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L'Italia, in segreto, sotto lo scudo Usa

Sistema antimissile, il «memorandum quadro» sottoscritto da Italia e Usa c'è e lo abbiamo letto
1 aprile 2007 - Manlio Dinucci - Tommaso Di Francesco
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

«Ho il piacere di annunciare che lo scorso febbraio abbiamo stabilito un memorandum di accordo quadro con l'Italia e possiamo ora iniziare a sviluppare possibilità di condivisione di tecnologie di difesa missilistica, analisi, e altre forme di collaborazione»: così il generale Henry Obering III, direttore dell'Agenzia degli Stati uniti di difesa missilistica, ha annunciato il 27 marzo, di fronte al comitato per i servizi armati della Camera dei rappresentanti, che l'Italia entra ufficialmente nel programma dello «scudo» anti-missili che gli Stati uniti vogliono estendere all'Europa. Nessun annuncio, invece, da parte del governo italiano.
Il memorandum di accordo quadro è stato siglato al Pentagono lo scorso febbraio probabilmente dal sottosegretario per la difesa Giovanni Forcieri (Ds), che il 7 febbraio ha firmato qui il memorandum d'intesa con cui l'Italia si assume ulteriori impegni nel programma del caccia statunitense F-35 Lightning (Joint Strike Fighter). Ma mentre questo onerosissimo accordo - subito ci costerà un miliardo di dollari - è stato reso pubblico, quello sulla partecipazione italiana allo «scudo» anti-missili è rimasto segreto. Quando il 12 marzo il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha dichiarato che «in materia di difesa missilistica non ci devono essere paesi di serie A e paesi di serie B all'interno della Nato», il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha detto di condividere l'opinione di Scheffer, auspicando che la proposta degli Usa di estendere il loro «scudo» all'Europa venga discussa dalla Nato e dall'Unione europea. Non ha detto però che l'Italia aveva a questo punto già sottoscritto il memorandum di accordo quadro ed era stata quindi promossa in «serie A».
Neppure tutte le forze della coalizione governativa in questo momento sembrano essere state informate dell'accordo. E tanto meno sono stati informati il parlamento e gli italiani di un passo di tale importanza, le cui implicazioni sono enormi. L'accordo sottoscritto al Pentagono pone l'Italia in prima linea in un sistema le cui reali finalità non sono difensive ma offensive: la Russia, di fronte a questo tentativo statunitense di acquisire un ulteriore vantaggio strategico nei suoi confronti, ha già annunciato che prenderà delle contromisure, adottando «metodi adeguati e asimmetrici»; ha avvertito inoltre che potrebbe anche ritirarsi dal Trattato Inf del 1987, che ha permesso di eliminare i missili a raggio intermedio in Europa. Il piano statunitense di installare in Europa lo «scudo» anti-missili - ha ammonito anche il presidente francese Jacques Chirac - potrebbe «spaccare il continente e provocare una nuova guerra fredda».
Contemporaneamente, mettendo l'Europa sotto il loro «scudo», gli Usa rafforzano la loro leadership nei confronti degli alleati europei: lo «scudo» dispiegato in Europa sarà infatti inserito nel sistema di comando e controllo statunitense. E inoltre gli Usa possono scaricare sugli alleati parte dei costi per lo sviluppo del sistema, ammontanti finora a 10 miliardi di dollari annui.
Nonostante il silenzio e le smentite del governo italiano che non confermano l'accordo, sono particolarmente gravi le implicazioni per l'Italia. L'accordo quadro prevede una serie di accordi specifici che coinvolgeranno nel programma dello «scudo» statunitense non solo le industrie militari italiane, soprattutto quelle del settore aerospaziale, ma anche università e centri di ricerca.
L'accordo quadro comporta quindi una ulteriore militarizzazione della ricerca, a scapito di quella civile, sotto la cappa del segreto militare. Comporta un ulteriore aumento della spesa militare italiana (già al settimo posto su scala mondiale), soprattutto dei programmi di investimento derivanti da accordi internazionali, ai quali l'ultima Finanziaria ha destinato 4,5 miliardi di euro in tre anni. Comporta un ulteriore rafforzamento dei comandi e delle basi statunitensi in Italia, con la conseguenza che il nostro paese diverrà ancor più trampolino di lancio delle operazioni militari statunitensi verso sud e verso est. Comporta ulteriori pericoli per il nostro paese che, per la sua collocazione geografica, costituisce una postazione ottimale in cui installare i missili intercettori: le zone di installazione diverranno di conseguenza bersagli militari, come negli anni '80 la base di Comiso in cui erano installati i missili nucleari statunitensi.
La conclusione del memorandum di accordo quadro, deciso dal governo Prodi, ha quindi per il nostro paese gravissime implicazioni su tutti i piani: militare, politico, economico. Non c'è però da stupirsi che ciò sia opera di un governo di centro-sinistra. Infatti il primo memorandum d'intesa sulla partecipazione italiana ai programmi di ricerca per lo «scudo» fu firmato al Pentagono, nel settembre 1986, dal secondo governo Craxi.
Il memorandum d'intesa con cui l'Italia è entrata operativamente in uno dei programmi dello «scudo», il Meads, è stato firmato al Pentagono dal primo governo Prodi nel maggio 1996: si trattava allora di un «piccolo scudo» destinato a proteggere i soldati statunitensi e alleati all'offensiva in distanti teatri bellici. Ed ora è stato il secondo governo Prodi a concludere il ben più importante memorandum di accordo quadro che, preannunciato dal generale Obering nel marzo 2006, era stato redatto dal Pentagono col governo Berlusconi, ma la cui firma era slittata in vista delle elezioni italiane di aprile.
Anche se il governo Berlusconi non ha avuto la soddisfazione di siglare l'accordo, esso è andato in porto così come era stato redatto. Probabilmente ci troviamo di fronte ad un'altra esemplare storia di spirito bipartisan.

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