, perché un Paese indebitato non è sovrano", ha detto.

    Note:

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Ass. Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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