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Eccoci increduli e frastornati dal vortice degli eventi epocali. Ma sarà la volta buona che...?

Nel vortice degli eventi

Interrogarsi adesso conviene; e magari iniziare a vivere e convivere addestrando gli animi su assi d'equilibrio più che su larghe spiagge. Orientando occhi e cuore su direzioni più ampie e distanti - ché quel che di tecnologico ancora abbiamo, proprio a questo può servire.
21 marzo 2011

Tempi strani, questi. Tempi in cui vediamo all'improvviso innescarsi spirali di eventi, magari slegati tra loro ma tutti di portata, per così dire, epocale, e sicuramente planetaria. E assieme a ciò che nel bene e nel male l'umano già di suo va innescando in territori e in spirito di popolo, la stessa madre Terra ecco par voglia scuoterci, intrecciandovi movimenti, tellurici e non, sconvolgendo, fluidificando, riassestando con forze immense equilibri geografici, ma anche politici ed economici, ancora in noi staticamente impressi.

Se tutto è in divenire - cosa che noi umani istintivamente dimentichiamo - gli stessi concetti di globalizzazione economica, dominio del denaro, ricerca forsennata di risorse energetiche, e pur scomodando i primordiali legami dell'atomo, probabilmente, e in tempi anche brevi, cambieranno. Chissà, alla fin fine sarà un vantaggio; e sia mai che il ripensare, il riabituare, il cedere in apparente sconfitta ciò che sembra ancor ora chiamarsi benessere, non arrivi a portare un benessere vero, valori indirizzati non più all'avere e agli averi, rivalorizzazione dell'essere, e dell'essere dentro - sentimenti umanità condivisione e via così?

Il sole dietro gli alberi

Epperò al momento ecco la crisi. Terremoti e tsunami non più nel Tamil di sette anni fa - dove, chissà, la morte stessa esser quasi continuazione della vita nel consueto scorrersi orizzontale del proprio destino - ma nell'Oriente più progredito e "civilizzato", grattacieli a prova d'onda, centrali pulsanti di possente energia, popolo obbediente e industrioso. E mentre qua più vicino a noi, onde d'altro tipo che sconvolgono monarchie e gerarchie, e scuotono decennali sicurezze di energia assicurata da taciti crudeli consensi.

Interrogarsi adesso conviene; e magari iniziare a vivere e convivere addestrando gli animi su assi d'equilibrio più che su larghe spiagge. Orientando occhi e cuore su direzioni più ampie e distanti - ché quel che di tecnologico ancora abbiamo, proprio a questo può servire. Far nostra l'idea che ciò che andremmo a perdere non sempre è ciò che urge al nostro spirito. E che il corpo, tutto sommato, non abbisogna più di tanto.

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