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Comunicato stampa

Perché il prefetto continua a nascondere il piano di emergenza nucleare?

28 ottobre 2000 - Comitato Sardo di Gettiamo le Basi

Dal 9 febbraio 2000 è ormai accertato che Cagliari è tra i 12 porti italiani in cui, da tempo imprecisato, possono sostare navi e sommergibili a propulsione e armamento nucleare appartenenti a Usa e paesi Nato.

Nonostante il decreto legislativo 230/95 imponga il diritto-dovere d'informare la popolazione sulle situazioni di rischio e sulle misure per farvi fronte, la prefettura continua ad occultare il piano di protezione civile adducendo il "segreto militare".

A Taranto la cittadinanza, sostenuta dalla stampa locale e nazionale, ha ottenuto l'estratto del piano civile di emergenza nucleare e di evacuazione.

A Cagliari, cittadini, associazioni e consiglio comunale hanno ottenuto dal prefetto l'unica, evasiva "rassicurazione" che << le navi a propulsione nucleare non hanno il permesso di attraccare nel porto e devono restare in rada in posizione che non può essere svelata per motivi di sicurezza>> (La Nuova Sardegna 1-6-00).

Nessuno ha chiesto al prefetto di conoscere il punto "segreto" di sosta dei natanti atomici Usa e Nato in quanto ben visibile a tutti. Una nave militare o un sottomarino in sosta infatti non sono occultabili, tanto meno se sostano "in rada", cioè al centro del golfo di Cagliari.

Se la dichiarazione del prefetto risponde al vero, lo scenario è ancora più inquietante.

Infatti, nell'edizione 1999 del "Piano di emergenza per le navi militari a propulsione nucleare in sosta nella base della Spezia" (unico piano militare "trapelato") è scritto che i posti di ormeggio in banchina devono avere <>. Ne consegue che la sosta "in rada" avviene a reattore acceso, quindi in condizioni di massima insicurezza, potenziando i rischi di contaminazione radioattiva.

Ci auguriamo di essere smentiti ma il "segreto militare" pare l'utile copertura di ridicole misure di protezione civile. Le verifiche dell'estratto del piano di Taranto ne sono la sconcertante conferma. L'attuazione di un piano di emergenza nucleare comporterebbe un costo di 20/30 miliardi all'anno. Non risulta che per ciascuna delle 12 città nuclearizzate si stanzi una tale cifra.

I mezzi necessari anche solo per una semplice emergenza - non parliamo dell'evacuazione dei comuni nel raggio di km 20! - forse esistono da qualche parte del pianeta. Di sicuro non sono in Sardegna. Il caso dell'Eurobulker lo dimostra.

Il "segreto di Stato" ha la funzione di occultare la totale subordinazione delle esigenze civili, in primo luogo l'esigenza della sicurezza, agli interessi militari. La popolazione è penalizzata a beneficio delle potenze straniere dotate di mezzi a propulsione e armamento atomico.

E' demandato al prefetto decidere di adempiere l'obbligo, imposto dal decreto legislativo 230/95, di informare la popolazione sulle misure per far fronte al pericolo atomico previsto.

E' compito dei cittadini, delle loro rappresentanze istituzionali e delle organizzazioni democratiche imporre il rispetto del diritto all'informazione e alla sicurezza.

COMITATO SARDO "GETTIAMO LE BASI"
Per il comitato: Mariella Cao tel 070 823498
Per ulteriori informazioni: www.peacelink.it

Per il diritto all'informazione chiediamo ai media di sollecitare la cittadinanza a inviare la lettera al prefetto reperibile nel sito http://www.peacelink.it/dossier/portinucleari

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