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La cancion popular. Inti Illimani

"Io non protesto per me
perché son poca cosa
ma mi metto a gridare perché le
pene di chi patisce
non devono finire sotto terra"
-
"Canto para una semilla" ("Canto per un seme")
adattamento del libro "Decimas"
- Violeta Parra -
31 marzo 2003
Loris D'Emilio

ANTEFATTO
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Giorni fa, mentre mi recavo in ufficio, vedo di sfuggita una locandina, molto ben fatta e colorata ma piccola da poter leggere passando in macchina per strada, con un nome che campeggia in primo piano ... stento a crederlo, sono ancora in giro a cantare, e soprattutto dopo non so quanti anni tornano nella mia città!

Rientro a casa nel pomeriggio, chiedo alla mia compagna se le interessa un concerto di lì a pochi giorni, oltretutto a prezzi popolarissimi (10 Euro); sigh! non li conosce nemmeno ... possibile?! Si, forse ha sentito qualche loro pezzo senza sapere il nome del gruppo. Beh, necessita di piccola preparazione/rinfresco della memoria, così riascoltiamo i pezzi più noti, da "El condor pasa" a "Venceremos", da "Ring del Angelito", a "Canto per un seme" (bellissimo disco sulle poesie di Violeta Parra), a "El pueblo unido jamas sera vencido", (capito ora perchè nel mio box campeggia da qualche giorno questo ritornello? ^_^ ), a "La fiesta di San Benito".

Rapido giro di telefonate, cugina e marito "impegnati politicamente a sinistra" [1], e mia madre che poco ha a che fare con la politica ma le piace molto la musica del gruppo, tutti disponibili ed interessati a partecipare all'evento.
Nel mentre che mi organizzo per trovare la rivendita di biglietti - poveretto il mio amore che s'è fatto una scarpinata non da poco, per trovare gli uffici chiusi! :-* - arriva la telefonata di un amico: "allora! hai visto chi viene in città? ti va di andarci insieme?" e come no, faccio io, mi sto già muovendo! "Bene, vengono anche M. e moglie, ai biglietti ci penso io". Ottimo. Truppa in partenza, località teatro al centro della mia città, ritrovo ore 20,00, concerto ore 21,00. Siamo in otto, e abbiamo tutti voglia di ascoltare un po' di buona musica, e vedere un pezzo di storia - oserei dire quasi una leggenda - davanti a noi.

[1] la citazione è d'obbligo, e necessita di spiegazione: mia cugina ed io avevamo un altro appuntamento in quei giorni, che è saltato causa incontro/dibattito con un esponente dei Verdi qui in città al quale la mia cuginetta ha voluto partecipare perché - parole sue al telefono - "di questi tempi ho proprio bisogno di sentire finalmente qualcosa di sinistra!" ... va da sé che da allora ogni occasione è buona per sfotterla un po' in proposito! ^_^

L'ATTESA
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Ed eccoci qua, puntuali come non mai, davanti il teatro. Vedo il mio amico L. che ci aspetta, mi avvicino ed esclamo "'mmazza oh! per rincontrarci dobbiamo far venire gente dal Cile a cantare!" ... risate, poi lui "eh! guarda a che concerti ci tocca venire ormai per essere i più giovani del pubblico!". Mi giro, guardo il gruppetto di persone davanti il portone d'ingresso; già, ormai quasi quarantenni siamo i più giovani del pubblico in attesa. Come passa il tempo ...
Arrivano gli altri amici, M. con la moglie S., arriva mia cugina - senza marito ma con tre amici al seguito - arriva mia madre. Ci siamo tutti, e mentre si chiacchiera del più e del meno, il teatro apre le porte ed entriamo.
Siamo tra i primi, posti in seconda fila, anche se leggermente defilati sulla sx rispetto al palco, ma va benissimo così. Inganniamo il tempo d'attesa chiacchierando del più e del meno (atroci battute su Sanremo, con grasse risate anche delle signore sedute in prima fila), mentre la sala si riempie; alla fine sarà tutto esaurito nei posti a sedere, decine di persone in piedi, qualcuno non è riuscito ad entrare (mi diranno poi, una volta usciti). Siamo tanti, forse duemila - e per la mia città è il massimo in un teatro chiuso.
Passa il tempo, superiamo le previste ore 21,00; qualcuno comincia a chiamare i musicisti battendo ritmicamente le mani. Verso le ore 21,20 si abbassano le luci e si accendono quelle del palco.
Si comincia ...

IL CONCERTO
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AIUTO!! M'hanno rubato i musici !! e chi sono questi?! mamma mia quanto sono giovani !! sicuramente hanno meno anni di me, come è possibile ?! che fine hanno fatto gli altri ?! ... applausi, tiepidi, evidentemente anche gli altri spettatori hanno avuto i miei stessi pensieri e sono rimasti quanto meno interdetti ...
Mentre siamo presi da questi dubbi e cominciamo a chiederci dove diavolo siamo finiti, o se abbiamo per caso sbagliato spettacolo, i giovani musici si sistemano alle loro postazioni (chitarra, sulla dx seduto, violino al centro in piedi, flauto sulla sx in piedi) ... e dietro si vedono muoversi delle ombre: hanno i capelli bianchi, qualcuno porta gli occhiali, qualcun altro ha messo su qualche chilo sulla pancia, ma finalmente li riconosco: Jorge, Horacio, Marcelo ... signori, gli INTI ILLIMANI.

E non devo esser stato solo io a riconoscerli, visto l'applauso che si è fatto scrosciante, le urla, i loro nomi scanditi. Una vera ovazione. Sono rimasti solo in due della formazione originale, tre quelli che conosco io [2], gli altri - almeno per me - perfetti sconosciuti.

Il palco e la strumentazione sono essenziali; tutto rigorosamente acustico, solo impianto vocale e preamplificazione con i monitor per il ritorno sul palco; luci ridotte all'osso, nessun effetto speciale. E' solo un insieme di strumenti, apparentemente buttati a casaccio, ma perfettamente funzionali al loro scopo - e solo più tardi capirò come.
A me piace il rock, piacciono le chitarre elettriche, e non disdegno degli effetti scenici di luci o altro (purché non surclassino la musica) ... ma quando mi capita di vedere concerti simili mi chiedo: ma davvero abbiamo bisogno di stordirci la testa, bucarci i timpani, con migliaia di watt sparati sulla folla? no, di fronte a questi casi, a musicisti come gli Inti, credo davvero di no.
Marcelo si sistema all'estrema sx del palco, accanto a Christian, Horacio al centro, accanto a Daniel, in piedi, Jorge a dx, seduto con la chitarra accanto a Manuel; poco più dietro Juan e Efren.

Ma questa è solo la posizione di partenza, gli otto sul palco non faranno altro che cambiare posizione per suonare strumenti diversi. E' incredibile, non credo di aver mai visto tanta poliedricità strumentale! ognuno di loro come minimo suona tre strumenti diversi, ma qualcuno arriva a suonarne cinque, e l'apoteosi è stata quando ho visto Daniel (violino) e Christian (flauti) passare alle percussioni. Ma come?! un violinista, che dovrebbe avere una mano soffice come una piuma, suona le percussioni?? non ci credo.
Brani stupendi, molti strumentali, molti cantati, quasi tutti sconosciuti. Accidenti, ne hanno fatto di canzoni nel frattempo, ed io dov'ero? che ho fatto nel frattempo? ... e ripercorro il mio finire degli anni '80 ed i primi anni '90 ... l'affievolirsi del mio impegno politico e sociale ... già, adesso capisco perchè li ho persi di vista.
Ecco, questa intro mi pare di conoscerla ... massì! il "Ring del angelito", finalmente un brano che conosco ^_^ E mi commuovo come uno scolaretto

Pausa di quindici minuti. Scambio di battute con la mia compagna e con S. la moglie dell'altro mio amico, entrambe completamente digiune degli Inti Illimani (ah! cosa si fa per amore, seguire i propri uomini nelle loro folli avventure di amarcord utopistico-politiche ;)); credo che la migliore definizione del concerto l'abbia data proprio S. in questa occasione: "sono senza parole!".
Già, anche io sono senza parole; pur non ritrovandomi in praticamente quasi nessuna delle canzoni fin qui ascoltate, stanno suonando come non ho mai visto nessuno suonare, e stanno *interpretando* (è proprio il caso di dirlo), la loro musica, le loro tradizioni popolari, la loro storia.

Si abbassano le luci, si ricomincia.
E' Horacio al centro della scena, spottino di luce su di lui, un charango (credo!) in mano, accordi che mi sono familiari... Jorge gli dà la base con la chitarra, ma è quando entrano i flauti di Marcelo e Christian che il teatro esplode: è lei, "El condor pasa", suonata meravigliosamente con la ritmica dei nostri applausi.
La seconda parte dello spettacolo mi è più familiare: Vuelvo, Samba Landò, Càndidos ... mi sento a casa, ritrovo i miei compagni, rivedo i loro ponchi rossi, sono gli Inti Illimani, per me quelli veri, autentici, andini.
Il concerto scivola via tra gli scherzi di Horacio - che approfittava di ogni momento morto, magari per accordare uno strumento, per scambiare due parole con il pubblico, ed i virtuosismi di Manuel alla chitarra - davvero, un mostro! - tra i racconti, le spiegazioni, le citazioni di Jorge e gli sfottò tra Juan e Efren.

Fine del concerto. Fine del concerto?! nono', "non ci siamo capiti, noi non ce ne andiamo da qui se non ce la suonate!", grida una signora seduta davanti a noi. Ed ha ragione, come potrebbero farci questo? dopo dieci anni, tornare in Italia e non cantarcela? E allora comincia il pubblico a cantarla ... e loro non si tirano indietro (sarà il solito bis preparato? non lo so, ma questa volta voglio credere che non lo sia, che lo abbiano fatto per noi).

E' ancora Horacio al centro della scena a dare il via, poi entrano viavia tutti gli altri, e cominciano a cantare "De pie, cantar, que vamos a triunfar ..." ; è l'apoteosi, vedo gente (pochi) alzarsi in piedi, altri (un po' di più) alzare il pugno della mano sinistra in alto, tutti che battono le mani e cantano, almeno il testo di questa canzone la conosciamo tutti, e tutti aspettiamo il segnale, che arriva: " ... gridando: ADELANTE!" E' il delirio, il ritornello "El pueblo unido jamas sera vencido" è un unico coro di duemila voci all'unisono, piedi che battono, mani che applaudono. E la cosa si ripete ad ogni ritornello, con un coro più forte di quello precedente. E' bellissimo.
Sono letteralmente basito, ma allora anche nella mia città batte "un cuore di sinistra" ? E non è solo di quarantenni od oltre, ci sono decine di ragazzi che li ascoltano e cantano le loro canzoni. Forse, davvero un altro mondo è possibile ...

[2] Conosco gli Inti Illimani dai primi anni '70, quando ero molto più vicino a quella che oggi viene chiamata la "sinistra antagonista" (all'epoca la chiamavamo in un altro modo, ma tant'è ... ); cantavo e suonavo alla chitarra le loro canzoni, erano, insieme ai nomadi, a guccini, a de andré, i nostri inni, il nostro credo politico, la nostra morale. Musicalmente, e culturalmente, parlando li ho persi di vista nei primi anni '90, quando è finito il loro esilio e sono potuti tornare nella loro patria, il Cile. Ho saputo - e visto in tv - del concerto tenuto per Amnesty International in Argentina con Sprengsteen, Sting, Chapman ed altri, ma da lì, niente più. Vennero, esattamente dieci anni fa, in tourné qui nelle mie zone, in un concerto insieme ai Nomadi che non riuscii a vedere perché non lo seppi in tempo. Una occasione persa ... l'ho riscattata finalmente ieri sera.

LE RIFLESSIONI
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Il concerto si conclude dopo poco con l'ultima canzone, "Fiesta di San Benito"; essì, ci hanno concessa anche questa, delle più note non ci hanno suonato solo "Venceremos". E, a posteriori, posso capirlo.
Lo capisco da quello che ci ha raccontato, e quello che indirettamente ci ha detto, Jorge tra una canzone ed un altra: l'esilio è finito, la dittatura militare non c'è più. Non è più tempo di rivoluzione, di sommossa popolare, di chiamare il campesino alla rivolta. Ma la speranza di un mondo migliore non è ancora giunta a conclusione: oggi non ci sono (in Cile) i militari, ma c'è una crisi politica, sociale e soprattutto economica forse ancora più grave (se si escludono i morti ed i desaparecidos dei tempi di Pinochet).

Oggi c'è "il sud del mondo" che guarda al "nord del mondo" (virgolettate, sono parole di Jorge) e gli chiede conto degli sfruttamenti, della povertà, del disagio sociale. Dice ancora Jorge "qualcuno definirebbe la nostra musica 'etnica' o 'world music'. Perchè? perchè il rock inglese, o finlandese, non è 'musica etnica' ? solo perchè loro sono alti biondi e con gli occhi azzurri? perchè gli aborigeni australiani sono una 'etnia' ed i bianchi australiani sono un 'popolo civilizzato'? non siamo forse tutti persone, uomini e donne? Noi cantiamo della nostra gente, della sindacalista uccisa e - con la pancia sventrata - buttata da un elicottero in fondo al mare (non per crudeltà, ma perchè si fa così, con la pancia aperta il corpo non torna a galla), degli indigeni della Patagonia sterminati dai 'civilizzati' che volevano i pascoli per i greggi di pecore. Già, non ci si può mettere contro 'il mercato' ".

Qualcuno mi disse che gli Inti Illimani se n'erano andati, si erano venduti, erano diventati "commerciali", un gruppo etnico come ormai ce ne sono tanti che fanno le fortune dei discografici. Forse ...
Ma forse gli Inti Illimani non se ne son mai andati, sono ancora lì e ancora continuano a cantare le loro "cancion popular", ieri contro i militari, oggi contro il mercato, ma sempre contro lo sfruttamento, contro il sopruso del forte sul debole, contro la povertà ed il disagio sociale in favore della dignità e del rispetto della persona e della diversità.

Il sole continua ad illuminare la montagna Illimani, e nuovi cantori, Daniel, Manuel, Christian, seguiranno quella strada, come è tipico del passaggio delle tradizioni popolari dalle vecchie alle nuove generazioni.

Grazie Jorge, grazie Horacio, grazie Marcelo. Hasta luego, companeros.

IL NOME
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Inti (sole) Illimani (nome di una montagna vicino La Paz, Bolivia)

IL GRUPPO
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-=> Formazione originale (1967) <=-
Jorge Coulon, Horacio Durán, Pedro Yañez, Max Berrú, Horacio Salinas
( Ernesto Pérez de Arce subentra a Pedro Yáñez; Homero Altamirano sostituisce per un breve periodo Berrú; Marcelo Coulon sostituisce Jorge; entra José Seves)

Fino al 1978 la formazione sarà:
Max Berrú, José Miguel Camus, Jorge Coulon, Horacio Durán, Horacio Salinas e José Seves.
Successivamente:
- nel 1978 si ritira José Miguel Camus; entra in modo definitivo Marcelo Coulon
- nel 1982 entra il venezuelano Jorge Ball (uscirà nel 2000)
- nel 1995 entrano Pedro Villagra ed il percussionista cubano Efren Viera
- nel 1997 lascia Max Berrù
- nel 1998 lascia José Seves ed entra Daniel Cantillana
(nel 2000, per celebrare le antologie dei dischi del gruppo, gli Intis richiamano Homero Altamirano, Ernesto Pérez de Arce, José Seves e Max Berrú per un grande concerto durante il quale, per la prima volta dal 1974, reindosserano i loro famosi "poncho" rossi, con cui si erano fatti conoscere al mondo)
- nel 2001 si ritirano Horacio Salinas e José Seves ed entrano Manuel Meriño e Christian González

-=> Formazione odierna (2003) <=-

* i fondatori
JORGE COULON (narratore)
chitarra, tiple, rondador, zampona, hammered dulcimer, arpa, vocals
HORACIO DURAN (guastafeste)
charango, cuatro, percussioni, vocals

* i compagni incontrati durante il viaggio
MARCELO COULON
chitarra, quena, piccolo, flauto, basso, vocals
JUAN FLORES
basso, cajon, cuatro, charango, quena, chitarra, vocals
EFREN MANUEL VIERA
congas, bongo, timbali e percussioni, clarinetto, sassofono, vocals

* i giovani
DANIEL CANTILLANA
violino, basso, zampona, vocals
MANUEL MERIÑO
chitarra, tiple, basso, vocals
CHRISTIAN GONZÁLEZ
flauti, quena, siku, zampona, cajon, basso, vocals

DISCOGRAFIA
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1968 POR LA CUT
1968 VOZ PARA EL CAMINO
1969 SI SOMOS AMERICANOS
1969 CANCIONES DE LA REVOLUCION MEXICANA
1969 INTI-ILLIMANI (Warner)
1970 INTI-ILLIMANI (EMI - inedito)
1970 CANTO AL PROGRAMA
1971 AUTORES CHILENOS
1973 CANTO PARA UNA SEMILLA (Warner)
1973 CANTO DE PUEBLOS ANDINOS (EMI - inedito)
1973 VIVA CHILE!
1974 LA NUEVA CANCION CHILENA
1975 CANTO DE PUEBLOS ANDINOS (Warner)
1975 HACIA LA LIBERTAD
1976 CANTO DE PUEBLOS ANDINOS VOL. 2
1977 CHILE RESISTENCIA
1978 CANTO PARA UNA SEMILLA (Warner - inedito)
1979 CANCION PARA MATAR UNA CULEBRA
1979 GRACIAS A LA VIDA
1980 EN DIRECTO
1981 PALIMPSESTO
1982 THE FLIGHT OF THE CONDOR
1982 CON LA RAZON Y LA FUERZA
1984 IMAGINACION
1984 SING TO ME THE DREAM
1984 RETURN OF THE CONDOR
1985 LA MUERTE NO VA CONMIGO
1986 DE CANTO Y BAILE
1987 FRAGMENTOS DE UN SUEÑO
1990 LEYENDA
1993 ANDADAS
1994 BEST OF
1996 ARRIESGARE LA PIEL
1997 GRANDES EXITOS
1998 EN EL MONUMENTAL
1998 LEJANIA
1998 AMAR DE NUEVO
1999 LA ROSA DE LOS VIENTOS
1999 SINFONICO
2000 THE BEST OF (Xenophile)
2000 ANTOLOGIA VOL. I 1973-1978
2000 ANTOLOGIA VOL. II 1979-1988
2000 ANTOLOGIA VOL. III 1989-1998
2000 ANTOLOGIA VOL. IV INTERPRETA A VICTOR JARA
2000 THE BEST OF (Warner Music)
2000 PERFORMS VICTOR JARA
2001 ANTOLOGÍA EN VIVO
2001 CHARANGO AUTORES CHILENOS
2002 LUGARES COMUNES

1997 HORACIO SALINAS Música para cine vol. 1
1999 JOSE SEVES Hata (Cantos de Aldea)
2000 HORACIO DURAN-OSVALDO TORRES-TRENCITO DE LOS ANDES Escarcha y Sol

Note: Sito Ufficiale:
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