"Astinenza dagli animali"
La carne non contribuisce alla buona salute, ma è piuttosto di ostacolo ad essa. Infatti la salute si conserva con quei mezzi dai quali essa riceve forza: e riceve forza da una dieta leggerissima e senza carne (...). Infatti né della forza né dell'accrescimento della robustezza ha bisogno il filosofo se vuole volgere la mente alla contemplazione e non alle azioni e alle intemperanze. Nulla di strano che la maggioranza degli uomini creda che il mangiar carne contribuisce alla buona salute: perché è degli stessi credere che conservano la salute i godimenti e i piaceri erotici, i quali non hanno mai giovato a nessuno, e bisogna contentarsi se non l'hanno danneggiato." Secondo un'antica tradizione che risale a Pitagora, i filosofi greci furono in gran parte vegetariani e motivarono l'astinenza dalla carne degli animali sia sulla base di credenze religiose sia sulla base di argomentazioni razionali. La fede nella metempsicosi, ossia nella trasmigrazione dell'anima umana anche in corpi di animali, era già sufficiente a un pitagorico o a un platonico per condannare la sarcofagia, cioè la nutrizione a base di carne, considerata per questo analoga all'antropofagia, cioè al cannibalismo. Porfirio, che scrive il suo trattato sul finire del terzo secolo dopo Cristo, si spinge molto più avanti, fornendo anche una serie di prove sperimentali a favore dell'intelligenza e della dignità degli animali che, a suo giudizio, non possono essere sfruttati dall'uomo e considerati semplicemente disponibili per i suoi bisogni. Il suo trattato consiglia l'astinenza anche in un'ottica ascetico-religiosa: un'alimentazione a base di frutta e verdura, più sobria e frugale di quella a base di carne, oltre a essere più salubre per il corpo, è certamente migliore per la vita dell'anima, e più adatta all'uomo religioso che cerca l'assimilazione al divino nel distacco da tutte le passioni e da tutti i piaceri del corpo; gli dèi, inoltre, non gradirebbero affatto i sacrifici cruenti e le combustioni delle vittime, che andrebbero a ingrassare solo il godimento dei dèmoni malvagi. Porfirio chiama a testimoniare a suo favore quasi tutti i pensatori greci, Empedocle e Pitagora, Platone e Aristotele, Teofrasto e Plutarco, e persino gli ebrei Filone di Alessandria e Giuseppe Flavio; traccia quindi un quadro delle usanze alimentari e rituali dei più importanti popoli conosciuti, Greci e Giudei, Egiziani e Persiani, Fenici e Romani. Un grandioso affresco sulla vita quotidiana della tarda antichità, tra paganesimo morente e cristianesimo nascente, in cui uomini e animali, dèmoni e dèi, passano sulla scena del cosmo nel disperato tentativo di una convivenza pacifica tenuta insieme dalla giustizia.
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