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    La Costituzione europea. Ecco perchè va difesa

    Per mettere tutti d’accordo, la Costituzione europea ha lasciato tutti scontenti. Ma essa non è un punto di arrivo, quanto un punto di partenza.
    Giovanni Finizio (Centro Studi sul Federalismo, Torino)
    Fonte: Alto Adige

    I cittadini francesi l’hanno respinta, quelli olandesi anche; agli europeisti non piace un granché, ai sovranisti neppure, come pure a gran parte dei pacifisti.

    Una cosa è certa: la Costituzione europea non soddisfa quasi nessuno, eppure 25 governi l’hanno firmata dopo un lungo lavoro di elaborazione che ha coinvolto con lo strumento della Convenzione i governi stessi, il Parlamento europeo, i parlamenti nazionali e la Commissione europea e che si è aperta per la prima volta alla società civile esibendo una assoluta trasparenza ed incoraggiando un dibattito pubblico ampio e approfondito (rispetto al passato…).

    Perché dunque, la Costituzione europea non piace?

    Consideriamo (semplificando) due posizioni favorevoli all’integrazione europea, ma deluse dalla Costituzione:

    a) gli europeisti (o i federalisti) vorrebbero che l’UE diventasse una federazione, non oppressiva delle specificità nazionali, ma in grado di gestire i processi globali che stanno investendo lo stato-nazione, che questo non riesce ad affrontare e che portano al declino della democrazia. Essi reclamano un governo europeo forte e democratico, responsabile di fronte ad un Parlamento europeo altrettanto forte ed in grado di incidere a fondo sui processi decisionali europei. Ma vorrebbero anche un’unica politica estera e di difesa (comprensiva di un esercito europeo) in luogo delle singole politiche estere e di difesa nazionali, per poter agire come soggetto unitario sulla scena internazionale, per eliminare definitivamente la possibilità di muoversi guerra tra stati europei e per mettere le forze armate europee al servizio dell’ONU per la pace nel mondo. Essi sono insoddisfatti, perché rimangono molti nodi insoluti, come il potere di veto in diverse materie, che immobilizza l’UE (si pensi alla politica estera); l’inesistenza di una politica fiscale dell’Unione, che impedisce l’elaborazione di politiche macroeconomiche europee per l’occupazione e la crescita; gli insufficienti poteri del Parlamento europeo, che lasciano aperto il deficit democratico dell’Unione; la mancanza di un vero governo politico europeo dell’Euro, da cui deriva l’anomalia di una moneta senza governo.

    b) Il pacifismo. I movimenti pacifisti sono storicamente frutto della convergenza di due anime: quella delle organizzazioni cristiane (cattoliche, soprattutto) e quella comunista o socialista (marxista e non). Ciò implica che le questioni che stanno a cuore ai pacifisti, in generale, sono l’antimilitarismo e l’avversione alla globalizzazione neoliberista in nome di un’economia di giustizia. La Costituzione europea non li soddisfa: essa non ripudia la guerra quale mezzo di risoluzione delle controversie (essi chiedevano l’inserimento all’art. 1 dell’art. 11 della Costituzione italiana); non "disarma" gli stati nazionali a favore di un esercito europeo (ipotesi che pure molti di essi aborrono facendo erroneamente coincidere esercito europeo con politica di potenza europea); non corregge le derive neoliberiste che, a loro giudizio, sono state introdotte dal Trattato di Maastricht, con i suoi criteri di convergenza che impediscono agli stati politiche fiscali espansive finanziate con il debito pubblico, e non assegnando tale potere neppure all’UE; questa appare ancora distante dai cittadini, tecnocratica e poco trasparente, più uno strumento dei poteri economici, del capitale e della globalizzazione neoliberista, che un mezzo per gestirla e correggerla.

    Per mettere tutti d’accordo, la Costituzione europea ha lasciato tutti scontenti. Ma essa non è un punto di arrivo, quanto un punto di partenza. Introduce diversi passi avanti (pur insufficienti) in tutti i settori migliorando la governabilità e la democraticità per una UE a 25 membri. Segna l’esordio di un nuovo metodo costituente, quello della Convenzione, che non è monopolio dei governi, ma è più democratico, pluralistico e trasparente. Soprattutto, il potere di "fare" l’Europa si sta spostando sui popoli, che per la prima volta si vedono riconosciuto il diritto di iniziativa legislativa popolare (prima monopolio della Commissione) e il diritto di ottenere attraverso il Parlamento europeo la convocazione di una nuova Convenzione per la revisione costituzionale (prima monopolio degli stati). Questa Costituzione, dunque, è una tappa di un processo costituente che è in atto dalla nascita della CEE, ma che oggi conosce un salto di qualità perché eleva (pur non completamente) i popoli a soggetto costituente, e dà loro sempre maggiori possibilità di rimediare ai difetti che essi stessi addebitano alla macchina europea e alla Costituzione. Solo per questo, interrompere questo processo e mortificare queste conquiste, significa remare contro le proprie rivendicazioni. La pura etica dei principi, come spesso accade, non paga. Questa Costituzione, perciò, andava e va sostenuta.

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