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"Tristano muore" di Antonio Tabucchi - Feltrinelli - euro 14,50

Quando un elefante sente che e' arrivata la sua ora si allontana dal branco, ma non da solo; cerca un compagno che vada con lui e insieme partono. Camminano a lungo nella savana, finche' il moribondo capisce che e' quello il posto; che e' giunto il momento di geografizzare la morte; quella morte che si porta dentro e alla quale vorrebbe trovare una collocazione. Cosi' fa un paio di giri tracciando un cerchio; solo lui entrera' in quel cerchio, perche' la morte e' un fatto privato. L'altro elefante tornera' al branco. Anche Tristano muore, per questo vuole accanto a se' uno scrittore...
10 luglio 2004

Uno scrittore capace poi di raccontare agli altri la sua vita vera, quella che si vive dentro e che quasi tutti si portano nella tomba; lasciando nel ricordo degli altri solo la vita che si vive fuori...
Tristano muore, ma prima di morire vuole raccontare e capire e capire nel ricordare per poter poi raccontare e permettere allo scrittore di raccontare a sua volta...
Ma da dove cominciare? Da Rosamunda oppure da Schubert? Dall'opera 142 per pianoforte di Schubert, si potrebbe cominciare; da quella musica che suonava quel giorno d'inverno a Plaka, mentre sulla piazza spettrale una fila di persone con una ciotola in mano aspettava la minestra koine', una brodaglia che il governo dava ai cittadini greci affinche' non morissero di fame, un'acquaccia calda dove nuotavano pezzi di patate e di cavolo! Ma suonava davvero quella musica oppure suona oggi nel ricordo? Anche gli dei furono calpestati dagli stivali degli invasori, allora la voce di una donna foro' il silenzio ghiacciante di Plaka e grido' un'ingiuria. Tristano la riconobbe, era una maledizione antica che prevedeva una maledizione eterna; i tedeschi la sentirono anche loro, forse non la riconobbero, ma spararono ugualmente sulla donna...
Ma cosa si ricorda realmente quando si e' vecchi? Cio' che e' accaduto o cio' che avremmo voluto accadesse? Cio' che abbiamo amato perche' vissuto oppure cio' che abbiamo amato cosi' tanto da credere poi che sia accaduto? Soltanto dopo; dopo la morte della donna greca e del soldato invasore, qualcuno suonera' Schubert e qualcun'altra prima e dopo e per sempre recitera' poesie...
Ma una vita puo' essere raccontata?
In un'agonia lunga un intero mese, l'ultimo agosto del Novecento, un uomo che ha combattuto per la liberta' del suo paese si racconta ad uno scrittore; ci sono agosti che sembrano non finire mai; ma poi finiscono e finisce cosi' l'arroganza tipica di quel mese; bastano quattro gocce di pioggia e un giorno solo si inghiotte quel mese turgido e tronfio. Ma la lucidita' della febbre e le allucinazioni della morfina alterano il ricordo nel racconto?
Quando torno' in Grecia, Tristano, trovo' un nuovo duce e un nuovo re, identici a quelli di prima! Gli inglesi e gli americani, avevano dato una mano affinche' cio' accadesse; loro, gli inglesi e gli americani - racconta Tristano allo scrittore che, in silenzio, ascolta e scrive - hanno due democrazie: una buona per consumo interno ed una avariata, rimasta ad ammuffire nei magazzini del tempo da esportare nei paesi poveri; tanto i poveri digeriscono tutto. E cosi' non piu' Schubert, ma musica patriottica suona nella nuova Grecia...
Ma una vita puo' essere raccontata?
Non certo in ordine alfabetico; la vita appare nel ricordo sotto forma di briciole; si possono raccogliere in un mucchietto, come un mucchietto di sabbia; ma il problema sta nel capire quale granello sostiene l'altro; perche' quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica...

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