Disarmo

RSS logo

Mailing-list Disarmo

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • Conto Corrente Bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

Lista Disarmo

...

Articoli correlati

  • Dal Giappone all’America

    La Sindrome da segretezza di Fukushima

    Come ai Giapponesi, dopo il disastro nucleare di Fukushima, si stia cercando di nascondere la verità.
    17 febbraio 2014 - Laura Paita
  • Accordi Soru - Parisi sui gravami militari inflitti alla Sardegna: molto fumo e poco arrosto

    3 agosto 2006
  • Sottomarini nucleari e pericolo radioattivo, si sta costituendo un coordinamento di parlamentari

    Ritiro Usa dalla Maddalena. Analoga mobilitazione per tutti i porti a rischio nucleare

    Ora occorre sviluppare un'analoga iniziativa in tutti i porti a rischio nucleare perché i sottomarini a propulsione nucleare, che comportano un pericolo radioattivo incombente, vengano mantenuti lontani dalla costa e comunque fuori dalle acque territoriali. I porti ufficialmente a rischio nucleare sono Augusta, Brindisi, Cagliari, Castellammare di Stabia, Gaeta, La Maddalena, La Spezia, Livorno, Napoli, Taranto, Trieste. Per essi si applica il decreto lagislativo 230/95 che prevede un obbligo di informazione delle popolazioni interessate al rischio nucleare.
    23 novembre 2005 - Alessandro Marescotti
  • La sinistra si è da tempo ritirata dalla lotta contro le basi Usa in Italia, questo è il vero ritiro

    La Maddalena: un ritiro all'ombra delle urne

    Sarebbe pericolosamente illusorio pensare che il Pentagono intenda diminuire la presenza di forze militari Usa in Italia e nel Mediterraneo. Basti ricordare che la marina Usa ha il suo centro principale a Napoli, dove è stato trasferito il quartier generale delle Forze navali Usa in Europa che prima era a Londra, e che, oltre a La Maddalena, dispone della base aeronavale di Sigonella e si sta preparando a utilizzare più efficamente il porto di Taranto.
    MANLIO DINUCCI
I segreti della base Usa a La Maddalena

«Incidente nella galleria»

Un testimone: il 20 ottobre non c’è stata solo la scossa, è anche saltato un compressore nella base di Santo Stefano. «Nei giorni successivi un viavai di personale specializzato»
30 ottobre 2003 - Antonello Sechi
Fonte: La Nuova Sardegna - 30 ottobre 2003

LA MADDALENA. «Alle ore 01.30 di mercoledì 22 ottobre dall’imbarcadero di Punta Chiara parte una grossa zattera americana. Destinazione: isola di Santo Stefano. È notte fonda. A bordo ci sono meno di dieci persone, un gruppo di tecnici civili. Arrivano da fuori. Vanno a fare una verifica all’interno di una delle gallerie che attraversano l’isola utilizzata dall’Us Navy come base appoggio per i sommergibili a propulsione nucleare. Vanno a vedere un grosso compressore che ha il segno di una frettolosa riparazione».
Sono passate 26 ore dal boato e dalla scossa che hanno spaventato i maddalenini, un boato che inizialmente viene attribuito al bang di un aereo supersonico e che solo dopo quattro giorni viene dichiarato ufficialmente l’effetto di un terremoto. C’è chi ha saputo e visto i movimenti di quella sera e accetta di raccontarlo. Con vincolo assoluto di anonimato. Timore di rappresaglie. «Quello che ha portato quelle persone a Santo Stefano - spiega - non era uno dei soliti mezzi che vengono utilizzati per il trasporto di chi va alla base, militari americani e dipendenti civili: era una specie di zattera da sbarco».
Il viaggio da Punta Chiara a Santo Stefano dura un quarto d’ora. Lo sbarco avviene a breve distanza dalla poppa della “Emory Land”, la nave appoggio per i sommergibili Usa. L’ingresso della galleria è a meno di cento metri. Secondo quanto si è venuto a sapere, ad accogliere e scortare la “commissione”, c’è quella che per i maddalenini sarebbe un’altra novità: un gruppo di militari - americani, pare - molto armati e vestiti con divise nere, qualcosa che fa venire in mente truppe speciali o teste di cuoio.
La galleria da visitare è una delle prime costruite. La si può paragonare a una galleria stradale. Gli operai che ci hanno lavorato la chiamano “Italia”. È lunga qualche centinaio di metri e fa parte di un complesso sistema che si estenderebbe per diversi chilometri dentro l’isola di granito. Dalla galleria partono diramazioni chiamate riservette. Depositi di armi ufficialmente sotto controllo Nato.
«Il gruppo - prosegue il racconto - viene guidato davanti a un grosso parallelepipedo metallico, spartano, almeno tre metri di larghezza per tre di altezza, un elemento dell’impianto di condizionamento: la galleria è un deposito di armi e la temperatura deve essere mantenuta costante. Sulla superficie esterna c’è il segno di uno squarcio, di circa un metro. È stato riparato con qualcosa come metallo liquido».
Compito della “commissione” sarebbe stato quello di stabilire se la riparazione di fortuna può “tenere” in attesa della sostituzione, evitando nel frattempo la fuoriscita dei gas dell’impianto di condizionamento. «La verifica è durata un’oretta, il responso è stato positivo - spiegano -. La galleria, a quanto pare, era perfettamente pulita e sgombra, troppo. Unico elemento dissonante rispetto a quella perfezione, una scalfittura di circa mezzo metro nel cemento armato della parete di fronte al compressore».
Che cosa è accaduto dentro la galleria di Santo Stefano? C’è stato un incidente? C’è stata un’esplosione? Quando e quanto potente? C’è un legame con il grande botto che alle 23.23 di lunedì 20 ottobre ha fatto schizzare fuori da casa centinaia di maddalenini? Sono domande ovvie, alle quali va data una risposta. Che a Santo Stefano ci sia stata l’esplosione di un compressore lo ha denunciato il consigliere comunale Stefano Filigheddu, dei Ds, due giorni dopo il grande botto. La versione ufficiale ora dice che si è trattato di un terremoto nel sud della Corsica (3,1 gradi Richter). Ma ci sono voluti quattro giorni per stabilirlo, un tempo decisamente lungo. Prima, il sindaco della Maddalena Rosanna Giudice parla di «bang» supersonico mentre Marina italiana e Us Navy smentiscono ufficiosamente le ipotesi di esplosione a Santo Stefano. Martedì mattina, poche ore dopo il botto, il sindaco lo dice a Radio Arcipelago, tranquillizzando i maddalenini: «Ho parlato con il prefetto, non è stato uno scoppio né un movimento tellurico. Ci sono strumenti che controllano in terra e in mare. Un aereo ha superato la barriera del suono». Il sindaco ripete questa versione anche mercoledì alla “Nuova”. Venerdì, cambio di rotta: terremoto. La rilevazione compare anche sul sito Internet dell’Istituto nazionale di geofisica.
Le versioni contraddittorie non tranquillizzano i maddalenini. Il sospetto che a Santo Stefano sia accaduto qualcosa è rimasto in piedi. La mattina successiva al botto, ricordano, la Marina americana ha piazzato davanti alla base panne antinquinamento mai viste prima. Versione ufficiale: esercitazione. Alla Maddalena, ricordano anche che lunedì 20 ottobre era un «giorno di munizionamento», ovvero di spostamento di armi (con conseguente congedo del personale civile). Ora si aggiunge l’ulteriore giallo della visita notturna alla base. E c’è chi giura di aver visto sulla banchina di Santo Stefano, nei giorni seguenti, «un muletto danneggiato, di quelli utilizzati per lo spostamento delle armi da squadre di tre persone».
Ieri, intanto, il caso è finito in consiglio comunale. Il sindaco ha fatto una comunicazione con la versione ufficiale. Non c’è stato dibattito, ma il gruppo Ds ha posto con durezza tutti i dubbi sulla vicenda.

Note:

Interrogazione parlamentare Ulivo: clicca su http://www.cronacheisolane.it/alt.not.599.htm

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.6 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)