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    Pera: nemico acerrimo di un'Europa unita, laica e multiculturale

    La redazione di Europace riporta integralmente l'intervista a Marcello Pera realizzata da Marco Nese del Corriere della Sera. Il Presidente del Senato è, da considerarsi, un acerrimo nemico di un'Europa unita, laica, multiculturale e aperta al resto del mondo. Pera afferma di voler essere il portabandiera dell'identità giudaico cristiana e di farne la bandiera dell'Europa. Un'Europa che dovrebbe lasciare fuori dai propri confini la Turchia e far diventare la religione un elemento dell'identità europea in barba alla laicità dello stato e alla libertà di culto. Un messaggio estremamente pericoloso e destabilizzante per un'Europa che tenta, faticosamente, di costruire un'alternativa democratica sovranazionale che possa arginare l'unilateralismo americano, di aprire le proprie porte agli immigrati e di stabilire un dialogo interculturale con il mondo africano e mediorientale.
    Fonte: Corriere della Sera - 27 dicembre 2005

    Pera: farò campagna elettorale sui valori

    "Voglio essere il portabandiera dell'identità giudaico-cristiana dell'Occidente"

    NASSIRIYA — "Prenderò in mano la bandiera dell'Occidente, la bandiera dell' Europa, delle relazioni transatlantiche, dei nostri princìpi e valori, la bandiera della nostra identità giudaico-cristiana". Il presidente del Senato Marcello Pera spiega il suo programma durante la visita ai militari italiani a Nassiriya. "Non a caso sono venuto a passare il Natale con loro. La missione che svolgono in Iraq dimostra che i valori della nostra civiltà si difendono anche lontano da casa. Al contrario di quanto ritiene il professor Prodi".

    Cosa rimprovera a Prodi? "Quand'era presidente della commissione europea ha diffuso l'idea di un'Europa come isola felice, ha contribuito a creare l'immagine mitica di un continente speciale, che non deve preoccuparsi della sicurezza e della difesa della sua identità. Prodi contribuì a dividere l'Europa, la definì un contropotere rispetto agli Stati Uniti. Come se l'Europa potesse infischiarsi delle proprie responsabilità internazionali. È stato un danno grave. Ma tutta la cultura di sinistra ha cullato una generazione di europei nell'illusione che pace e stabilità siano una specie di diritto naturale".

    E non lo sono? "Non sono una conquista definitiva. Si è evitato di far nascere la consapevolezza che comportano responsabilità e possono richiedere anche l'uso della forza per mantenerle. E’ la logica della resa, della mancanza di volontà di difendersi. La prova numero uno di questa ignavia è il modo in cui gli europei trattano i terroristi, li nobilitano chiamandoli guerriglieri, li giustificano, gli riconoscono un'ideologia, naturalmente quella antioccidentale. E se vengono catturati li assolvono".

    E sull'immigrazione come si comportano gli europei? "Ci sono due modelli di immigrazione. Quello inglese basato sul multiculturalismo, parola considerata nobile, ma in realtà espressione della resa. Consiste nel dare dignità di cittadinanza non alle singole persone, ma alle comunità, riconoscendo ad esse il diritto di tutelare i proprimembri. L'altro modello è quello francese, nazionalista, laicista. Pretende di eliminare la religione e assimilare tutti in una specie di religione di Stato. Entrambi i modelli sono falliti".

    Lei ha una ricetta migliore? "Gli immigrati hanno il dovere di integrarsi. Dobbiamo rispettarli ma pretendere che essi rispettino i diritti fondamentali dell'uomo garantiti dalle costituzioni europee. Se non lo fanno, dobbiamo difenderci. Qui sta il problema. Per difendersi bisogna credere che qualcosa è messo in discussione e che invece vale la pena di salvaguardare. Se però gli europei non credono più nei propri valori universali, non si riconoscono più nei principi tradizionali, allora a che titolo e dentro che cosa possono chiedere agli immigrati di integrarsi? Se da noi impera il relativismo spacciato per tolleranza, perché gli immigrati dovrebbero integrarsi nella nostra cultura invece che restare nella propria? Col loro atteggiamento gli europei si preparano alla resa definitiva, a essere assimilati invece che integrare gli altri".

    Bernard Lewis prevede un'Europa musulmana fra cent’anni. "Ne parlavo l'altro giorno con un vescovo che segue con attenzione questi fenomeni. E lui mi fa: altro che fra cent'anni, la Mezza Luna musulmana si imporrà in Europa fra trent'anni. Temo che questa sia la realtà. Facciamo finta di niente, siamodegli irresponsabili, per nulla preoccupati del mondo che consegneremo alla nuova generazione. Già fatichiamo a integrare qualche milione di immigrati, a inserirli nei nostri schemi culturali. Eppure apriamo le porte dell'Europa alla Turchia. Con i suoi 67 milioni di musulmani, si stravolgerebbe l'identità del nostro continente".

    Dicono che lei vuole dar vita a un suo partito politico. "Non è vero. Sono imiei avversari ad attribuirmi questa intenzione. Io coltivo progetti diversi, se volete anche più ambiziosi. È venuto il momento di scuotere l'opinione pubblica. E allora, come dicevo prima, mi propongo di sostenere i valori occidentali e della cultura giudaico-cristiana. Dobbiamo svegliarci, riaffermare e difendere i principi umani e religiosi su cui è nata e cresciuta l'Europa".

    In sostanza che vuol fare? "Mi impegnerò sui temi dell’Europa e della bioetica che sono trascurati o trattati malissimo dalla sinistra, talvolta anche dalla destra. Girerò l'Italia da Nord a Sud. Ricevo decine di inviti e ogni volta trovo migliaia di persone. Questi argomenti sono molto sentiti. Prendiamo l'aborto. È stato dipinto come una conquista di civiltà e un diritto della donna. Ma esso comporta la soppressione di una vita umana, e allora bisogna considerare anche i diritti della coppia e del povero feto che viene ucciso".

    Temi sui quali interviene molto la Chiesa, soprattutto monsignor Ruini. Come laico, non la considera un'ingerenza? "Chi parla di ingerenza non tiene conto di un fenomeno nuovo, lo straordinario risveglio religioso che testimonia un grande bisogno di spiritualità. I segni rivelatori si sono manifestati prima con papa Wojtyla, acclamato da folle immense, si ripetono con papa Ratzinger che richiama un numero di fedeli anche maggiore, e hanno dominato la seconda campagna elettorale del presidente Bush. C'è una domanda di guida spirituale e morale, che la politica non è in grado di soddisfare. Siccome non si può ignorare un sentimento spirituale così diffuso, non si può impedire alla Chiesa di parlare. Nelle prossime settimane sarà resa pubblica la prima enciclica di Benedetto XVI. E non credo che conterrà solo argomenti dottrinari ".

    Che tipo di campagna elettorale sarà? "Temo che sarà poco serena. Durante questi cinque anni c'è stato troppo odio, non si sono rispettate nemmeno le cariche istituzionali. In questo il professor Prodi ha le sue responsabilità. Quand'era presidente della commissione europea è sembrato che anche per lui la lotta politica contro Berlusconi fosse più importante del danno di immagine che veniva procurato all'Italia. Ma ora Berlusconi può presentarsi agli elettori con un elenco di cose realizzate, Prodi no, la sua prova di governo fu un fallimento".

    Lei vanta un rapporto privilegiato con papa Ratzinger. Come l'ha conosciuto? "Ne apprezzavo gli scritti, eccezionali per lucidità e fermezza. Andai a trovarlo e lo invitai a fare una conferenza in Senato. Lui accettò, venne a parlare dell'Europa, dell'odio di sé che l'Europa mostra oggi di avere. Fece l'elogio implicito del modello americano dove la religione gioca un ruolo grandissimo nella società. Mentre da noi si tende a sottovalutare l’importanza del messaggio religioso per l'identità di un popolo. Sì, io sono laico, nel senso di agnostico, ma nutro un forte senso religioso. La notte di Natale a Nassiriya, alla messa celebrata sotto un tendone da monsignor Bagnasco, nel vedere 25 soldati ricevere la cresima, mi sono commosso come quand'ero bambino".

    Intervista di Marco Nese

    27 dicembre 2005

    Note:

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/12_Dicembre/27/nese.shtml

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