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    Guatemala: Di militari, “mano dura” e grandi capitali in agguato

    Ex generale accusato di violazione ai diritti umani s’insedia come Presidente
    16 gennaio 2012 - Giorgio Trucchi

    Foto tomalapalabra.periodismohumano.com

    L’ex generale Otto Pérez Molina, candidato del partito di destra Partito Patriota (PP), si è insediato (14/1) alla presidenza del Guatemala. Durante la sua campagna elettorale ha promesso una politica di ‘mano dura’ contro la delinquenza, il narcotraffico e il crimine organizzato, riuscendo in questo modo a captare il voto di una popolazione terrorizzata dagli alti indici di violenza nel Paese.

    Nonostante ciò, il ritorno al potere di un militare con un passato oscuro come quello di Molina sta creando seria preoccupazione a vari settori della società, che non dimenticano la storia recente del Guatemala.

    Il 5 Luglio 2011 tre attiviste statunitensi e l'organizzazione indigena Waqib Kej hanno denunciato il neopresidente guatemalteco chiamando in causa il relatore speciale delle Nazioni Unite contro la Tortura. Secondo loro, l'ex generale, addestrato nella famigerata Scuola delle Americhe, è tra i responsabili del genocidio perpetrato durante gli anni 80 contro le popolazioni indigene del Guatemala, quando ricopriva l’incarico di ufficiale nella provincia del Quiché, una delle più colpite durante la guerra civile. 

    Jennifer Harbury, una delle denuncianti, ha accusato Pérez Molina di essere responsabile della tortura e sparizione nel 1994 di suo marito, il guerrigliero guatemalteco Efraín Bámaca. In quel periodo, il generale ritirato era a capo dei servizi segreti dell’esercito.
     
    Genocidio 

    Il sociologo Carlos Figueroa Ibarra afferma che il Guatemala ha vissuto nella seconda metà del secolo scorso "il genocidio più grande che si sia osservato nell'America contemporanea". Tra 1954 e il 1996, circa 150 mila guatemaltechi furono assassinati e altri 45 mila vennero fatti sparire senza lasciare traccia.
     
    Le tragiche vicende avvenute durante il conflitto sono state oggetto di indagine all’interno del Progetto lnterdiocesano "Recupero della Memoria Storica" (REMHI). La presentazione della relazione finale "Guatemala: mai più" è stata effettuata dal vescovo Juan José Gerardi, direttore dell'Ufficio per i diritti umani dell'Arcidiocesi di Città del Guatemala (ODHAG).
     
    All’interno delle conclusioni, la relazione evidenziò che almeno il 60 per cento delle oltre 55 mila violazioni ai diritti umani commesse contro la popolazione è responsabilità diretta dell'Esercito. Due giorni dopo la presentazione, il 24 aprile 1998, monsignor Gerardi venne brutalmente assassinato.

    Ora, il ritorno di un ex militare al potere sta creando serie preoccupazione a vari settori della società guatemalteca.

    Artigli verde olivo

    "Il vero problema non è ciò che Pérez Molina ed i suoi alleati stanno dicendo sul loro programma di governo, bensì ciò che si sta muovendo intorno a loro", ha detto alla LINyM, Enrique "Quique" Torres, assessore legale della Federazione sindacale dei lavoratori dell'alimentazione (FESTRAS). 

    Secondo lui, i militari starebbero vedendo l'opportunità di tornare a essere protagonisti. “Si sentono nuovamente potenti e stanno già tirando fuori i loro artigli. Il primo obiettivo sarà la rinuncia del pubblico ministero Claudia Paz y Paz. Vogliono evitare che continui a indagare sui crimini del passato", ha affermato Torres.
     
    Importanti settori del capitale oligarchico tradizionale, del capitale "emergente" e gli stessi militari della destra “controinsorgente”, cercheranno inoltre le loro quote di potere all’interno del nuovo governo. "Ciò che più ci preoccupa è che quando si scatena uno scontro tra giganti quello che ci rimette è sempre il popolo", ha segnalato.
     
    Di fronte a questa situazione, Francisco Barillas, segretario generale del Sindacato dei lavoratori di Embotelladora Central SA/Coca-Cola (STECSA), ha evidenziato che tra i lavoratori organizzati esiste il timore di una regressione delle condizioni di lavoro e delle conquiste ottenute con decenni di lotta.
     
    "Stiamo aspettando. Vogliamo vedere quali saranno le prime misure del nuovo governo. Nel frattempo continuiamo a mantenere informata la nostra base e a rafforzare l’unità dei lavoratori a livello nazionale e internazionale, perché il nostro futuro dipende proprio dalla promozione e difesa della negoziazione collettiva", ha assicurato Barillas. 

    Anche per David Morales, segretario generale di FESTRAS, la vittoria elettorale di Pérez Molina sta creando un clima d’incertezza. “Il suo gabinetto è formato da membri della destra economica del Paese che tornano al potere. Come movimento sindacale osserveremo con attenzione l'operato del governo e continuiamo a rafforzare la nostra struttura, preparandoci per qualsiasi evenienza”, ha concluso Morales.

    Note:

    © (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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