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    Brividi nel sistema mondiale: l’ebbrezza della tecnologia militare

    29 gennaio 2011 - Rossana De Simone

    Gennaio 2011: accelerazione della crisi, cosa accade?
    Dopo la rivoluzione dei gelsomini e l'uscita di scena del presidente Zine el Abidine ben Ali in Tunisia, anche in Egitto il presidente Hosni Mubarak è minacciato dall’emergere di una nuova forza sociale diversa dall’opposizione tradizionale “sono i ragazzi che hanno preso l’iniziativa e che decidono quando muoversi e partire”, dichiara Mohamed ElBaradei, ex capo dell’Agenzia Atomica Internazionale, vincitore del Nobel per la Pace e ora agli arresti domiciliari.
    L’amministrazione del presidente Usa Barack Obama è intervenuta chiedendo al presidente egiziano Hosni Mubarak l’avvio di una serie di riforme: “l’Egitto deve cambiare e una transizione pacifica verso un governo più democratico sarebbe la soluzione migliore per tutti”.
    Venerdì 28 gennaio il Pentagono ha deciso però di andare avanti con i colloqui programmati con gli alti ufficiali militari egiziani. Sebbene l'esercito egiziano sia impegnato a reprimere l'ondata di proteste di piazza, le riunioni devono svolgersi. Alla domanda se queste potrebbero creare un problema di percezione si è risposto che il Dipartimento della Difesa ha una lunga relazione da militare a militare con l'Egitto. I colloqui dureranno una settimana e conterranno numerosi incontri inerenti l’assistenza alla sicurezza, la formazione, la cooperazione nell'ambito dell'industria della difesa e altri temi.

    In un diverso campo di battaglia, la tv satellitare “al Jazeera” ha fatto esplodere una bomba mediatica in faccia all’Autorità nazionale palestinese (Anp), pubblicando parte dei verbali delle sedute segrete tra negoziatori israeliani, palestinesi e statunitensi; si tratta delle anticipazioni del contenuto di 1600 documenti segreti che rivelano concessioni enormi e senza precedenti offerti dall’Anp allo Stato ebraico sia su Gerusalemme che sulla questione dello scambio di territori. Il principale negoziatore palestinese Saeb Erekat ha parlato di una grande “menzogna”. Ha fatto discutere anche la notizia che il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, abbia tentato di convincere un imprenditore palestinese a stanziare milioni di dollari a favore di una stazione radio dell’opposizione iraniana, dopo le elezioni presidenziali del 2009. La manovra di Abbas, secondo Erekat, è la prova dell’appoggio dell’Autorità nazionale palestinese agli obiettivi degli Stati Uniti nella regione, soprattutto nella loro lotta all’Iran, accusato di finanziare Hamas e Hezbollah.

    I governi europei hanno paura dei movimenti di strada che potrebbero sfociare in disordini.
    Secondo alcuni analisti il livello e gli stili di vita in Europa e negli Stati Uniti sono difficilmente paragonabili a quelli del Maghreb e del Medio Oriente. Anche se in Occidente la disoccupazione è in crescita e si sente che le ingiustizie e le disuguaglianze creano sempre più risentimento, il sistema non dovrebbe essere in pericolo.

    Sempre a Gennaio vi è stata una svolta nei rapporti bilaterali fra Cina e Stati Uniti. Il Segretario della Difesa Robert Gates si è recato a Pechino e il presidente cinese Hu Jintao a Washington per un vertice con il presidente Obama. Obiettivo del segretario Gates era quello di ottenere accordi con la Cina su una serie strategica di questioni tra cui le armi nucleari, i missili balistici di difesa, lo spazio e la guerra informatica.

    Il sito Australian Air Power (APA) descrive attraverso una simulazione un attacco cinese contro le basi e i principali amici degli Stati Uniti nel Pacifico nel 2020, ma la possibilità di uno scontro fra le due potenze viene considerato anche dal Lexington Institute
    Defeating China – If We Must http://www.lexingtoninstitute.org/defeating-china--if-we-must?a=1&c=1171 .
    Nel testo si legge che non è possibile guardare con ottimismo il futuro delle relazioni USA-Cina. “Indubbiamente il mondo ha acconsentito e accolto con favore l'ascesa della Cina moderna e nessun paese ha fatto di più degli Stati Uniti. Il risultato è che non vi è una unione sempre più stretta degli interessi”.
    Poco prima della sua visita ufficiale negli Stati Uniti, il presidente cinese, Hu Jintao, ha dichiarato che il dollaro come base dell’ordine economico internazionale ha fatto il suo tempo.
    L'esercito cinese ha pubblicamente presentato l’aereo di quinta generazione, il J-20, e se sommiamo questi eventi agli investimenti per un vettore anti-missili balistici, si può dedurre che la Cina è una minaccia crescente agli interessi vitali degli USA. Il rischio è di un ciclo di auto-rafforzamento cinese che può provocare una situazione analoga a quella registrata tra Giappone imperiale e gli Stati Uniti conclusa con l'attacco a Pearl Harbor.

    “Perché giungete qua, Giubbe rosse, quale pazzia riempie la vostra mente? Nelle nostre valli c'è pericolo, e c'è pericolo sulle nostre colline. Oh, non sentite il canto della tromba selvaggia e libera? Presto conoscerete il suono del fucile tra gli alberi”.

    Nel giardino della Casa Bianca, tra i fasti di una visita di Stato, il presidente americano Barack Obama e il presidente cinese Hu Jintao parlano della futura cooperazione fra i due paesi: "vogliamo vendere tutti i tipi di cose, vogliamo vendere aerei, vogliamo vendere automobili e vogliamo vendere software”.

    Carlo Kopp, responsabile del think tank Air Power Australia ed esperto in questioni scientifiche e tecnologiche relative ai radar, alla tecnologia stealth e alla loro integrazione in situazioni di combattimento potenziale, analizza il nuovo sistema d’arma cinese J-20 confrontandolo con i caccia di ultima generazione statunitensi. Ciò che rileva l’analista è che la base industriale cinese è efficiente, dotata di personale altamente qualificato e sicuramente meno gravata dei costi derivanti dalla burocrazia e dagli appalti tipici delle imprese americane. La capacità della Cina di sviluppare rapidamente sia i sofisticati J-20 sia i KJ-2000 AWACS che il missile balistico DF-21D, il primo Anti-Ship Ballistic Missile (ASBM) sta a dimostrare che può contrastare gli USA nel campo della ricerca e sviluppo e che sfrutta la crescita economica anche per dare un forte impulso alla propria industria della difesa.
    “La realtà materiale è semplice. Se gli Stati Uniti non invertono la rotta nella flotta tattica aerea e nel piano della ricapitalizzazione della difesa aerea, gli Stati Uniti cederanno la costa del Pacifico alla Cina, con tutte le conseguenze pratiche e strategiche che seguiranno".

    Il Segretario della Difesa Robert M. Gates è preoccupato del ritardo all’approvazione del disegno di legge fiscale 2011 sugli stanziamenti della difesa da parte del Congresso.
    In sostanza è iniziato un braccio di ferro nel Congresso con chi non accetta i tagli futuri, questo stallo potrebbe concludersi con tagli all’anno fiscale in corso di circa 23 miliardi di dollari.

    Se le considerazioni sulla Cina siano lo specchio di una realtà potenziale o già in atto non è certo, ma nel report Aerospace & Defence Insights - Accelerating global growth
    http://www.pwc.co.uk/pdf/ad_globalization_paper_global_april2010.pdf si legge che secondo alcune stime la Cina produce un numero di laureati più alto dell’India e degli Stati Uniti, per cui è importante per le aziende assumere i migliori ingegneri esistenti. L’industria aerospaziale e della difesa è la più grande esportatrice negli Stati Uniti anche se lo spostamento della ricchezza verso economie emergenti sta cambiando il panorama competitivo per cui è iniziata una gara negli investimenti in ricerca e sviluppo. Una sfida giocata nel campo della tutela della proprietà intellettuale, nei costi e nelle norme rivolte all’esportazione e nell’aumento del rischio finanziario.
    La regione Asia-Pacifico è quella in cui si prevede il 37% del valore di tutte le vendite di aeromobili nei prossimi 20 anni, quasi quanto il Nord America e l’Europa messi insieme.

    Il Centro per il commercio mondiale delle armi di Mosca ha pubblicato a gennaio un rapporto annuale sullo stato del mercato bellico globale. Secondo il rapporto, nel 2010 il valore totale del mercato ha raggiunto i 71,7 miliardi di dollari. Al primo posto nella classifica degli esportatori rimangono gli Stati Uniti con 28,3 miliardi di dollari, seguiti da Russia e Germania. La Cina tuttavia ha mostrato segni di crescita costante nelle esportazioni di prodotti bellici, che lo scorso anno le hanno fruttato 1,8 miliardi di dollari, posizionandola al nono posto nella classifica mondiale.
    Il costruttore generale dell’Istituto delle attrezzature termiche afferma che la Russia deve aumentare la produzione dei missili balistici intercontinentali per mantenere il potenziale delle forze nucleari strategiche “Nell’arco dei due anni dobbiamo predisporre l’organizzazione della produzione che ci consenta di costruire un numero notevolmente maggiore di armi, anche dieci volte l'attuale”. Nell’ultimo decennio si sono prodotte in Russia da sei a dieci simili missili del genere l’anno.
    Il comitato per le questioni internazionali della Duma di Stato (camera bassa del parlamento russo) ha raccomandato ai deputati di approvare, insieme alla ratifica definitiva del Trattato sugli armamenti offensivi strategici tra Russia e Usa, un progetto di dichiarazione sulla ricostituzione del gruppo satellitare per il monitoraggio continuo degli impianti “pericolosi” equipaggiati con missili e dislocati in altri paesi. Il comitato ha rilevato che nella situazione attuale occorre prestare particolare attenzione a mantenere altamente efficienti i sistemi di difesa missilistica e perfezionarli per poter affrontare i casi di minaccia militare nei confronti della Federazione Russa, in primo luogo i sistemi di avvistamento a lungo raggio di eventuali attacchi missilistici e della loro componente spaziale.

    La Nato non rimane ferma e risponde su due piani.
    Nel primo, quello che controlla gli accordi inerenti la vendita di sistemi d’arma fra paesi, si augura che la Russia non utilizzerà le portaelicotteri francese Mistral contro i suoi partner dell’Alleanza nord-atlantica oppure contro i suoi vicini. I dirigenti della Nato collocano l’acquisto delle Mistral nell’ambito dei rapporti bilaterali russo-francesi ed esprimono la speranza che tale transazione venga effettuata in conformità a tutte le norme internazionali.
    Il secondo piano riguarda la realizzare della capacità di difesa contro i missili balistici.
    Nell’Active Layered Theatre Ballistic Missile Defence (ALTBMD) Programme
    http://www.nato.int/cps/en/SID-5E8B4F6D-FF99ECEE/natolive/news_70114.htm
    si informa che la funzionalità del programma è stata consegnata al Combined Air Operations Center della NATO (CAOC) in Germania (Uedem). I comandanti della NATO dovrebbero avere una limitata ma integrata capacità, di gestire una battaglia di difesa per proteggere le forze schierate contro gli attacchi di missili balistici. Vi sono stati due test di prove per valutare la capacità intermedia comprese le prove di 'fuoco vivo' al largo delle coste di Creta in Grecia nel 2009, operate dai cinque alleati - Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Stati Uniti - .

    La relazione sulle prime 100 aziende dell’Aerospazio e Difesa Top 100: year of living dangerously
    http://www.pwc.com/gx/en/aerospace-defence/pdf/top100-final.pdf vede la Boeing al primo posto seguita in successione dalla Lockheed Martin, Northrop Grumman, BAE System, Raytheon, Finmeccanica, EADS, United Technologies, Thales, Honeywell, Textron Systems Bell, Israel Aerospace Industries e Dassault Aviation.
    Le prime 20 aziende rappresentano il 79% delle vendite e il 78% dei profitti operativi.
    Complessivamente i profitti sono diminuiti del 17.3% mentre nel 2008 vi era stato un aumento del 7.8% e del 26% nel 2007. Le vendite sono cresciute dello 0.6% nel 2009, del 7.1% nel 2008 e del 13% nel 2007.
    Le top 100 hanno realizzato 558 miliardi di dollari: le 49 del Nord-America ne rappresentano il 63% pari a 352 miliardi di dollari, mentre le 38 aziende europee rappresentano il 32% pari a177 miliardi di dollari. Queste cifre sono state calcolate tenendo conto del tasso di cambio tra euro-dollaro nelle vendite.

    L’ultimo rapporto sui trasferimenti internazionali di armi del SIPRI, International Transfers of Combat Aircraft 2005–2009 http://books.sipri.org/files/FS/SIPRIFS1011.pdf afferma che gli aerei da combattimento sono un elemento di instabilità, e che la disponibilità di missili di precisione a lungo raggio insieme alle bombe stanno aumentando le capacità di attacco.
    India, Emirati Arabi Uniti e Israele sono i maggiori importatori di aerei da combattimento rappresentando un terzo di tutte le importazioni, altri importatori si trovano in regioni con gravi tensioni internazionali.
    Da ricordare che questi aerei sono tra i sistemi che possono trasportare armi nucleari e che sette degli otto Stati con armi nucleari ne sono dotati. Russia e Stati Uniti sono di gran lunga i maggiori fornitori (anzi di tutte le armi convenzionali) rappresentando i due terzi di tutti i velivoli da combattimento consegnati.
    Elenco maggiori Stati esportatori: USA, Russia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Italia, Spagna e Cina.

    Molto interessante è la relazione del Centro per gli Studi Strategici e Internazioni sulle tendenze della difesa europea: i bilanci, i quadri normativi e la base industriale.
    European Defense Trends: Budgets, Regulatory Frameworks, and the Industrial Base
    http://csis.org/files/publication/101025_EuroDefenseTrends_web.pdf e la relazione
    The transatlantic defence equipment market
    http://www.assembly-weu.org/en/documents/sessions_ordinaires/rpt/2010/2072.php?PHPSESSID=731e99b104474f64bf3328f86f58f6d5

    La prima relazione individua le sfide inerenti la sicurezza internazionale e i problemi derivanti dalla crisi economica che ha forzato i governi europei ad operare scelte nei loro bilanci della difesa.
    Analizza i bilanci della difesa nazionale di 37 paesi europei e la base industriale della difesa europea fra 2001 e 2009. Integra l'analisi fornendo una base per la valutazione delle tendenze future in materia di difesa e le possibilità europee.
    La seconda relazione riguarda il rapporto fra USA e i paesi europei della NATO.
    Storicamente gli Stati Uniti hanno fornito l’Europa di una grande quantità di equipaggiamenti militari soprattutto durante la guerra fredda ed è ancora il suo principale fornitore.
    Ciò non significa che accanto ad una cooperazione vi sia anche una forte competizione (vedi il caso EADS-Boeing), in particolare si presenta molto delicata la questione del trasferimento di tecnologia, in quanto questi scambi sono oggetto di contrasti giuridici e normativi.
    Tuttavia, ad eccezione del potere di proiezione della forza e del sistema di difesa missilistico, le esigenze della difesa europea possono rimanere a carico delle industrie europee, anche se questo può voler dire un aumento dei costi, perché in tal modo si garantisce lo sviluppo delle capacità tecnologiche e industriali.

    Il Consiglio degli Affari Esteri ha approvato recentemente le linee guida per l’Agenzia Europea della Difesa (EDA) e un bilancio di 30,5 milioni di euro per il 2011.
    La stesura dell’agenda è stata condizionata dall’accordo siglato in campo militare fra Francia e Regno Unito (novembre 2010) con l’intento di rafforzare una più stretta cooperazione bilaterale, la messa in comune di alcune risorse industriali e tecnologiche e la loro capacità di proiezione (in particolare i velivoli senza pilota Unmanned Aerial Vehicle, Uav a media altitudine e lungo raggio e le comunicazioni satellitari). Risulta così modificato il quadro di riferimento europeo: il nuovo asse non solo crea una nuova gerarchia rispetto al gruppo iniziale (Germania, Italia, Spagna e Svezia più Francia e Gran Bretagna) ma mina il processo di integrazione con gli altri 21 Stati europei.
    EDA dovrà agire in conformità con quanto previsto dal Trattato di Lisbona, costruire un rapporto collaborativo con la Commissione e individuare le capacità necessarie in un apposito piano di ricerche.
    L’Europa, così come si evince dal XII Rapporto sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2011:009:0001:0417:IT:PDF , ha autorizzato l’esportazione di materiali bellici nel 2009 per 40,3 miliardi di euro. La Francia è stato il principale esportatore (12,7 miliardi di euro), seguita da Italia (6,7 miliardi), Germania (5 miliardi), Regno Unito (3,5 miliardi) e Spagna (3,2 miliardi) raggiungendo da sole quasi l’80% del totale. Altra cosa è riuscire a quantificare le effettive consegne di armamenti tenendo presente che alcuni paesi come Belgio, Danimarca, Germania, Polonia, Grecia, Irlanda e Regno Unito non hanno fornito dati.
    Si riesce comunque a registrare che più del 53% delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti sia stato rivolto al Sud del mondo, che i trasferimenti intracomunitari di armamenti sono diminuiti tra il 2008 e il 2009, che sono quasi raddoppiati quelli destinati al Medio Oriente e al Nord Africa e triplicati quelli verso il Centro e Sud America. Sono inoltre proseguite le esportazioni verso Paesi sotto embargo quali ad esempio la Cina.

    Il documento Military spending and arms procurement in the Gulf states
    http://books.sipri.org/files/FS/SIPRIFS1010.pdf riporta che nel settembre 2010 l'Arabia Saudita ha chiesto il permesso al governo statunitense di acquistare un gran numero di aerei da combattimento ed elicotteri da società statunitensi. Questa è stata solo l'ultima indicazione che l'Arabia Saudita sta progettando un numero elevato di acquisti di nuovi armamenti simile a quella del 1990 sollevando dubbi sul suo possibile impatto militare nella regione del Golfo, che comprende sia l'Iran che l'Iraq a fianco degli Stati arabi del Golfo, un’area di già scarsa trasparenza.
    La scheda SIPRI combina i dati sulle spese militari e importazioni di armi recenti previste nei paesi del Golfo: Bahrain, Iran, Iraq, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
    I fornitori delle principali armi convenzionali a paesi del Golfo sono Stati Uni, Francia, Russia, Gran Bretagna, Cina.

    Per quanto riguarda il tanto declamato programma nucleare iraniano c’è da rilevare quanto denunciato nel La Belgique face à l’exportation illégale de biens nucléaires à double usage
    http://www.grip.org/fr/siteweb/images/NOTES_ANALYSE/2011/NA_2011-01-04_FR_M-MEKDOUR.pdf in cui si fa notare come l’esportazione illegale di materiale ad uso duale sia poco controllata. Il Belgio non è l'unico paese colpito da casi di esportazioni illegali di beni a doppio uso.
    Un giudice olandese ha aperto un'inchiesta lo scorso aprile contro l'Entreprise Euroturbine perchè ha esportato turbine per l'Iran senza ottenere le licenze necessarie e falsificando documenti doganali.
    In Germania tre uomini, un iraniano e due tedeschi, sono stati incriminati per l'esportazione illegale di materiale a duplice uso nel mese di agosto. Ma anche gli Stati Uniti non sono immuni a questo tipo di vendite nonostante la severità delle leggi in materia di esportazioni verso lo Stato persiano. Gli altri Stati particolarmente monitorati sono Cina, Corea del Nord, Birmania e Siria.

    Il Dipartimento di Stato americano ha concesso alla ex Blackwater Worldwide di pagare una multa di 42 milioni di dollari ed evitare così conseguenze penali per aver violato 'embargo all'export di armi in Afghanistan. Lo riporta il quotidiano americano New York Times, ricordando che la società che ora si chiama XE Services, è al centro di centinaia di denunce che vanno dall'esportazione illegale di armi in Afghanistan, all'addestramento di cecchini per la polizia di Taiwan, alla disponibilità ad addestrare le truppe nel sud del Sudan senza le necessarie autorizzazioni. La compagnia privata del North Carolina ha un contratto con il Dipartimento di Stato per la fornitura di personale della sicurezza a funzionari e convogli diplomatici Usa in diversi paesi pericolosi nel mondo. Un portavoce dell'agenzia di sicurezza americana, riporta il quotidiano, ha confermato il raggiungimento di un accordo con il Dipartimento di Stato.

    Il ciclo produttivo delle armi si chiude con la sua naturale finalità: la guerra

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