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    Le iniziative internazionali sull’uranio impoverito

    Intervista a Francesco Iannuzzelli (portavoce di PeaceLink e coordinatore europeo dell’International Coalition to Ban Uranium Weapons) realizzata da Daniele Marescotti
    27 febbraio 2006 - Daniele Marescotti
    Fonte: Redattore Sociale

    D. A che punto è l’iniziativa sull'uranio impoverito internazionale?

    R. La coalizione per la messa al bando dell’uranio impoverito denominata International Coalition to Ban Uranium Weapons (ICBUW) ha recentemente promosso alcune iniziative a cui abbiamo partecipato come PeaceLink. Il 9 novembre 2005 l'ICBUW ha realizzato a Ginevra un workshop informativo per i diplomatici delle Nazioni Unite; in quella circostanza sono state consegnate anche le 200 mila firme raccolte dalla coalizione giapponese, al segretario generale della conferenza per il disarmo delle Nazioni Unite. Inoltre è stata preparata una bozza di trattato per la messa al bando delle armi all'uranio.
    Nel novembre 2005 il Parlamento europeo ha chiesto, per la terza volta, una moratoria sull'uso delle armi all'uranio impoverito. Sul sito www.bandepleteduranium.org si può leggere la newsletter “Friendly fire” di febbraio 2006 per questa e altre novità.
    Dal 2 al 6 agosto 2006, a Hiroshima, si svolgerà una conferenza internazionale contro l'uranio impoverito.

    D. Tu vivi a Londra. C'è stato un dibattito parlamentare in merito alla questione dell'uranio impoverito?

    R. Sono numerose le interrogazioni parlamentari presentate, le commissioni che hanno indagato, i rapporti di istituzioni mediche e le indagini svolte sui veterani. C'è da tenere presente che il Regno Unito produce uranio impoverito e lo testa in due poligoni di tiro.

    D. Vi sono stati decessi fra i militari britannici?

    R. Dei circa 50.000 che hanno prestato servizio nella prima guerra del Golfo, 413 sono morti, per varie cause; in tutto ci sono stati 56 casi di leucemia e altri tumori simili. Inoltre 67 militari si sono suicidati.
    E’ da segnalare il caso di Kenny Duncan, il primo militare a vedersi riconosciuta una pensione per malattia a causa dell’uranio impoverito.

    D. Le associazioni pacifiste e i partiti nel Regno Unito si sono occupati della questione?

    R. Sì certo, soprattutto il CADU (Campaign Against Depleted Uranium) e il CND (Campaign for Nuclear Disarmament). Più che un impegno ufficiale dei partiti vi è stato un interessamento di alcuni parlamentari. Ad esempio Llew Smith, laburista gallese, ha dato a PeaceLink nel 2004 le coordinate dei bombardamenti britannici in Iraq a Bassora con uranio impoverito.

    D. Dal punto di vista strettamente scientifico vale un principio di precauzione o è dimostrata la correlazione fra uranio impoverito e patologie tumorali?

    R. Il principio di precauzione dovrebbe valere, sempre e comunque. I risultati scientifici sono contrastanti. Molti studi governativi, che non hanno registrato nessuna variazione rispetto alla media prevista, sono apparsi discutibili sotto l'aspetto metodologico, statistico e epidemiologico. Altri studi, condotti da equipe mediche locali nei paesi colpiti dalla guerra hanno evidenziato variazioni notevoli, ma a causa della mancanza di risorse non soddisfano i requisiti stabiliti dal mondo scientifico occidentale. L'unica cosa sicura, anche scientificamente, è che la guerra comporta un disastro ambientale che impatta principalmente la popolazione locale, e di riflesso anche i pochi soldati occidentali che trascorrono del breve tempo in quei posti. Il problema è che la guerra distrugge anche le infrastrutture ospedaliere, che si ritrovano in tale difficoltà da non poter affrontare delle approfondite indagini epidemiologiche sugli effetti sulla popolazione. Ci si sta provando a Bassora. PeaceLink ha regalato un computer laptop all'equipe medica che sta svolgendo questa indagine sulla popolazione locale. L'uranio impoverito resta probabilmente solo la punta dell'iceberg, del quale ci si interessa solo perché colpisce anche i "nostri" soldati. Ma le bombe sui depositi chimici, come è stato fatto intenzionalmente sia nei Balcani che in Iraq, fanno forse ancora più male all'ambiente e alla popolazione. Siamo purtroppo di fronte a una strategia di guerra che, contrariamente a quanto sostiene la propaganda, considera l'ambiente e la popolazione che ci vive come un obiettivo e non come un effetto collaterale.

    Note:

    Per gentile concessione dell'agenzia stampa Redattore Sociale (http://www.redattoresociale.it)

    Link:

    International Coalition to Ban Uranium Weapons (ICBUW)
    http://www.bandepleteduranium.org

    La notizia delle 200 mila firme raccolte dalla coalizione giapponese contro l’uranio impoverito
    http://www.bandepleteduranium.org/modules.php?name=News&file=article&sid=186

    Campaign Against Depleted Uranium (CADU)
    http://www.cadu.org.uk

    Dossier del Guardian sull’uranio impoverito
    http://www.guardian.co.uk/uranium/0,,419839,00.html

    Il caso di Kenny Duncan
    http://www.cadu.org.uk/info/veterans/17_1.htm

    Audizioni della Commissione del Senato di inchiesta sull'uranio impoverito
    http://www.senato.it/commissioni/41378/47894/sommariostenografici.htm

    Articolo-intervista al direttore dell'ospedale di Bassora realizzato da Carlo Gubitosa e Francesco Iannuzzelli su Carta n. 27 del 2004
    http://www.carta.org/rivista/settimanale/2004/27/27IannuzzelliGubitosa.htm#top

    La mappa dei bombardamenti britannici con uranio impoverito a Bassora
    http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_7795.html

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