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    Rifkin: Ma l'America adesso vi invidia

    L'Europa vista da un americano. Zatterin intervista Jeremy Rifkin
    Fonte: La Stampa - 24 marzo 2007

    di Marco Zatterin (Corrispondente da Bruxelles)

    Per Jeremy Rifkin «l'Europa è il laboratorio per il XXI secolo». Davvero? Non erano Cina e India? «Niente affatto» ribatte l'economista e filosofo di Denver, Colorado. E' convinto che noi stiamo vivendo «nel solo spazio politico in cui la gente si pone le domande giuste su come sviluppare una consapevolezza globale per un mondo interconnesso». Niente elegia da festa di compleanno, assicura. «Non sono naïf sull'Ue, so che potremmo parlare per ore di ipocrisie, xenofobia, miopia politica, scontri di poteri». Eppure, insiste, «500 milioni di persone stanno realizzando un sogno senza eguali. Traghettano il loro continente dalla geopolitica alla politica della biosfera per vivere meglio su un pianeta condizionato da cambiamento climatico, crisi energetiche, terrorismo e commercio
    globale». Sessantaquattro anni, autore di best seller, anima della Foundation on Economic Trends, Rifkin è un americano che vorrebbe essere europeo. Domani chiuderà la festa del Cinquantenario al Campidoglio, dove arriverà con il modello sperimentale di auto all'idrogeno italiana pronto a trattare gli euroscettici come incontentabili. «Va bene essere sobri e realistici - confessa -, però bisognerebbe smetterla di lamentarsi e ragionare su una cosa precisa: e cioè che molte persone vorrebbero essere al vostro posto oggi, americani compresi. Dovete cogliere questo attimo per celebrarvi. Nella terra dove si è versato più sangue nella Storia avete costruito una struttura basata su reciprocità, fiducia e condivisione della cultura. E' una realtà da festeggiare che vi attribuisce anche una grande responsabilità. Quella di fondare la prima piazza globale del pianeta, basata sull'inclusione, il rispetto dei diritti umani, sviluppo sostenibile e pace. Se fallirete sarà una tragedia per il
    mondo».

    Cosa glielo fa pensare?

    «Perché l'Europa è l'unico posto dove si pensa in modo globale. Le decisioni sull'Energia di due settimane ne sono la prova». Davvero che l'Ue è il capofila della lotta contro l'effetto serra? «Tutto è iniziato con l'energia mezzo secolo fa. Nei prossimi cinquant'anni la sfida della sua integrazione sarà nel diventare la prima economia alimentata da risorse alternative e idrogeno. Si pone uno standard che tutti dovranno imitare e che farà dell'Europa il faro che illumina la via per la terza rivoluzione industriale».

    Fino a dove pensa che l'Unione possa allargarsi?
    «Un giorno potrebbe comprendere la Russia, per molte ragioni geopolitiche ed economiche. Ci sarà la Turchia e ci saranno i Balcani. Siete una famiglia che può arrivare ai bordi dell'Asia».

    E' una prospettiva che fa paura… «La gente è per natura restia ai cambiamenti. C'erano timori anche quando sono entrati greci e portoghesi. Dicevano che avrebbero distrutto la Comunità. E' stato invece un bene per tutti. I nuovi soci hanno portato energia, passione, creatività».

    Cambierebbe l'euro col dollaro?

    «Quando è nata la moneta unica la maggior parte degli economisti disse che in sei mesi sarebbe stata carta igienica. Oggi l'euro cresce e il dollaro si svaluta. La ragione è che l'economia americana è costruita sulle false fondamenta del debito. Siamo quasi in bancarotta e potremmo finire come l'Argentina. All'Europa non succederà».

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