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Eppure io vedo...

Nell'intercalare di una discussione sullo "spirito natalizio", un messaggio di auguri stranamente "laico"... come laica - e quest'anno più che nel passato - è la strana atmosfera di vigilia (o di non-vigilia) che mi accorgo di stare vivendo in questi giorni.
Ma...
"Eppure io vedo..." l'espressione che all'inizio del brano suonava di malcelato pessimismo, ecco invece che alla fine fa scaturire il messaggio in positivo.
"Forse è da qui che si rinasce. E una speranza magari rimane. E si riprende a camminare."
22 dicembre 2004

Eppure io vedo....
Quotidianità stanca di vigilia, dai suoni che sembrano già affievoliti, e le luci confuse nella bruma serale che appaiono lontane, vacui tremolii di perdute occasioni di festa. Ma quale? e ma quando?
Essì, quand'è la festa, nell'anno in cui già dal novembre palle e panettoni iniziavano ad apparire? e lo strombazzare falso gioioso delle grancasse del commercio spudorato invitavano, precedendosi l'un l'altro i negozi e i centri commerciali, nella ricerca del cliente bravo perché previdente?
Essì, in questi casi meglio il last minute però... adesso sì; con lo spirito natalizio da tempo barattato a suon di denari; con la frenesia degli acquisti già passata, e i centri commerciali svuotati di persone, e i negozi delle vie del centro che anelano ancora all'ultimo cliente solitario passante tra la bruma serale del freddo finalmente invernale. Last minute dell'idea capitata all'improvviso, dell'amico di cui ci si scordava il pensiero, della visita a sorpresa in una chiesa ancor deserta - la santa messa di Notte non ancora - graziddio - anticipata.

Strana vigilia di festa rubata all'innocenza infantile che adesso gusta i doni per tutto l'anno! Strana vigilia di passi ovattati nel quotidiano vivere, strana vigilia di pensieri vaghi e confusamente vuoti, passata la smania consumista, tolti i simboli della ricorrenza, un buco nero nella coscienza immemore - fortunati allora i vecchi che ricordano, sognate vigilie davanti al fuoco nell'attesa della mezzanotte, i famigliari appresso, e baci e abbracci e sorrisi di amica solidarietà. E alla fine, felici con poco.

Forse è da qui che si rinasce. Dal vuoto della perduta innocenza gioiosa di bambini. Dal ricordo confuso della tradizione. Dall'intuire - chissà se è vero, e io lo spero in tanti di noi - che oltre al luccicante fondale da teatrino di provincia, in cui potenti burattinai ci hanno fatto muovere, qualcosa di diverso c'è.

E una speranza magari rimane. E si riprende a camminare.

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