Diritti Animali

Balene estinte e in via d'estinzione

Annuciata la settimana scorsa, la scoperta i due nuove specie di balene, «nascoste» negli ossari di alcune collezioni di scheletri marini di cetacei. Mentre Giappone Islanda e Norvegia, riaprono la caccia
8 giugno 2004
Fulvio Gioanetto


Ha destato molta curiosità tra ecologi e ambientalisti la scoperta di due nuove specie di balene, «nascoste» negli ossari di alcune collezioni di scheletri marini di cetacei. Curiosità, e insieme preoccupazione. Annunciata la settimana scorsa della rivista scientifica internazionale Nature (462), il ritrovamento è stato fatto da alcuni ricercatori del Japanese National Research Institute of Fisheries Science, di Yokohama, Giappone. Estraendo del Dnd mitocondriale dalle ossa di alcuni esemplari cacciati nel 1976 nel 1998 nelle isole Salomone, il gruppo di tassonomisti ha potuto stabilire che la neodenominata Balaenoptera omurai, e la sua parente prossima Balaenoptera edeni si distinguono dalle altre sei specie di balene finora conosciute per la forma del cranio e le dimensioni dei fanoni. Non è la prima volta che la tassonomia di questi enormi cetacei marini viene ristabilita partendo dai loro resti ossei o di tessuti - era già successo diverse volte nel passato e, del resto, alcuni ricercatori pensano che anche fra le popolazioni selvatiche di orche e dei delfíni «naso di bottiglia» ci siano ancora nuove specie da definire.
La preoccupazione per questa nuova scoperta tassonomica è dovuta al fatto che è proprio il Giappone è uno dei tre paesi, con Islanda e Norvegia, che ha riaperto da qualche anno la caccia delle balene oceaniche, camuffandola dietro una generica e indulgente «caccia per motivi di studio scientífico». In altri termini: benché i governi dei tre paesi in questione abbiano sottoscritto la moratoria internazionale decretata dalla Commissione Baleniera Internazionale, di cui fanno parte, che vieta dal 1981 la caccia alle balene per motivi commerciali, ogni anno si auto-assegnano una certa quota di balene caccaibili a «scopo scientifico». Così gli islandesi dall'inizio di maggio hanno già massacrato quattordici della «quota pattuita» di 38 balene da sacrificarsi alla ricerca scientifica, mentre le baleniere giapponesi hanno già abbattuto nel Pacifico settentrionale 260 balene durante la loro caccia estiva - il pretesto è studiare la dieta estraendo il contenuto stomacale e determinare l'età a partire del tessuto auricolare dei cetacei morti. Nel solo 2004 Norvegia, Giappone e Islanda hanno ucciso più di 1400 balene per «scopi scientifici», oltre 20.000 balene dal 1981. Secondo la Dolphin Conservation Society, (www.wdes.org), tra l'altro, ogni anno 20.000 delfini passano attraverso gli stessi mattatoi. Oltretutto, un recente rapporto redatto dal ministero dell'ambiente danese ha allertato sul rischio che corre la popolazione groenlandese nel continuare a cibarsi con carne di balene ed altri mammiferi marini per l'alta concentrazione di sostanze contaminanti che presentano questi animali nelle loro carni.
Del resto il mondo delle balene non cessa di sorprenderci. Secondo il biologo marino Michael Bord, che da anni studia il loro comportamento riproduttivo, le balene non solo hanno creato dei livelli di cooperazione sociale fra i più sviluppati fra tutti i mammiferi, ma hanno sviluppato alcuni comportamenti comparabili ad alcuni aspetti definibili come culturali, come è il caso di alcuni dialetti specifici di alcuni «clan»: dove diversi gruppi di cetacei , nella stessa area e nello stesso tempo, si muovono per «piste marine distinte e mantengono distinti comportamenti di accoppiamento e di relazioni sociali di tipo matriarcale. A differenza delle società animali terrestri, dove è constante la competitività per l'accaparramento delle risorse, il conflitto e le gerarchie, la caratteristica della vita delle balene è, secondo gli specialisti, una sistema comportamentale costruito sulla cooperazione e la omogeneità sociale.

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La caccia alla balena ha inizio attorno all’Undicesimo secolo quando i baschi iniziarono a cacciare e commerciare i prodotti ottenuti dalla balena franca boreale (attualmente una delle specie più a rischio di estinzione tra le grandi balene). Seguirono gli olandesi e gli inglesi per primi, e poi gli americani, i norvegesi e molte altre nazioni. Capodogli e megattere divennero i successivi obiettivi della caccia commerciale alle balene, data l’estrema importanza del loro olio, utile per l’illuminazione e per altri usi.

Attività su larga scala
Verso la fine del Diciannovesimo secolo l’industria della caccia alla balena venne trasformata dallo sviluppo di navi a vapore, che consentivano la caccia delle veloci balenottere azzurre e balenottere comuni, e degli arpioni esplosivi, che aiutavano la portata d’azione e consentivano una maggiore precisione nel tiro. La nuova tecnologia, abbinata alla diminuzione delle balene nel resto del mondo, portò allo sviluppo della caccia in Antartide: qui, la grande concentrazione di balene in cerca di alimentazione rende molto lucrosa un'attività su larga scala. Nel frattempo il Giappone stava sviluppando una caccia alla balena diversa, come industria costiera, soprattutto con megattere, balene grigie e balene franche.
Dal momento che le balene migrano in tutto il mondo attraverso le acque costiere e gli oceani aperti, divenne evidente la necessità di una cooperazione internazionale per la loro conservazione. Sin dal 1925 la Lega delle Nazioni riconobbe che le balene erano sovrasfruttate e che c’era la necessità di regolare le attività di caccia. Nel 1930 venne fondato il Dipartimento di statistica sulla caccia internazionale alle balene per tenere una traccia registrata delle catture. A questo fece seguito la Convenzione per la regolamentazione della caccia alla balena, il primo accordo internazionale ratificato da 22 nazioni nel 1931. In ogni caso, alcune delle più importanti nazioni “baleniere”, incluse Germania e Giappone, non ne presero parte e in quello stesso anno vennero uccise 43 mila balene.

La nascita della Commissione baleniera internazionale
Numerose specie di grandi balene arrivarono vicino all’estinzione a causa della caccia, e così varie nazioni si riunirono durante tutti gli anni Trenta tentando di regolamentare l’industria baleniera. Infine, nel 1948 venne fondata la Convenzione internazionale per la regolamentazione della caccia alla balena (Icrw). Il Preambolo riconosce «l’interesse delle nazioni del mondo nel salvaguardare per le future generazioni la grande risorsa naturale rappresentata dagli stock delle balene…» e la necessità di «una convenzione per provvedere alla corretta conservazione degli stock di balene e quindi rendere possibile uno sviluppo disciplinato dell’industria baleniera». La Commissione baleniera internazionale venne fondata quale corpo operativo, e in origine era composta da 14 stati membri. L’Iwc si riunisce ogni anno e adotta regolamenti sui limiti di cattura, metodi di caccia ed aree protette, sulla base di un voto di maggioranza dei tre quarti degli stati membri.
Negli anni recenti l’Iwc, riconoscendo nuove minacce alle balene, si è mossa verso un’agenda più orientata alla conservazione, includendo le catture accidentali nelle reti da pesca e la preoccupazione relativa ai cambiamenti ambientali globali. La caccia alla balena da parte delle popolazioni indigene, chiamata caccia da “sussistenza aborigena”, è soggetta a una tipologia di controllo da parte della Commissione diversa da quella per la caccia commerciale. Oggi l’Iwc è composta da 52 stati membri, inclusi i paesi balenieri, i paesi ex- balenieri e i paesi che non hanno mai avuto un’industria baleniera ma che si sono aggregati per avere una voce in capitolo sulla conservazione delle balene o per supportare gli interessi della caccia alla balena.

Fonte:www.enel.it


Una ragione in più per difendere questi cetacei e partecipare alle campagne di salvaguardia e di boicottaggio dei prodotti ittici giapponesi, islandesi e norvegesi. A questo proposito è iniziata una campagna di boicottaggio del salmone e dei merluzzi norvegesi ed islandesi, mentre l'amministrazione statunitense ha avviato una campagna di embargo nei confronti dell'Islanda.

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