Diritti Animali

Il rapporto dell’Enpa sui maltrattamenti. Maglia nera all’Emilia-Romagna

Animali, una strage: 30 mila uccisi in sei mesi

15 luglio 2004
Mariolina Iossa

Non c’era più nulla da fare per la gatta che il 9 luglio scorso, nel cortile di un palazzo alla periferia di Milano, era stata colpita da una scarica di piombini. I suoi cuccioli erano stati uccisi e solo l’intervento dei veterinari dell’Enpa, l’ente protezione animali, aveva permesso di salvarle la vita. Ma era in condizioni disperate, i pallini avevano prodotto danni irreparabili. Così ieri si è deciso di sopprimerla. La micia di Milano è solo l’ultimo caso di una serie aberrante di atti di ferocia contro gli animali. Sono 41.667 quelli maltrattati dall’1 gennaio al 30 giugno, quindi in soli 6 mesi, di cui 2.267 cani e 249 gatti, 226 tordi, 16 cavalli e 378 bovini. Le bestie ammazzate sono 30.179, 201 cani e 181 gatti. E’ tutto spiegato nel primo rapporto nazionale realizzato dall’Enpa, che ha accertato 373 casi, di cui 280 sono stati denunciati. La differenza tra il numero di casi e quello degli animali violentati o uccisi è nel fatto che spesso per ogni caso registrato le bestie coinvolte sono decine, come avviene nel trasporto illegale, nei canili, nei campi di combattimento. L’anno scorso, durante un trasporto eccezionale di cavalli, in un solo colpo ne morirono 40.
Nel 46% dei casi non si riesce a risalire al colpevole delle violenze mentre, per il 30%, i persecutori sono gli stessi proprietari. A presentare le denunce sono stati l’Enpa (31%), le forze dell’ordine (29%), testimoni (24%), proprietari (16%). E’ in città che gli animali rischiano di più (163 casi) mentre s’impennano i casi di avvelenamento: 56 quelli accertati. Il presidente dell’Enpa, Paolo Manzi, dice che «la triste sequenza di fatti di sangue nasce in contesti in cui il rapporto tra uomo e animale è squilibrato». Le regioni italiane più sanguinarie sono Emilia Romagna (70 casi) e Lombardia (40 casi). Le più «buone» Friuli Venezia Giulia (3 casi), Basilicata (3 casi) e Valle d’Aosta (nessun caso). Ma dati statistici più bassi, spiegano all’Enpa, non significano meno casi: spesso è l’indagine statistica a essere carente.
Massimo Tardio, criminologo e membro del Consiglio nazionale dell’Enpa, ha descritto usi e abitudini del professionista killer di animali. Senza generalizzare, il criminologo sottolinea «un allarme sociale». C’è una «violenza eccessiva e ingiustificata, soprattutto da parte dell’uomo che ha in custodia gli animali, per amore presunto o per reddito. E c’è un uso massiccio di veleni, dovuto probabilmente alla facilità di procurarseli, come la stricnina».
Fino al varo della legge contro i maltrattamenti, 4 giorni fa, chi uccideva una bestiola «lavava» la sua colpa con una multa. Così è accaduto nel 2003 che il bastonatore di Bad, uno sfortunato dalmata a cui era stata spezzata la schiena, aveva saldato i conti con la giustizia versando 460 euro, mentre i maltrattatori dei piccioni di Gubbio, nel febbraio di quest’anno, hanno sborsato 500 euro. Anche l’assassino della gatta di Milano e dei suoi cuccioli, denunciato, pagherà al massimo una multa, pur salata, di 5.000 euro. Ma con la nuova legge chi uccide gli animali può finire in galera e per chi li maltratta c’è sempre il carcere o, in alternativa, multe da 3.000 a 15 mila euro. La normativa «bipartisan» non ha però soddisfatto tutti, perchè contiene parecchie eccezioni, dalla caccia alla pesca, alla sperimentazione scientifica, fino alle attività di circhi e giardini zoologici. E’ un primo passo, ma non basta. Ecco perchè l’Enpa vuole di più e i Verdi e la Lav chiedono che l’Italia sia coerente con il progetto di Costituzione europea, che riconosce gli animali come «esseri sensienti».

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