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    I caccia americani F-35 costano troppo: implicazioni nel mercato degli armamenti

    23 marzo 2007 - Rossana De Simone
    Fonte: Il Riformista
    IV Commissione Difesa
    Centro Alti Studi Difesa
    Lettera 22 - 23 marzo 2007

    Quattro articoli da leggere insieme: I caccia americani costano troppo, Interrogazione parlamentare circa la decisione di partecipare al programma F-35, Il Joint Strike Fighter in Europa: una strategia di esportazione, Dov'è il sito deputato alla costruzione dei caccia di ultima generazione che l'Italia si è impegnata a costruire. Come reagisce la città.

    E' da ricordare che l'Italia prevede l'acquisto di F-35A per l'Aeronautica Militare (sostituzione AMX) e F-35B per la Marina Militare (sostituzione AV-8B e Harrier Plus).
    I primi avranno una dipendenza logistica dal 1° Reparto Manutenzione Velivoli di Cameri, i secondi probabilmente al costituendo 2° Gruppo Aerei Imbarcati sulla stazione di Taranto Grottaglie.
    Aziende italiane coinvolte: Alenia Aeronautica, Avio, Aerea, Datamat, Galileo Avionica, Gemelli, Logic, Selex Communications, Selex-Marconi, Sirio Panel, Mecaer, Moog, Oma, Oto Melara, Secondo Mona, Sicamb, S3Log, Elettronica, Aermacchi, Vitrociset.

    I caccia americani costano troppo
    http://www.difesa.it/files/rassegnastampa/070321/DTW0B.pdf

    Seduta n. 121 del 7/3/2007
    DIFESA
    Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
    IV Commissione:

    GALANTE. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
    le informazioni che sono pervenute dagli USA e da altri paesi partecipanti al programma per lo sviluppo del cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter (JSF), come l'Olanda, denunciano un innalzamento progressivo e senza controllo dei costi del progetto. Secondo fonti del Pentagono, il costo di un singolo caccia è passato dai 46-56 milioni di dollari iniziali addirittura ai 150-160 milioni. Secondo la Corte dei conti olandese, il costo del JSF rimane ancora nel vago, visto che il 65 per cento della fase dei test deve essere ancora completata. La Corte dei conti USA, già nel marzo 2005, rilevava che i soli costi di sviluppo avevano subito un incremento dell'80 per cento, pari a circa 20 miliardi, rispetto alle stime iniziali, suggerendo al Congresso di posporre l'approvazione dello stanziamento dei fondi, finché non si fossero rese disponibili maggiori informazioni sul programma. Sempre la Corte dei conti USA ha preventivato che il Dipartimento della difesa americano dovrà passare dai 100 milioni di investimenti produttivi mensili del 2007 al miliardo al mese del 2013, trasformando il JSF nel programma bellico più costoso della storia, con un investimento di 225 miliardi dollari;
    a queste preoccupazioni si aggiungono quelle riguardanti il trasferimento di tecnologie avanzate dagli USA ai paesi partner. Il direttore generale di Finmeccanica, Giorgio Zappa, ha avuto modo di dichiarare che gli USA stanno mettendo limitazioni alle tecnologie cui possono accedere gli altri governi partecipanti al progetto. In particolare non verrebbero trasferiti i cosiddetti «codici sorgente». Tali codici permettono di effettuare modifiche al velivolo e, quindi, di adattarlo alle necessità delle singole aeronautiche, con conseguente autonomia di gestione sia operativa che commerciale;
    contrariamente a quanto affermato sopra, il sottosegretario di Stato per la difesa, Giovanni Lorenzo Forceri, nel corso della sua audizione del 16 gennaio 2007 presso la Commissione difesa della Camera, ha affermato che il costo per velivolo si aggira, invece, intorno ai 45 milioni di dollari, per gli apparecchi a decollo normale, ed ai 55 milioni quelli a decollo verticale, che sono i costi definiti inizialmente dal main contractor Lockheed Martin. Secondo il sottosegretario, ciò sarebbe possibile in quanto gli accordi stabiliti con gli USA prevedono la «nostra partecipazione a costi fissi e costanti» e che «differenti e maggiori costi siano assorbiti dagli USA e non dagli altri partner». Inoltre, sempre nella stessa audizione, il sottosegretario ha affermato che i medesimi accordi garantiscono da parte degli USA «un'apertura tecnologica senza precedenti» ed «un notevole ritorno di know how» -:
    come sia possibile che, a fronte dell'aumento esponenziale dei costi di viluppo e di costruzione del velivolo JSF - fatto non contestato dal sottosegretario Forcieri - i costi unitari dei velivoli rimangano uguali a quelli stabiliti inizialmente, e come sia possibile che gli aumenti siano assorbiti unicamente dagli USA, specialmente considerando l'enorme incremento del debito pubblico statunitense e i dubbi sui costi e sulla fattibilità avanzati dalle forze armate USA, dunque, quali siano i termini effettivi dell'accordo a suo tempo sottoscritto con il governo USA, ed in dettaglio quali siano le modalità stabilite per la suddivisione dei costi tra gli USA e
    l'Italia e quali siano i termini relativi al trasferimento delle tecnologie tra la Lockheed Martin e le aziende italiane impegnate nel progetto e se, nei medesimi accordi, sia previsto il trasferimento anche dei «codici sorgenti»

    Il Joint Strike Fighter in Europa
    1.3 Il programma JSF: una strategia di esportazione
    Preoccupazioni americane riguardo alla competitività dell’Europa
    Dietro lo scopo pragmatico di sviluppare un aereo da attacco al suolo di nuova generazione poco costoso, in grado di soddisfare le esigenze di tutte le Forze Armate americane, si cela un altro obiettivo, evidenziato da un rapporto della RAND Corporation commissionato dal DoD nel 1995 . In questo rapporto la RAND analizzava il settore dell’aviazione militare in Europa e concludeva che esso era stato estremamente dinamico sin dagli anni settanta – periodo in cui Francia, Germania, Italia, Svezia e Regno Unito producevano tutti con successo le proprie piattaforme, sia in cooperazione che separatamente.
    Verso la metà degli anni ottanta, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito avevano già lanciato il programma Eurofighter, la Francia si era imbarcata nello sviluppo del Rafale, e la Svezia aveva iniziato a lavorare sul Gripen. Il rapporto della RAND constatava che sia l’Eurofighter che il Rafale avrebbero avuto capacità infinitamente superiori a quelle del F-16 Block 60, e avvertiva che quegli aerei avrebbero avuto un enorme successo sul mercato delle esportazioni, sia in Europa che nel resto del mondo, grazie ad una combinazione di più fattori: prezzi competitivi, promozione ben coordinata da parte dei governi e delle industrie, lassismo dei regolamenti che disciplinano i trasferimenti di tecnologia, compensazioni industriali molto vantaggiose e importanza considerevole della domanda esistente. La squadra di RAND usò
    l’inopportuna espressione “minacce grigie” [grey threat] riferendosi a questi aerei, che riteneva potessero diventare formidabili concorrenti dei velivoli da combattimento prodotti negli USA.
    Il DoD assimilò rapidamente la lezione impartita dalla RAND Corporation: nel giugno del 1996, durante un’audizione del National Security Committee del Congresso, il Sottosegretario alla Difesa per la Tecnologia e l’Acquisizione Paul Kaminski dichiarava: “Esistono oggi aerei che possono sfidare quegli degli Stati Uniti. Per esempio, il Su-27 Flanker e il Mig-29 Fulcrum dispongono di una aerodinamica e di un sistema di propulsione superiori. Aerei attualmente in fase di sviluppo, quali il Rafale, l’EF-2000 e il Su-35 avranno delle capacità potenziali in grado di sfidare gli aerei americani”. Difatti, il programma Eurofighter emerse
    ben presto come un minaccioso rivale agli occhi degli Stati Uniti. L’assenza di cooperazione tra l’industria americana e le industrie dei paesi europei partecipanti (tra cui Gran Bretagna e Italia) poteva soltanto rinforzare il timore degli Stati Uniti di essere un giorno esclusi dai mercati di questi paesi, e più genericamente dall’intero mercato europeo degli aerei da combattimento. Inoltre, il fatto che il consorzio europeo avesse cercato la collaborazione dei piccoli paesi europei acquirenti del F-16 aumentò ulteriormente la percezione americana che i produttori statunitensi rischiavano di essere marginalizzati dal mercato europeo – che era
    considerato altamente strategico. Di conseguenza, si può affermare senza troppe esitazioni che il programma JSF fu anche concepito come un mezzo per contrastare le “minacce grigie” (e che sarebbe stato usato come tale). Nel tentativo di assicurare il continuo accesso degli Stati Uniti ai mercati europei e di
    evitare l’emergere di un programma di aereo da combattimento della prossima generazione.(futuro concorrente del JSF) oltre Atlantico, il DoD ebbe l’idea brillante di aprire il suo nuovo programma alla cooperazione internazionale, e di rivolgersi ai più stretti alleati europei degli Stati Uniti – inclusi quelli che avevano partecipato con successo al programma F-16. In una dichiarazione estremamente rivelatrice il DoD specificava (in un rapporto redatto dal Defense Science Board) che “la partecipazione estera nello sviluppo di aerei da combattimento della prossima generazione [doveva] essere misurata in termini di credibili prospettive di valore
    aggiunto, concentrandosi sullo sfruttamento del mercato. [Quegli aerei] dovrebbero essere concepiti con il mercato estero in mente; ciò implica un costo abbordabile, e la disponibilità di diverse versioni dell’aereo nelle quali le tecnologie possono essere adattate al mercato dell’esportazione . Questa dichiarazione di intenti illustra bene la nuova filosofia americana sottostante al programma JSF nel momento in cui è stato varato, e fissa le regole del gioco per i futuri partecipanti europei.
    http://www.centroaltistudi.difesa.it/NR/rdonlyres/87B27D0B-2EAC-4A6A-902E-7B5812E35F35/9022/suppl_sett05.pdf

    Dov'è il sito deputato alla costruzione dei caccia di ultima generazione che l'Italia si è impegnata a costruire. Come reagisce la città
    http://www.lettera22.it/showart.php?id=6655&rubrica=6

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