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    La spesa equobiologica del Forte Prenestino

    Si consolida la «buona pratica» che mette insieme produttori e consumatori di cibo altamente «consapevoli»
    17 dicembre 2006 - Marinella Correggia
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Con il progetto «terra Terra» (la prima t minuscola - il suolo coltivato - la seconda maiuscola - il pianeta da salvare), un centro sociale incarnato in un quartiere popolare in una grande città a diventare «mercato senza mercanti». Succede al Forte Prenestino, storico centro sociale romano. Dopo aver organizzato nel 2004 e 2005 gli appuntamenti di Terra e libertà/Critical Wine (secondo il sogno di Luigi Veronelli), il Forte ormai offre uno spazio urbano di incontro e alleanza fra i piccoli produttori agricolo-artigianali del Centrosud e i consumatori urbani non necessariamente abbienti. In barba a supermercati e prodotti globalizzati che escludono o sfruttano chi produce, e a chi consuma dànno solo la scelta fra cattiva qualità ecosociale o prezzi da gioielleria. Ogni terza domenica del mese, frutta e conserve, ortaggi e cereali di qualità - ma anche oggetti d'artigianato - si offrono in diretta al mercatino del Forte, con decine di produttori dal Centro e Sud. Filiera corta, anzi cortissima: un solo passaggio dal campo alla bocca. Due volte la settimana, poi, è aperto per singoli o gruppi d'acquisto lo Spa: spaccio popolare autogestito. Spiega Giada, consum/attrice, del «Connettivo terra Terra» (gruppo misto di produttori e persone del Forte): «Spaccio e mercatino si basano sul principio dell'autocertificazione da parte del produttore, della vendita a prezzo sorgente»; che è il prezzo al quale un produttore vende al consumo diretto, garantendosi una remunerazione decente e rendendo popolare l'accesso a un buon prodotto, biologico e senza sfruttamento del lavoro.
    Fino a stasera si tiene, nei larghi spazi del Forte, la fiera di tre giorni «terra Terra, colture e delle culture verso una nuova Equonomia». Cento agricoltori e artigiani, assaggi, incontri, discussioni, musica, teatro. Il logo è la figura stilizzata di una massaia che brandisce il tridente in una mano e la borsa della spesa nell'altra; lo slogan è «la terra non è un supermercato, il cibo non è una merce». Si incontra il mondo, con la «contadineria» espressa da Via Campesina, dal Movimentto brasiliano Sem Terra, dai cocaleros colombiani. E si susseguono, aperti a tutti, i tavoli di discussione per futuri progetti in loco: lo scambio città-campagna con i consumatori che vanno ad aiutare in agricoltura, i «cittadini» che creano orti urbani o trasformano collettivamente i pomodori in passata, rurali e urbani che in partenariato proteggono il territorio (anche contro le grandi opere). Atti politici.
    «Da venti anni porto i miei prodotti al Forte, sono nel progetto terra Terra fin dall'inizio» spiega Fabrizio, agricoltore di Orvieto; lavoriamo affinché nelle grandi città ci siano mercati contadini e non solo per i distributori. Ma la nostra scelta è anche quella di privilegiare i quartieri popolari. Per questa grande alleanza con i consumatori gli spazi nei centri sociali sono importanti e li stiamo ampliando». E in cui tuttora la stragrande parte del cibo viene da chissà dove ed è chissà come prodotto.

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