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    Il Kursk doveva venire nell'Adriatico

    Francesco Iannuzzelli31 agosto 2000 - Francesco Iannuzzelli

    Il K141, sottomarino nucleare di tipo Antyey 949, fiore all'occhiello della marina militare russa, aveva svolto una missione nel Mediterraneo da agosto a ottobre del 1999, per osservare e spiare le contemporanee esercitazioni della Nato al largo della Sicilia.

    In seguito era stato assegnato alla prima missione nel Mediterraneo da parte della flotta russa dopo quasi un decennio. Infatti una piccola flotta, composta appunto dal K141 piu' una portaerei e altre navi, avrebbe dovuto tornare nel Mediterraneo verso la fine dell'anno 2000 per dare un forte segnale alla Nato sulla presenza ancora effettiva della marina militare russa. A tale scopo, era anche prevista un'esercitazione nell'Adriatico.

    Prima della missione nel Mediterraneo, pero', era stata programmata un'esercitazione nel mare di Barents, nell'agosto di quest'anno.
    Ma proprio durante l'esercitazione il K141 e' affondato in seguito ad un incidente le cui cause sono ancora ignote. 118 marinai russi hanno perso la vita e da quel giorno il K141, piu' noto col suo nome "Kursk", giace in fondo al mare con i suoi pericolosi reattori che, si dice, siano stati spenti in tempo.

    La marina militare russa sostiene la tesi della collisione tra il Kursk e un altro sottomarino della Nato che ne stava spiando le mosse; non sarebbe la prima volta che succede un fatto del genere. Molte altre tesi sono state avanzate, una delle piu' credibili e' quella dell'esplosione di un missile che in quel momento veniva lanciato per esercitazione. Non sarebbe neanche in questo caso la prima volta che un sottomarino affonda per un incidente del genere.

    Un mese fa il Ministero della Difesa russo ha annunciato che la missione nel Mediterraneo e' stata annullata per mancanza fondi, in quanto il recupero del Kursk, previsto per il prossimo anno, pesera' notevolmente sul bilancio della difesa.

    Quello che pero' ci fa riflettere e' che se l'esercitazione nel mare di Barents fosse andata a buon fine, i missili seguenti il Kursk li avrebbe sparati proprio nell'Adriatico, durante l'esercitazione prevista in questo periodo, e chissa' cosa sarebbe successo. Forse niente, e 118 marinai sarebbero ancora vivi, o forse peggio, e l'Adriatico, gia' dichiarato "mare perso", si troverebbe anche un paio di reattori nucleari sul gobbo, o meglio sul fondo.

    Ora qui non si tratta di discutere dove sia affondato il Kursk o i problemi economici dei militari russi, il fatto e' che questi incidenti sono ben piu' frequenti di quel che si vuol far credere, inoltre coinvolgono i sottomarini nucleari di tutti i paesi indistintamente (come dimostra il quasi contemporaneo incidente all'inglese Tireless).

    Per ogni marina militare valgono infatti i medesimi principi: la presenza strategica dei propri sottomarini nucleari viene prima della sicurezza e del rispetto per l'ambiente e per la popolazione.

    C'e' solo una soluzione: impedire la circolazione di questi strumenti di morte.

    Note:

    Fonti:
    http://www.aeronautics.ru/nws002/kursk001.htm
    http://www.deccanherald.com/deccanherald/aug31/fp1d.htm
    http://www.worldnetdaily.com/bluesky_smith/20000823_xcsof_the_kursks.shtml

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