Animalisti contro Morini. Cariche e scontri al corteo
Un ragazzo con le stampelle buttato a terra e massacrato di botte, un altro ridotto con la mascella fracassata, una donna presa a calci in pancia, altri inseguiti nei campi e picchiati con i manganelli alla rovescia. Botte da orbi ieri sera a San Polo D'Enza alla manifestazione degli animalisti che chiedono la chiusura dell'allevamento «Morini» di cani beagle e piccoli roditori destinati alla vivisezione. La manifestazione è stata indetta dal coordinamento «Chiudere Morini» che da tre anni a questa parte si batte contro l'azienda. Per ieri sera, come tutti gli anni, il coordinamento ha organizzato un corteo internazionale, che ha raccolto nel piccolo paesino emiliano circa 1.500 persone provenienti da tutta Italia, dalla Svizzera e dalla Germania. Il corteo, partito attorno alle tre del pomeriggio, ha attraversato tutta la cittadina e si è diretto verso la villa/allevamento della famiglia Soprani. A scortare il gruppo circa 300 agenti della polizia e qualche decina di carabinieri, tutti in assetto anti sommossa. Arrivati davanti allo stabilimento «Morini» i manifestanti hanno tirato qualche pietra verso gli agenti ed esploso un paio di petardi. E dalla cancellata presidiata dai poliziotti è partita una prima carica che ha spinto indietro il corteo. Poi è partita la mattanza.
La mobilitazione contro la «Morini» è partita nel 2001. Tre anni fa alla frontiera con l'Austria fu fermato un camion proveniente dall'allevamento. Trasportava una ventina di cani beagle destinati alla vivisezione. Il camion fu rispedito indietro perché il convoglio non rispettava i criteri di sicurezza per trasportare animali. Ma da allora a Reggio Emilia e un po' in tutta Italia è partita una campagna per far chiudere lo stabilimento. I proprietari dell'azienda, la famiglia Soprani, hanno sempre rifiutato di concedere udienza ad animalisti e giornalisti (qualche mese fa una troupe di Report è stata cacciata dai carabinieri perché aveva osato citofonare alla proprietaria, Giovanna Soprani). La mobilitazione ha ottenuto anche un importante risultato politico: la regione Emilia Romagna nel 2002 ha approvato una legge regionale che vieta l'allevamento di animali destinati alla vivisezione sul proprio territorio. La legge è stata impugnata dal governo e bocciata dalla Corte costituzionale, ma intanto da un paio d'anni la «Morini» non può più vendere i propri animali a laboratori sanitari che li impieghino per la vivisezione. Ora per ricominciare avrebbe bisogno di un nulla osta firmato dal sindaco di San Polo, Milena Mancini, che fin adesso si è sempre rifiutata di concedere il permesso.
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