Le pellicce stanno bene solo alle bestie
Torna ad essere rovente il clima tra gli animalisti e le case di moda produttrici di pellicce provenienti da animali selvatici. Oltre trent’anni fa usciva in Italia un libro edito da Bompiani. Si intitolava “Il dominio dell’uomo sulla natura”. Già allora la querelle tra le grandi case di moda e chi voleva gli animali non privati dei loro vestiti infuriava. “Ogni anno sono uccisi” si leggeva “trenta milioni di animali selvaggi solo per il valore della loro pelle. La maggioranza viene uccisa con le trappole.”. Oggi, per fortuna, qualcosa è cambiato: molti felini pregiati e altri sulla lista degli animali in via d’estinzione non possono essere commercializzati, almeno nei paesi dove questo non avviene di frodo. Oggi gli animali da pelliccia vengono spesso allevati e non più cacciati con trappole e altri barbari mezzi, anche se poi, alla fine, si tratta di una ben magra attenuante. È quanto accade per volpi e visoni. Vi sono ancora però numerosi animali che, soprattutto in paesi dove la legislazione nei confronti del benessere animale è inesistente, sono cacciati con metodi talmente crudeli che solo il raffinato sadismo umano può concepire. Ancora oggi per non rovinare la preziosa pelliccia dell’ermellino non si usano trappole, ma barre di metallo immerse nel grasso. L’animale affamato lecca il grasso e il freddo intenso agisce sul ferro in modo che la lingua dell’ermellino vi resta incollata come fosse stata presa in una morsa. Alcuni animali si strappano la lingua nel tentativo di fuggire.
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