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    Bilancio europeo, per l'Italia il prezzo è alto

    Ue. La bozza di accordo illustrata dal ministro Jack Straw prevede un bilancio pluriennale molto ridotto. Il paese paga il prezzo di una politica all'insegna del ''Meno Europa per tutti''
    7 dicembre 2005 - Gianni Pittella e Pasqualina Napoletano (Membri del gruppo PSE al Parlamento europeo)
    Fonte: AprileOnLine.Info n. 65 - 07 dicembre 2005

    Dopo aver letto le proposte della presidenza britannica è ormai chiaro che dal negoziato sulle Prospettive finanziarie della Ue, l'Italia sarà il Paese che uscirà maggiormente con le ossa rotte. Come temevamo. E per questo motivo, nelle scorse settimane, avevamo messo in guardia il governo Berlusconi-Fini-Tremonti.
    La bozza di accordo illustrata dal ministro Jack Straw prevede un bilancio pluriennale molto ridotto e su questo sfondo, una penalizzazione gravissima per l'Italia che pagherebbe, più di ogni altro Stato membro, il prezzo di una politica all'insegna di «meno Europa per tutti». I grandi progetti del Presidente Blair sono rimasti nel cassetto. Si annuncia un'Europa più piccola, senza ambizioni. È una prospettiva allarmante. La proposta britannica si distingue per:
    1. Lasciare praticamente inalterato il meccanismo del rimborso al Regno Unito;
    2. La riduzione del finanziamento nazionale al bilancio che accontenta i Paesi "contributori netti”;
    3. la concessione alla Spagna del "Fondo tecnologico" per la competitività a causa dell'uscita dal Fondo di coesione;
    4. il taglio di una parte dei Fondi strutturali ai Paesi dell'Est mitigato dall'allungamento dei tempi di spesa previsti dalla regola dell' "N+2" e da un eventuale maggiore finanziamento.
    Dalla riduzione della portata del bilancio, che sarebbe una decisione esiziale per il funzionamento, gli obiettivi e le speranze dell'Unione europea. Ogni Paese, per un verso o per l'altro, riceverà comunque una parziale compensazione.
    E l'Italia? È vero che pagherebbe poco di meno, come del resto tutti gli altri, al bilancio comunitario, ma subirebbe un altro colpo con un taglio al capitolo dello sviluppo rurale e con la già prevista decurtazione dei Fondi.
    Il governo italiano s'approssima, dunque, al Consiglio europeo di Bruxelles in splendido isolamento. Altro che minacciare il veto. Bisognava, per tempo, costruire una politica di alleanze nel Consiglio europeo, avere la statura da leadership, per lanciare la sfida di un bilancio davvero innovativo. Temiamo che, giunte a questo punto le cose, ci si prepari ad acconciarsi al gravissimo arretramento della proposta britannica. Per l'Italia si tratta di una sfida decisiva, non solo per il legittimo interesse di tutelare i bisogni di coesione delle regioni italiane, sia quelle del centro nord che quelle del sud, ma anche perché se il treno europeo recupera vigore e competitività, il nostro Paese ha tutto da guadagnare.


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