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    La giustizia honduregna è ostaggio del capitale

    Per Víctor Fernández, avvocato dei dirigenti indigeni del Copinh condannati, d'ora in poi l'Honduras
    vivrà una fase di maggiore criminalizzazione della protesta sociale
    27 settembre 2013 - Giorgio Trucchi

    Víctor Fernández (Foto Copinh)

    Il 20 settembre scorso, la giudice Lissien Lisseth Knight Reyes, del tribunale di Intibucà, ha concluso l'udienza iniziale contro tre dirigenti indigeni Lenca del Copinh (Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell'Honduras). Nella sentenza, ha decretato la condanna con misure alternative alla detenzione per Aureliano Molina e Tomás Gómez, e l’immediato arresto per Bertha Cáceres, coordinatrice del Copinh e dirigente storica di questa organizzazione.

    I tre dirigenti popolari sono stati accusati dalle imprese Desarrollos Energéticos, S.A. de C.V. (DESA) e Sinohydro, società a capitale honduregno e cinese rispettivamente, di incitare la popolazione della zona di Rio Blanco a provocare danni materiali alle loro installazioni per più di 3 milioni di dollari. Questa accusa è stata nettamente contestata dagli accusati e dalla popolazione stessa.

    Da alcuni mesi, le due imprese hanno iniziato la realizzazione di un progetto idroelettrico (Agua Zarca) sul fiume Gualcarque, incontrando la ferrea resistenza delle comunità indigene Lenca della zona, che si oppongono alla concessione del fiume, considerandolo sacro.

    In una intervista con Opera Mundi, l'avvocato dei tre dirigenti indigeni, Víctor Fernández, ha affermato che la decisione presa dalla giudice che accoglie completamente le richieste del Pubblico Ministero è l'inizio di una nuova fase di repressione e criminalizzazione generalizzata.

    Secondo l'avvocato, il grande capitale nazionale, alleato con i poteri politici tradizionali, sta rafforzando l'attacco contro i principali dirigenti delle organizzazioni che si oppongono all'accaparramento di territori e allo sfruttamento delle risorse naturali.

    Opera Mundi: Qual è la sua opinione in merito a questa sentenza di condanna?
    Víctor Fernández: Anche se non si tratta ancora di una sentenza definitiva, segna la tendenza da parte della giustizia honduregna di volersi avvicinare agli interessi delle imprese. a nulla è servito presentare tutte le prove che dimostrano le irregolarità commesse nella concessione delle acque del fiume Gualcarque, così come la violazione del diritto che hanno le comunità indigene alla consultazione e al consenso libero, previo e informato che stabilisce la Convenzione 169 della OIT (Organizzazione Internazionale del Lavoro).

    Non sono state prese in considerazione nemmeno le testimonianze di molti abitanti della zona, che affermano che la lotta contro la realizzazione del progetto idroelettrico è il risultato della decisione autonoma e libera di almeno tre organi decisionali comunitari e che, per cui, non necessitavano di nessuna induzione esterna. In questo senso, è triste constatare che la giustizia ha deciso di ignorare tutta la documentazione e le prove presentate, pur di inclinarsi a soddisfare le richieste della parte accusatrice.

    OM: Pensa che ci sia altro dietro questa sentenza?
    VF: Lo scopo è rafforzare la stigmatizzazione dei leader sociali e comunitari, passando ora a un piano di carattere legale che consiste nel criminalizzare la leadership e il diritto dei cittadini a opporsi a questi progetti. Ancora una volta è dimostrato che in Honduras il sistema di giustizia è strumentalizzato facilmente per difendere gli interessi delle imprese che, in questo caso, hanno violato e calpestato la dignità e i diritti del popolo indigeno Lenca di Rio Blanco.

    OM: Qual è la situazione giuridica attuale di Bertha Cáceres?
    VF: Non presentandosi all'udienza, il giudice non ha potuto notificarle la sentenza, né far eseguire l'arresto e il suo trasferimento in un centro penitenziario. Per i prossimi giorni stiamo aspettando che si emetta un mandato di cattura contro di lei. Noi presenteremo un ricorso in appello presso la Corte d'Appello di Comayagua, anche se sappiamo che questa azione non interrompe il mandato di detenzione preventiva per Bertha Cáceres.

    OM: La sentenza ha ordinato anche lo sgombero immediato del "luogo dove si sono svolti i fatti". Che significa?
    VF: E'  totalmente incomprensibile e inaccettabile. Come possono sgomberare la gente dalle proprie comunità e dai suoi territori ancestrali? Pensiamo che la sentenza, anche se non lo dice espressamente, sia orientata a sgomberare la strada che è attualmente controllata dalla comunità indigena, per evitare che l'impresa continui i lavori sul fiume Gualcarque. Questo implicherà una maggiore militarizzazione della zona e più violenza.

    OM: Quello che si sta verificando a Rio Blanco è un qualcosa di occasionale o fa parte di una tendenza che si sta generalizzando nel paese?
    VF: Per la mia esperienza come professionista del diritto e come cittadino responsabile, membro di organizzazioni che si occupano di questi temi, penso si tratti di un percorso che le imprese che sfruttano le nostre risorse naturali hanno deciso di intraprendere. Tutto questo fa parte di una strategia che punta ad attaccare i e le leader dei movimenti che si oppongono ai progetti e megaprogetti idroelettrici, minerari e di espansione del monocoltivo. Vogliono intimorirli e debilitarli, criminalizzando l'esercizio dei diritti di cittadinanza.

    Purtroppo, constatiamo anche che le istituzioni giudiziarie si sono trasformante in uno strumento in mano a queste imprese, e che stanno operando come ostaggi al servizio del grande capitale nazionale e internazionale.

    Traduzione. Sergio Orazi

    Fonte: LINyM (spagnolo)
    Fonte Originale: Opera Mundi (portoghese

    Note:

    © Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org

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