Elementi di riflessione in vista del 29 Novembre
[...] Per fortuna il dibattito che non c'è stato a Empoli si è sviluppato nel seminario del 14 novembre proposto dalla Rete del nuovo municipio al Social forum europeo di Saint Denis, in una sala sovraffollata di più di trecento persone, una quarantina di interventi di italiani, francesi, spagnoli, catalani, brasiliani…. Dunque la curiosità e le aspettative intorno ai temi e ai progetti della rete sono molto sentiti nel movimento, dal momento che i temi della democrazia partecipativa e delle alternative locali alla globalizzazione hanno percorso fortemente tutto il social forum europeo: il nostro contributo per un'Europa delle democrazie municipali che abbiamo portato in quella sede, mi sembra da sviluppare per le prossime scadenze come Barcellona 2004. Vorrei dunque proporvi qualche elemento di riflessione, sul come praticare la Carta di intenti, temi su cui dovremo articolare proposte operative nella prima riunione dell' esecutivo che si terrà a Firenze il 29 novembre. I compiti della rete Il primo compito della rete, che giustifica il pagamento della quota da parte degli iscritti, è la comunicazione delle esperienze delle idee e dei progetti. Occorre attivare rapidamente un sistema informativo (sito webb, news letter, ecc) che metta in rete in modo ordinato ed agibile a diversi livelli il mondo delle esperienze legate ai temi del Nuovo Municipio che sono molto più diffuse di quanto ognuno di noi conosce; per avviare su queste esperienze riflessione, autoriflessione, comunicazione. Su questo abbiamo già elaborato un sito, di cui definiremo la operatività e la complessità in base alle risorse da ora disponibili per gestirlo. Il secondo compito è precisare operativamente il ruolo delle diverse componenti istituzionali della rete, il cui incontro reciproco, costituisce la ragione sociale della Rete stessa. Occorre rendere operativo questo incontro costruendo insieme progetti di intervento su specifici ambiti territoriali dove le sperimentazioni sono possibili. Evidenziare la geografia di queste prime sperimentazioni è la prima carta di identità della rete, il segnale della sua esistenza; amplificarle nella comunicazione può aprire un processo espansivo Il ruolo delle Università. Poiché su questo punto è sorta certa confusione di ruoli vorrei precisare che le Università costituiscono uno dei poli costituivi della rete (non solo come promotori della Carta) in quanto svolgono attività istituzionali, come un Comune. Prendiamo ad esempio Firenze. L'Università di Firenze aderisce come Laboratorio di Progettazione Ecologica degli Insediamenti (LAPEI), struttura ufficiale del Dipartimento di Urbanistica. Al Lapei fanno capo docenti che gestiscono ricerche finanziate sulla partecipazione che sono state messe a disposizione della rete (vadasi il documento distribuito a Empoli sull'apertura di un archivio-atlante delle esperienze di partecipazione in Italia e in Europa); attivano convenzioni con il Circondario empolese sulla produzione di atlanti della progettualità sociale; cooperano alla Costituente partecipativa del Circondario e alle Conferenze d'area (Bassa Valdelsa e Valle dell'Arno); partecipano al Forum per Firenze; gestiscono Piani urbanistici, Contratti di quartiere, ecc. , esperienze all'interno delle quali promuovono e praticano processi partecipativi; pubblicano libri e riviste sui temi attinenti al lavoro della rete. Si tratta dunque di attività istituzionali di ricerca militante, con ruoli rispetto alla rete diversi, ma paragonabili a quelli del Comune che, entrando nella rete, attiva processi di partecipazione, o dell'associazione che promuove azioni politiche, culturali, produttive comunicative sul territorio. Intendo dire che si tratta di un soggetto collettivo che produce, in senso lato, "eventi politici". Cosi è ad esempio per l'Università di Roma dove esiste una tradizione molteplice di ricerche e di laboratori strettamente connessi con i processi di partecipazione nella città e nel territorio, alcuni dei quali sono stati fra i promotori della Carta del nuovo Municipio. Si potrebbe continuare con il Politecnico di Milano, l'Università di Venezia e altre sedi universitarie che vorremmo far partecipare al lavoro della rete. Il ruolo dei comuni: la presenza di consigli comunali (o giunte, o assessori con deleghe alla partecipazione, quartieri o municipi decentrati) che hanno aderito alla Rete pone questi comuni in posizione importante: da subito in questi comuni si possono sperimentare costituenti, laboratori, processi partecipativi che, rispetto alle esperienze in atto pregresse, vedano aprirsi una fase di accordi espliciti fra associazioni e movimenti locali partecipanti alla rete e municipalità, per attivare specifici percorsi sperimentali, strutturati e a carattere decisionale. Si tratta di aprire nel territorio di questi comuni un "patto" fra associazioni e municipio, un tavolo costituente della sperimentazione direttamente ispirato ai principi della carta di intenti. Penso ad esempio all'attivazione di laboratori di economie solidali, di commercio equo, di finanza etica, di gestione sociale dei servizi, di "denominazioni" comunali dei prodotti tipici, di pratiche di sovranità alimentare, insomma esperimenti di modelli di sviluppo locale autosostenibile, facendo precipitare e cooperare in uno stesso territorio diverse componenti di movimento, di imprese e associazioni a valenza etica, aprendo un conflitto con i poteri forti che regolano le sorti dell'economia locale. Associazioni, movimenti, singoli. Il ruolo attivo di questa terza componente è essenziale per la Rete. Senza la presenza attiva delle associazioni e dei movimenti la Rete è destinata a divenire una succursale dell'Anci. Questa componente della rete è fondamentale in quanto costituisce il motore potenziale della trasformazione delle politiche municipali verso la loro gestione sociale. Senza un percorso di costruzione di "società locale", di reti civiche, di pratiche di percorsi alternativi di sviluppo locale, il Comune tende a perpetuarsi nel proprio ruolo di "cinghia di trasmissione locale" delle politiche statuali. L'autogoverno dei comuni è dipendente dalla costruzione di forme avanzate di democrazia municipale, cedere potere alla società locale è la condizione per acquisire autonomia dai potentati economici e politici. Questo percorso, per esperienza, non è senza conflitti anche nei comuni aderenti alla rete (come Ivrea, Empoli) dove i problemi di comunicazione ad esempio fra social forum locali e Comune sono rilevanti; ma se le diverse componenti della Rete non accettano il conflitto inevitabilmente generato dalla salvaguardia delle rispettive autonomie e ruoli, come conflitto immanente al processo costituente, difficilmente si andrà avanti: avremo o processi partecipativi addomesticati, o rotture che porteranno la situazione quo ante alla costituzione della rete. La prima discussione propositiva da aprire è dunque come promuovere, accompagnare (Municipi, Università e associazioni insieme) questo processo costituente nelle situazioni territoriali dove ciò è possibile. In altre abbiamo parlato di Contromunicipi… Ci saranno poi situazioni intermedie, dinamiche dove l'azione di consiglieri, associazioni e movimenti, dovrebbe spingere i rispettivi municipi a prendere iniziative e attivare processi. L'attivazione del processo comunicativo delle esperienze e dei laboratori (o costituenti o cantieri) municipali sono i primi compiti della Rete. Ci sono poi altri piani di azione di cui discutere il programma: ad esempio: -l'esemplificazione di azioni di disobbedienza e di alleanze orizzontali; non è vero che i municipi devono restare necessariamente appendici e terminali dello stato centrale, come dimostrano gli esempi di disobbedienza sul condono (ad esempio Regione e Comuni toscani, Regione Emilia, Campania, con ricorsi al tar, corte costituzionale; ordini professionali sull'obiezione di coscienza, ecc. ), sull'attivazione di pratiche di autogestione sociale dei servizi, sulla realizzazione "locale" di diritti di accoglienza e di cittadinanza multiculturale. Ci muoviamo in sostanza nell'orizzonte dell'autogoverno e della costruzione di relazioni e reti non gerarchiche di municipi. La ribellione in corso di Scanzano, e la sua capacità di propagare reti orizzontali di solidarietà è un esempio straordinario di disubbidienza attiva. -la partecipazione a "campagne" come quella sull'acqua, contro la privatizzazione dei servizi, contro gli OGM, ecc., assumendo compiti originali e propri della Rete con la possibilità di costruire "alleanze locali" fra Municipi e attori sociali locali per praticare gli obiettivi delle campagne con sperimentazioni; -la costruzione di reti europee sui temi del Nuovo Municipio, la cui possibilità il Forum di Parigi ha accelerato. Spero proprio che la Rete, superando lo sbandamento della sua assemblea costituente, riesca a proporre un prossimo incontro assembleare "riparatore" dove discutere a fondo dei propri progetti e delle proprie speranze di nuovi mondi in costruzione e di nuovi diritti multiversali.
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