Il significato del "Progetto di pace perpetua" di Kant per l'uomo contemporaneo

30 agosto 2004 - Lucio Levi (Docente di Politica Comparata - Università di Torino. Direzione Nazionale Movimento Federalista Europeo)


1. La pace attraverso la Federazione mondiale
Il progetto di una federazione o di una repubblica mondiale è stato concepito e formulato da Kant nel suo saggio sulla pace perpetua nel 1795.
Il sogno della pace universale è una vecchia idea. Essa risale alla filosofia stoica e al cristianesimo. E' stato ripreso nel Medio Evo da Dante che identificava nell'Impero l'istituzione da costruire per realizzare la pace. Ma il progetto di Kant, elaborato durante la Rivoluzione francese, alle soglie dell'era della democrazia e del nazionalismo, è profondamente differente da tutti i progetti precedenti. Esso non era concepito come una proposta da sottomettere a un imperatore capace di unire un gruppo di Stati entro le frontiere di un impero o a governi o diplomatici per realizzare un migliore equilibrio di potere. Kant sostiene l'idea che la pace universale e permanente presuppone il superamento della sovranità degli Stati e dell'anarchia internazionale e la formazione di una federazione che abbracci poco a poco tutti i popoli della terra.

2. La visione della pace secondo Kant Immanuel Kant
Kant non concepisce semplicemente la pace come la sospensione delle ostilità nell'intervallo tra due guerre (pace negativa). Questa nozione della pace è ancora dominante, a parte qualche eccezione, nella cultura politica contemporanea. Lo stato di pace, secondo Kant, non è uno stato naturale, piuttosto è qualcosa che deve essere istituito attraverso un ordine legale imposto da un'autorità mondiale superiore a ogni singolo Stato (pace positiva). Definendo la pace come l'organizzazione politica che mette fine a tutte le guerre e per sempre, Kant identifica con precisione il fattore che differenzia la pace dalla guerra e situa la tregua – situazione nella quale, una volta terminate le ostilità, permane la minaccia che esse possano riaprirsi – sul versante della guerra.

3. I pre-requisiti della pace
All'epoca di Kant, la Federazione mondiale era un lontano fine ultimo. Ma l'importanza del suo approccio alla pace risiede nell'identificazione dei pre-requisiti essenziali che solo oggi ci avvicinano alla pace universale e permanente:
a) il primo pre-requisito sarebbe stato acquisito quando l'esperienza della devastazione della guerra avrebbe spinto le nazioni a rinunciare alla libertà selvaggia (senza legge) e alla situazione intollerabile di anarchia internazionale;
b) il secondo, quando lo sviluppo del commercio, dal momento che la terra è un globo, avrebbe obbligato l'umanità a rassegnarsi a vivere a stretto contatto;
c) il terzo, quando l'evoluzione dell'umanità avrebbe raggiunto lo stadio della formazione di una costituzione civile repubblicana, fondata cioè sulla libertà e sull'uguaglianza;
d) il quarto, quando l'apparire di una opinione pubblica mondiale avrebbe consentito alla violazione del diritto avvenuta in un punto della terra di essere avvertita dovunque.

4. Il problema della pace nel mondo contemporaneo
Tutto ciò mostra che Kant non era un utopista. Egli era cosciente che l'imperativo della ragione non era sufficiente a persuadere gli uomini a cercare la pace:
a) le guerre mondiali e le armi nucleari mostrano che Kant aveva ragione quando predisse che soltanto l'esperienza della distruttività della guerra avrebbe persuaso gli Stati a rinunciare alla loro libertà selvaggia e a sottomettersi a una legge comune;
b) per di più, il processo di globalizzazione ha comportato l'erosione della sovranità nazionale e il bisogno di nuovi poteri a livello regionale e mondiale;
c) inoltre, dopo la caduta dei regimi fascisti e comunisti, una maggioranza di Stati membri delle Nazioni Unite è retta da regimi di democrazia rappresentativa, che costituisce il pre-requisito per l'estensione della democrazia alle relazioni tra gli Stati, cioè per la realizzazione della democrazia internazionale. Il Parlamento europeo è il laboratorio di questa nuova forma di democrazia;
d) infine, grazie ai mass media, noi siamo informati ogni giorno degli avvenimenti che accadono ovunque nel mondo. Ciò costituisce la base per la formazione di un'opinione pubblica e di una società civile globali. Questi fenomeni sono aspetti del processo di globalizzazione, che cancella la distinzione tra politica interna e politica estera. La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la Corte penale internazionale sono due esempi della tendenza ad applicare agli individui il diritto internazionale. Questi esempi mostrano che l'ordine internazionale è cambiato e che può cambiare ancora più radicalmente.

5. L'attualità del pensiero di Kant
Se quanto sopra è corretto, allora possiamo trarre un conclusione importante. La tradizione kantiana, rimasta latente durante l'era del nazionalismo, è stata rilanciata nella nuova fase della storia del mondo iniziata con la fine della guerra fredda. Numerosi studiosi, come Jürgen Habermas, David Held e Otfried Hoffe , sostengono che l'idea di Kant di una Repubblica federale mondiale costituisce la risposta ai problemi posti dalla globalizzazione e dall'erosione della sovranità degli Stati. La creazione di nuove forme di statualità a livello mondiale sembra essere la sola alternativa al dominio del sistema di mercato e alla diffusione della violenza. Gli obiettivi universali della costituzionalizzazione delle relazioni internazionali e della democrazia internazionale danno all'uomo contemporaneo un principio guida nella crescente confusione creata dal processo di globalizzazione.

6. La globalizzazione e la crisi del paradigma realistico
Il paradigma realistico è basato sull'ipotesi che la vita politica è divisa in due sfere: la politica interna, dove i conflitti possono essere risolti con mezzi legali, e la politica internazionale, nella quale i conflitti sono risolti con gli strumenti della violenza ogni volta che la diplomazia fallisce nella composizione pacifica delle controversie internazionali. Mentre entro i confini degli Stati i governi dispongono del monopolio della forza, a livello internazionale, il potere è distribuito tra una pluralità di Stati sovrani. E' dunque la struttura del sistema internazionale degli Stati, caratterizzato dall'assenza di un'autorità politica mondiale, che conduce i governi nazionali a privilegiare la ricerca della sicurezza e a ricorrere alla guerra quando i negoziati falliscono. La principale priorità che ispira la condotta degli Stati a livello internazionale è la ricerca della sicurezza, alla quale, se necessario, tutti gli altri obiettivi (osservanza dei valori morali e delle regole del diritto) debbono essere sacrificati.
L'ipotesi discutibile del paradigma realistico, è che la natura delle relazioni internazionali non può cambiare. Gli Stati sovrani sono concepiti come le sole istituzioni che sovrintendono alla sicurezza e all'ordine pubblico e sono i protagonisti esclusivi della politica internazionale. Il fatto è che il potere, l'interesse nazionale e la sicurezza sono concetti relazionali e storici. Il processo di globalizzazione favorisce il successo degli sforzi per superare la divisione del mondo in Stati sovrani.
La globalizzazione determina un arretramento dello Stato, per utilizzare un'espressione impiegata da Susan Strange nel titolo di un libro che costituisce uno dei più importanti contributi alla comprensione dell'evoluzione attuale delle relazioni internazionali.
Nel mondo contemporaneo, non si può più definire la società civile come un sotto-sistema dello Stato, come avveniva nel XIX secolo nella Filosofia del diritto di Hegel. Oggi lo Stato sta diventando progressivamente un sotto-sistema della società globale, che è costituita da attori non statali, come le società multinazionali, le ONG, i mass media, le organizzazioni criminali e terroristiche. La novità della situazione attuale risiede nel fatto che questi nuovi attori minacciano il monopolio del potere detenuto dagli Stati.

7. La globalizzazione e la crisi dello Stato sovrano
La globalizzazione non è solamente promossa da incentivi economici, ma anche, e specificamente, da una forza storica irresistibile più potente della volontà di qualsiasi governo o di qualsiasi partito politico: la forza scatenata dall'evoluzione del modo di produrre. Essa ha creato l'ambiente materiale e culturale nel quale si sviluppano gli Stati e le relazioni internazionali. Ogni stadio dell'evoluzione del modo di produrre cerca di soddisfare bisogni umani fondamentali, secondo una forma specifica della divisione del lavoro.
Il materialismo storico si fonda sull'ipotesi che la prima condizione della storia umana consiste negli individui concreti che producono i loro mezzi di sussistenza. Se si utilizza questa concezione della storia semplicemente come un “canone di interpretazione storica” - espressione coniata da Benedetto Croce -, la determinazione esercitata dal modo di produrre non è concepita come il solo fattore che influenza la natura dei fenomeni politici, giuridici, culturali ecc. Secondo questo schema esplicativo, la determinazione non procede in una sola direzione (determinismo economico), ma è compatibile con l'influenza reciproca dei fattori politici, giuridici, culturali sulla produzione materiale. Per esempio, Max Weber, che ha definito il materialismo storico come un fruttuoso tipo ideale che può orientare il lavoro degli scienziati sociali, ha messo in luce nei suoi lavori sulla sociologia della religione come l'etica delle religioni abbia influenzato l'evoluzione dei sistemi economici.
Se si accetta l'idea di un'influenza reciproca tra differenti fattori che contribuiscono a determinare il corso della storia, si può considerare il modo di produzione come il fattore che ha un'influenza decisiva sulla struttura e la dimensione dello Stato e le relazioni internazionali. Più specificamente si può stabilire una relazione tra il modo di produzione e la dimensione dello Stato e in particolare tra il modo di produzione agricolo e la città-stato, tra la prima fase del modo di produzione industriale (impiego del carbone e della macchina a vapore) e lo Stato nazionale, tra la seconda fase del modo di produzione industriale (impiego dell'elettricità, del petrolio e del motore a combustione interna) e lo Stato di dimensioni grandi come un'intera regione del mondo. Con la rivoluzione scientifica della produzione materiale (e quella delle telecomunicazioni e dei trasporti) la Federazione mondiale diviene possibile e necessaria.
Esiste dunque una relazione specifica tra il processo di globalizzazione, che non è altro che un processo di integrazione economica e sociale a livello mondiale, e il modo di produzione scientifico. Questo processo, per quanto lenta sia la sua evoluzione, crea la base economica e sociale della formazione di una società civile globale e di forme globali di statualità.

8. Integrazione europea e globalizzazione
Ciò significa che l'integrazione europea e la globalizzazione appartengono a due stadi differenti dell'evoluzione del modo di produrre: rispettivamente la seconda fase del modo di produzione industriale e il modo di produzione scientifico. Nel XIX secolo, durante il primo stadio della rivoluzione industriale, la società non poteva organizzarsi sul piano regionale né su quello mondiale. Di conseguenza, lo Stato e il regime democratico non potevano che essere organizzati a livello nazionale. Il secondo stadio del modo di produzione industriale ha determinato il declino degli Stati nazione e spinto al vertice della gerarchia del potere mondiale gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, che avevano acquisito la dimensione di grandi regioni del mondo. Nel libro The Expansion of England (1883), John Robert Seeley pose in modo chiaro i termini del problema: “Gli Stati Uniti e la Russia ... sono... esempi della tendenza moderna verso la costituzione di aggregati politici enormi, cosa che sarebbe stata impossibile senza le invenzioni moderne che riducono le difficoltà legate al tempo e allo spazio”. Egli formulò dunque questa previsione straordinaria: entro “una cinquantina di anni....la Russia e gli Stati Uniti sorpasseranno in potenza gli Stati considerati importanti allo stesso modo che gli Stati territoriali del XVI secolo sopravvanzarono Firenze”.
Allo stesso modo, il processo di integrazione europea ha indebolito i governi nazionali, li ha costretti a cooperare per risolvere insieme i problemi cui essi erano incapaci di fare fronte separatamente, ha creato una società civile europea accanto alle società civili nazionali, ha creato istituzioni europee che rappresentano un meccanismo decisionale che ha svuotato progressivamente le istituzioni nazionali. Il processo è arrivato a uno stadio così avanzato che la guerra tra gli Stati membri dell'Unione europea è diventata inconcepibile e la Costituzione europea è oggi al centro del dibattito politico in Europa. In altre parole, lentamente e imperfettamente, qualcosa di simile a una federazione europea sta prendendo forma.
Mentre il processo di integrazione europea è in corso e tutte le regioni del mondo sono coinvolte, con un ineguale grado di sviluppo, in un analogo processo di integrazione, queste ultime sono coinvolte in un processo complessivo di integrazione a livello mondiale. C'è un numero crescente di problemi importanti che anche lo Stato più potente è incapace di risolvere da solo. E' là che affondano le radici della crisi dello Stato sovrano e il bisogno che ne deriva di cooperazione internazionale e di sviluppo di organizzazioni internazionali.
D'altra parte esiste una rete fitta di organizzazioni internazionali, dall'Onu, al Fondo monetario internazionale, all'Organizzazione mondiale del commercio. Anche se con costituiscono un governo mondiale, esse lo anticipano, proprio come la Comunità europea e l'Unione europea sono istituzioni precorritrici della Federazione europea. La Corte penale internazionale, che ha inaugurato una nuova generazione di istituzioni internazionali, è particolarmente rilevante, nella misura in cui il suo obiettivo è l'applicazione del diritto internazionale agli individui. Per tali ragioni avanzo l'idea che essa possa essere considerata come un primo passo sulla via della federazione mondiale.

9. L'Unione europea e le nuove forme di statualità a livello internazionale
Affinché le decisioni prese a livello internazionale siano efficaci e democratiche occorre creare nuove forme di governo democratico al di sopra dei governi nazionali. E' la via che è stata aperta dall'Unione Europea, anche se il processo dell'unificazione europea non è ancora compiuto. Per esempio, la politica commerciale è una competenza esclusiva dell'Unione europea esattamente come lo è la politica monetaria per gli Stati che hanno adottato l'euro. In questi campi l'Unione europea si comporta più o meno come uno Stato. Inoltre, per assicurare la libera concorrenza, la Commissione europea è dotata di un'autorità anti-trust. Se si considera che una moneta unica è la condizione essenziale per impedire la speculazione internazionale e che l'azione pubblica di un'autorità anti-trust costituisce un rimedio alle distorsioni di concorrenza condotte dai monopoli e dagli oligopoli, si può concludere che ciò è quanto ci occorre a livello mondiale per governare la globalizzazione.

10. Il bisogno di democrazia internazionale
La democrazia, proprio perché è frammentata tra numerosi Stati nazionali troppo piccoli per assicurare lo sviluppo economico e lacerati da conflitti internazionali, non è abbastanza forte da impedire la degenerazione autoritaria delle sue istituzioni.
Solo la democrazia potrebbe sottomettere al controllo del popolo le relazioni internazionali, che sono ancora il terreno di conflitti diplomatici e militari tra le nazioni. La democrazia e l'indipendenza non possono essere realmente conciliate che nel quadro di istituzioni federali da creare a livello regionale e mondiale. L'analisi delle strutture delle organizzazioni internazionali mostra che esse sono macchine diplomatiche all'interno delle quali i governi praticano la cooperazione. Ma recentemente alcune di esse si sono arricchite di strutture parlamentari che costituiscono la risposta dei parlamenti nazionali al processo di globalizzazione e all'erosione del loro potere. In altre parole, esse rappresentano il tentativo di spostare a livello internazionale il controllo parlamentare nei confronti dei governi. La maggior parte di queste strutture parlamentari sono composte da parlamentari nazionali, ma il Parlamento europeo, che rappresenta l'evoluzione più avanzata di questa categoria di assemblee internazionali, è eletto direttamente. Il Parlamento europeo è quindi il laboratorio della democrazia internazionale . Dopo la sua elezione diretta ha aumentato non solo i suoi poteri legislativi, ma anche quelli di controllo sulla Commissione, intesa come il potenziale governo europeo. Questo significa che la democratizzazione dell'Unione europea è stato uno strumento potente del rafforzamento delle istituzioni europee. Nell'insieme, la lezione che si può tirare dalla storia (per utilizzare per la riforma dell'ONU) è che il rafforzamento e la democratizzazione delle istituzioni hanno contribuito assieme a fare avanzare l'unificazione europea.

11. L'Unione europea: paese-guida della democrazia internazionale
Non si può nascondere il fatto che il progetto di porre la globalizzazione sotto controllo democratico incontra un'opposizione formidabile, non solo da parte dei regimi autoritari, ma principalmente dal governo degli Stati Uniti che non permetterà che la sua potenza subisca limitazioni da parte di organizzazione internazionali alle quali essi appartengono né da parte dei movimenti della società civile globale. Ciò significa che non è sufficiente che un governo sia democratico per essere capace di promuovere la democrazia internazionale. E' una condizione necessaria ma non sufficiente. Gli Stati Uniti hanno impegni strategici mondiali così gravosi che sono incapaci di promuovere un tale progetto. Per battere l'opposizione degli Stati Uniti, occorre che emerga un centro di potere capace di sostenere il progetto di un ordine mondiale democratico. E' ragionevole credere che l'Europa potrebbe giocare tale ruolo. Il significato dell'unificazione europea risiede nel superamento dello Stato nazionale, una forma di organizzazione politica che sviluppa rapporti di forza nei confronti di altri Stati. E' per questo che si può stimare con certezza che l'Unione europea, né in futuro la Federazione europea, non avrà ambizioni egemoniche
Sebbene l'Unione europea aspiri a essere indipendente dagli Stati Uniti, il suo obiettivo non sarà quello di sostituirsi agli Stati Uniti nel ruolo di stabilizzatore dell'ordine politico ed economico del mondo. L'Europa perseguirà piuttosto una politica di cooperazione con gli Stati Uniti nella prospettiva di una gestione comune dell'ordine mondiale, aperto alla partecipazione di altri raggruppamenti di Stati (l'unificazione delle grandi regioni che si costituiscono nel mondo). L'Europa avrà una potenza sufficiente per sollevare gli Stati Uniti da alcune delle loro schiaccianti responsabilità mondiali ed avrà l'autorità per persuaderli a sostenere la riforma democratica dell'ONU.
Tuttavia, per potere parlare con una sola voce, l'Europa deve prima di tutto completare il processo di unificazione federale. Con un Parlamento eletto a suffragio universale, l'Unione europea può diventare il paese-guida della democrazia internazionale. E' prevedibile che essa sarà anche più disponibile di altre organizzazione politiche a promuovere questa esperienza nelle altre regioni del mondo, così come a livello mondiale (democratizzazione dell'ONU).

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