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    Honduras

    Aguán: Latifondista produttore di palma africana getta benzina sul fuoco

    Miguel Facussé dà un ultimatum alle autorità agricole honduregne e lancia minacce di sgomberi a tappeto
    23 maggio 2012 - Giorgio Trucchi
    Marcia per la Riforma Agraria Integrale © (Foto G. Trucchi/Rel-UITA) La grave situazione di violenza e repressione contro le comunità contadine nella valle dell'Aguán potrebbe soffrire una pericolosa impennata a partire dal prossimo 1 giugno, giorno in cui scadrà l'ultimatum dato dal latifondista e produttore di palma africana Miguel Facussé Barjum all'Ina (Istituto nazionale agrario), per ricevere il pagamento degli oltre 4 mila ettari di terra che sono stati oggetto di negoziazione con il governo e alcune delle organizzazioni contadine. 
     
    L'ultimatum, che è stato reso pubblico dal presidente del Gruppo Dinant - Corporación Dinant ed Exportadora del Atlántico S.A. - attraverso un'inserzione a pagamento sui principali giornali del Paese, stabilisce unilateralmente il 31 maggio 2012 come data limite per ricevere gli oltre 540 milioni di lempiras (28,5 milioni di dollari) per la vendita alle organizzazioni contadine di 4.045,70 ettari. Un totale di sette aziende agricole (fincas) distribuite sui margini destro e sinistro del fiume Aguán.  
     
    Se tale termine non venisse rispettato, il latifondista assicura che lo stesso 1 giugno presenterebbe una richiesta di sgombero delle sette proprietà. Spera inoltre che questa volta le autorità competenti realizzino quanto disporrà il giudice. "Se così non fosse, mi vedrò costretto a procedere giudizialmente contro le autorità competenti in materia agraria", ha affermato Facussé nella sua lettera indirizzata al direttore dell'Ina.  
     
    Le richieste di Facussé si basano su un accordo firmato in giugno del 2011, le cui condizioni finanziarie non sono state accettate  dal Muca-Margine destro (Movimento unificato contadino dell'Aguán) in quanto farebbero parte di un presunto piano per indebitarli e asfissiarli economicamente, permettendo così ai latifondisti di tornare in possesso delle terre e del lucroso commercio legato alla palma africana.   
     
    Da parte sua, l'organizzazione contadina esige anche il compimento degli accordi firmati col governo in aprile del 2010, i quali contemplavano la consegna di 11 mila ettari di terre, alcuni dei quali già coltivati con palma africana e altri incolti. 
     
    Ora, l'ultimatum del Gruppo Dinant minaccia di provocare una nuova scalata del conflitto agrario che ha già portato morte e terrore nel Bajo Aguán, con un saldo di 48 contadini organizzati assassinati in poco più di due anni e mezzi. Durante l'ultima settimana sono stati uccisi Juan José Peralta Escoto e José Efraín Del Cid, entrambi membri del Muca, e feriti per lo meno cinque membri di organizzazioni contadine della zona. 
     
    Una situazione che è stata ripetutamente denunciata da organismi nazionali e internazionali di diritti umani, come il risultato della mancanza di un piano integrale di sviluppo agrario da parte delle autorità honduregne, l'accaparramento e concentrazione di terre in poche mani, la mancanza di accesso alla terra per le famiglie contadine, così come l'insicurezza alimentare e l'espansione del modello delle mono coltivazioni su grande scala. 
     
    Ad esacerbare gli animi hanno poi contribuito la criminalizzazione della protesta e della lotta contadina e la connivenza tra i corpi repressivi dello Stato e il servizio di sicurezza privata dei latifondisti, i quali continuano a operare nella più totale impunità. 
     
    Tuttavia, per il principale produttore di palma africana del Paese i veri problemi sembrano essere altri. 
     
    "Il pagamento delle terre ha già subito un ritardo di due anni, causando morti tra i miei lavoratori e ingenti perdite alle mie imprese", e questo succede "mentre il Muca gode di entrate milionarie provenienti dalla frutta (di palma) rubata dalle mie proprietà." 
     
    Accusa inoltre un presunto stato di anarchia che esisterebbe nel Paese e che "getta discredito tra gli organismi finanziari e la comunità internazionale, senza peraltro la benché minima prova che sostenti le accuse", si è lamentato Facussé. 
     
    Di fronte a questa situazione, il Muca assicura di essere preparato per qualsiasi evenienza. "Abbiamo già chiarito quale sia la nostra posizione e alle minacce di sgombero rispondiamo al signor Facussé che ci sono già più di 5 mila contadini che stanno chiedendo di entrare a fare parte del Muca. 
    Se ci sgombera dalle nostre terre, sappia che ci riprenderemo subito le più di venti aziende agricole che avevamo recuperato in dicembre del 2009 e che abbiamo riconsegnato a seguito della firma degli accordi del 2010", ha assicurato Vitalino Álvarez, portavoce del Muca.
    Note:

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org)

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