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    Ma perché anche i cani?

    Intervista con una animalista che ha partecipato alla manifestazione antimilitarista di Mestre del 13 novembre 2004
    26 aprile 2005 - Virginia Silvestri

    came poliziotto ISe non sbaglio quel giorno le manifestazioni contro il vertice NATO erano più di una…

    Sì, erano almeno tre. Quella dei disobbedienti al Lido, quella di Rifondazione Comunista e altri gruppi a Venezia (anche con le barche) e quella di Mestre, organizzata da un coordinamento antimilitarista di anarchici e libertari (Coordinamento Veneto dei Senza Patria). Inutile dire che questi erano i più “scoperti” non avendo assessori in Comune (come Caccia dei Verdi e Cacciari di Rifondazione) a cui rivolgersi per essere in qualche modo tutelati, garantiti nel poter esercitare un diritto costituzionale senza essere preventivamente criminalizzati.
    All’assemblea preparatoria si era prevista la partecipazione di almeno duemila persone; invece alla fine eravamo circa quattrocento. Il clima da subito era apparso molto pesante, intimidatorio. Polizia e carabinieri erano due o tre volte il numero dei manifestanti e avevano un atteggiamento alquanto duro, sebbene la manifestazione fosse assolutamente pacifica. Tieni presente che erano almeno dieci anni che non veniva organizzata una manifestazione del genere a Mestre.

    Ti risulta che ci fossero accordi preventivi sullo svolgimento della manifestazione?

    Da quanto mi è stato riferito i patti erano che ci avrebbero “scortati” schierandosi in testa e in coda al corteo, senza i “cordoni” laterali. Invece poi hanno continuamente cercato di rinchiuderci completamente, anche dai lati. È in questi frangenti che sono nate tensioni dato che i manifestanti cercavano (con successo, devo dire) di impedire la formazione dei cordoni. Le manganellate sono state date proprio a chi si opponeva ai cordoni laterali, ad una vera e propria “blindatura” del corteo. Verso la fine ha cominciato a diluviare e la tensione è scemata.

    Mi parlavi dei cani. Quanti ne hai visti?

    Personalmente ne ho visti due (ma da testimonianze raccolte successivamente i cani erano almeno cinque o sei), stazza da pastore tedesco, uno di color bruno e un altro completamente nero. Naturalmente erano al guinzaglio di due tutori dell’ordine e hanno abbaiato con tutte le loro forze per tutto il corteo, almeno per due ore.
    Alla fine erano sgolati, sbavavano. Sinceramente mi hanno fatto pena. Penso sia la cosa che mi ha colpito maggiormente perché la considero una sofferenza imposta ai cani. Immagina come dovevano sentirsi quelle povere bestie in mezzo alle grida, al baccano, ai petardi…Anche se sono addestrati (ma sarebbe interessante sapere come li addestrano…) le manifestazioni sono sicuramente una situazione di stress, di paura… È comunque una violenza contro i cani, contro la loro natura.
    Probabilmente li esibiscono per spaventare le persone, per farle desistere dal partecipare a certe manifestazioni. Ma mi chiedo cosa accadrebbe se, in caso di disordini, il cane venisse liberato o comunque usato contro i manifestanti. A mio avviso si pongono due problemi: quello dell’incolumità dei manifestanti e anche di quella dei cani stessi…

    Il sabato successivo ci sono state le cariche a San Polo d’Enza, davanti a “Morini” (dove altri cani vengono allevati per i laboratori della vivisezione). Cosa hai pensato?

    Che, in qualche modo, quello che stavo vedendo era l’epilogo. Anche se le due situazioni erano naturalmente diverse (e anche i partecipanti) è indicativo che nei confronti di alcuni settori dei movimenti (gli anarchici, gli animalisti, i no-global…, diciamo i meno omologati) si applichi sempre il metodo sperimentato nel luglio 2001 a Genova.

    Virginia Silvestri

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