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    Papa Francesco nomina discusso cardinale honduregno per coordinare gruppo che lo aiuterà a riformare la Curia

    Sostegno e restyling del porporato a pochi mesi dalle elezioni
    16 aprile 2013 - Giorgio Trucchi

    Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga (Foto hondurastierralibre.org)

    Il cardinale honduregno e arcivescovo di Tegucigalpa Óscar Rodríguez Maradiaga, è stato nominato da papa Francesco come coordinatore di un gruppo di otto cardinali che lo affiancherà nel progetto di riforma della Curia.

    Otto anni fa, il cardinale Rodríguez era stato segnalato come uno dei possibili successori di Giovanni Paolo II, ma la sua immagine venne opacata dalla posizione assunta durante il colpo di Stato che nel 2009 depose ed esiliò il presidente legittimo dell’Honduras, Manuel Zelaya Rosales.

    Per buona parte della popolazione honduregna, il Cardinale non solo mostrò mancanza di belligeranza, ma soprattutto un certo grado di complicità coi poteri fattici che organizzarono, finanziarono e aiutarono a portare avanti il colpo di Stato, arrivando a una dolorosa rottura con ampi settori della società.

    Nel mese di aprile 2010, il Cardinale honduregno venne invitato in Italia per una serie di conferenze, tra cui una paradossale, organizzata a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Istituto Italo-Latino Americano, dal titolo “Oltre la violenza e la povertà. Proposte di cambiamento per l’America Latina”.

    In quell’occasione la Lista Informativa “Nicaragua y más” (LINyM) pubblicò un articolo  nel quale si analizzava il ruolo del Cardinale durante il colpo di Stato.

    “L’atteggiamento apertamente favorevole al colpo di Stato e al governo di fatto di Roberto Micheletti, le insinuazione sui presunti reati commessi da Zelaya e l’invito rivolto a quest’ultimo a non cercare di rientrare nel paese “per evitare un bagno di sangue”, non furono solamente parole profetiche.

    Il giorno dopo, il giovane Isis Obed Murillo, il primo martire della Resistenza, avrebbe trovato la morte sotto i colpi assassini dei militari, Zelaya non sarebbe riuscito ad atterrare nell’aeroporto di Tegucigalpa e il Cardinale, con il sostegno della Conferenza Episcopale honduregna, avrebbe coronato la sua campagna “anti-zelaysta” iniziata molto tempo prima.
     
    Pochi giorni prima del fatidico 28 giugno, la gerarchia cattolica honduregna aveva espresso pubblicamente il suo dissenso nei confronti del progetto della Quarta Urna e dell’installazione di una Assemblea Costituente.
     
    “In Honduras si vuole fare ciò che è stato fatto in Venezuela, Bolivia ed Ecuador. Vedo chiaramente la mano del presidente venezuelano Hugo Chávez e il paese non può essere consegnato nè al chavismo, nè a nessun’altro, perché vogliamo continuare a essere liberi e indipendenti”, aveva detto mons. Darwin Andino, vescovo della capitale, il giorno prima del colpo di Stato.
     
    Ancora più forte e chiara la posizione della Conferenza Episcopale hondureña. “La destituzione di Zelaya servirà a edificare un nuovo Honduras e a iniziare un nuovo percorso. È un nuovo punto di partenza per il dialogo, il consenso e la riconciliazione”.

    In molti hanno inoltre segnalato la mano dell’Opus Dei nel colpo di Stato e nei suoi preparativi.

    Poca belligeranza

    Il comportamento del Cardinale durante il golpe e la sua mancanza di belligeranza sono stati elementi di forte contraddizione. Durante la grave crisi che ha colpito il paese centroamericano, non si ricorda un solo appello dell’arcivescovo di Tegucigalpa per fermare la violenza scatenata contro la Resistenza e la protesta popolare.

    “Nemmeno una parola da parte del cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga e del resto della gerarchia cattolica, eccezion fatta per il vescovo di Copán, Luis Alfonso Santos, sulle decine di persone che hanno perso la vita sotto i colpi dei gruppi paramilitari e sulle altre migliaia che hanno subito gravi violazioni ai diritti umani.
     
    Nemmeno un segnale di condanna per la persecuzione contro uomini della Chiesa, come il padre Andrés Tamayo, a cui è stata tolta la nazionalità honduregna ed è stato espulso dal paese, o il gesuita Ismael Moreno (Padre Melo) e il sacerdote Fausto Milla, perseguitati e minacciati più volte di morte per il loro lavoro pastorale a fianco dei più poveri e per il loro impegno contro il colpo di Stato”.

    Cardinale Rodríguez in Italia

    Nonostante l’opera di restyling iniziata con la sua nomina recente come coordinatore del gruppo di porporati che accompagnerà il papa Francesco nel progetto di riforma della Curia, la sua visita in Italia nel 2010 non potrà essere dimenticata.

    “NON GRATO fu il corto ma significativo messaggio contenuto nella valanga di e-mail inviati alla Comunità San Egidio e all’Istituto Italo-Latinoamericano (IILA), organizzazioni che invitarono Mons. Óscar Rodríguez Maradiaga per parlare di ‘cambiamenti in America Latina’

    La sua presenza non passò inosservata e creò un precedente molto importante in quanto a segnalare pubblicamente i responsabili e i complici del colpo di Stato, non importa in quale Paese essi si trovino”.

    In questo caso, ad alzare il dito contro il Cardenale fu la giornalista e difensore dei diritti umani Annalisa Melandri, la quale aveva già denunciato il suo coninvolgimento dalle pagine del suo sito (www.annalisamelandri.it) e si era presentata all’attività leggendo una lettera, nella quale espresse il sentimento di milioni di persone che nel mondo esprimevano la propria solidarietà con il popolo honduregno in resistenza.

    “Lei, Monsignore, prima parlava del 20% della popolazione che nel mondo gestisce l’80% del PIL mondiale. In Honduras vige un sistema sociale in cui 10 famiglie possiedono la totalità della ricchezza e del potere, controllano le istituzioni e in combutta con le gerarchie cattoliche ed ecclesiastiche, amministrano ogni aspetto della vita sociale ed economica.

    Il golpe è stato realizzato per difendere questo sistema sociale e il cardinale (Rodríguez) Maradiaga ha benedetto questo sistema sociale e tutte le violazioni dei diritti umani che sono servite a mantenerlo.

    Ricordiamo che soltanto nei giorni immediatamente successivi alla cacciata di Zelaya si sono registrati 50 morti, 500 feriti e un migliaio di arresti e detenzioni arbitrarie mentre oggi c'è uno stillicidio continuo di omicidi di leader comunitari, membri del Fronte di Resistenza, militanti e attivisti.

    La consideriamo pertanto complice dei crimini commessi durante e dopo il colpo di Stato e la dichiariamo pertanto persona non grata nel nostro paese”, concludeva Melandri.

    Purtroppo, quasi 4 anni dopo il colpo di Stato e a pochi mesi dalle elezioni in Honduras, comizi in cui il partito Libertà e Rifondazione (Libre) e la sua candidata Xiomara Castro hanno buone possibilità di ottenere un risultato importante, il Vaticano offre il proprio sostegno e incentiva un vero e proprio restyling per monsignor Rodríguez e la Conferenza Episcopale honduregna.

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    Note:

    © Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org

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