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    Il Forum di Sbilanciamoci! equo e solidale anche nei banchetti

    Librerie e stand gastronomici, suk e ristoranti: tutto all'insegna dei diritti
    9 settembre 2007 - Ro. Ve.
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    Marghera nostra inviata
    Il cortiletto tra il teatro che ospita Sbilanciamoci e l'adiacente convento è pieno di sole. Giove pluvio ha deciso di regalare tre belle giornate, solo il divino Eolo dà un po' di fastidio agli stand: il venticello scompiglia i banchetti e fa cadere i cartelloni. In pochi metri quadri c'è tutto ciò che serve per essere (o per diventare) un perfetto "sbilanciato".
    Allo stand dell'associazione "Punto Rosso" trovi i libri per "capire": volumi di Attac sulla giustizia fiscale, testi sulla nonviolenza, il socialismo del XXI secolo, il diritto alla salute. Tra il popolo di Sbilanciamoci va soprattutto Samir Amin (intellettuale egiziano, considerato uno dei maggiori pensatori delle dinamiche del capitalismo moderno); ma vendono bene i tascabili («costano poco»), i testi sulla globalizzazione, quelli sul rapporto pubblico-privato e quelli sull'economia. Interessano meno, invece, i libri che si trattano di beni comuni: «E' strano - dicono allo stand - ce li siamo fatti mandare apposta, pensavamo che avrebbero avuto successo».
    Di gran lunga il più affollato è lo stand del Ctm Altromercato, che, con le sue 130 associazioni e cooperative e le sue 350 Botteghe del Mondo, è la più grande organizzazione del commercio equo e solidale in Italia e la seconda nel mondo. Se ti vuoi sbilanciare, una visita allo stand la devi fare: noci dell'amazzonia, caffè e tè, detersivi biologici, pasta e snack, artigianato. Tutto equo, cioè prodotto nel rispetto dei diritti dei produttori (contadini e artigiani) del sud del mondo, ad un prezzo giusto. Qui a Marghera si comprano gli snack (sono meno impegnativi, anche da portare via, di un pacco di pasta o di biscotti e meno costosi di un articolo di artigianato). Ci sono anche i libri: interessa la storia locale, di Mestre e dintorni, ma si vendono bene anche Revelli e La Valle, i volumi sulla decrescita e sulla "bicicrazia". Insomma, anche lo stile di vita conta, da queste parti: non si può predicare bene e razzolare male.
    E perciò anche il punto ristoro è rigorosamente equo e solidale: cous cous, formaggio con noci e miele, riso e manzo al curry, tutti prodotti targati Altromercato. Persino piatti, posate e bicchieri sono sbilanciati: si dice polpa di cellulosa, mater.bi, Pla, cioè materie plastiche completamente biodegradabili perché ricavate dall'amido di mais. In due giorni se ne sono andati 300 buoni pasto. La raccolta dei rifiuti è rigidamente differenziata.
    Al banchetto accanto si vendono Batik, tessuti dal Mozambico, e "braccialetti della pace", fatti con le perline: il ricavato viene usato per sostenere le donne rumene che arrivano in Italia. «Le aiutiamo nella compilazione dei documenti - ci spiegano - nell'inserimento dei figli a scuola, nella richiesta dei permessi. Persone onestissime». Vallo a dire a Domenici.
    Ma naturalmente chi partecipa al forum non lo fa per questo. O non solo. In sala ad ascoltare i relatori ci sono facce di tutte le età. Ascoltano non solo con la testa, ma anche con il cuore; partecipano ai workshop al punto che molte sale sono insufficienti a contenerli tutti; prendono due ore di permesso al lavoro o si alzano alle 5 del mattino pur di esserci. Perché? «Qui non si riflette soltanto - dice una signora di Mestre, titolare di un negozio di commercio equo - Si fanno anche proposte concrete». E se le chiedi della politica non si imbarazza: «I politici? I soliti, fanno la passerella. Ma è un'occasione eccezionale. Questo governo, almeno, si è proposto come interlocutore, è già uno sbilanciamento. Si giocano la faccia, perché qui non ci sono sprovveduti, qui non si fanno comizi».
    Leggono "Liberazione", "il manifesto", la "Repubblica". Si interrogano. «Se sono di sinistra? Perché la sinistra dov'è?». E' un po' disincantato, Andrea. Viene da Bergamo e fa il tecnico dello spettacolo, cioè il precario «da sempre. I lavoratori dello spettacolo sono precari per definizione, il che è anche un vantaggio: abbiamo conquistato qualche garanzia in più rispetto agli altri». La manifestazione del 20? «Mah, troppe anime diverse. Mettere insieme soggetti diversi può diventare un fatto positivo solo se si discute anche sulle divergenze. Altrimenti è un pasticcio». Speriamo di no.

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