Appello dei Movimenti costituenti d'Europa per la manifestazione del 4 ottobre
La Conferenza Intergovernativa che si apre il 4 ottobre per adottare il
Trattato Costituzionale dell'UE è l'espressione antiquata della sovranità nazionale e degli interessi dei governi nella logica neoliberista della globalizzazione. Mentre si moltiplicano gli eventi gravi dello sconvolgimento climatico, effetto del modello di produzione, di consumo, di vita dei paesi ricchi e, per garantire nel futuro questo modello, si prende possesso con le armi delle fonti energetiche, l'Europa dovrebbe esprimere con fermezza in questa carta costituzionale la consapevolezza e la responsabilità di cambiare modello di vita perché l'accesso alle risorse del pianeta sia equo e non sia distruttivo. La Presidenza Berlusconi del semestre europeo è poi il misero alfiere della retrograda, autoritaria e irrazionale politica delle privatizzazioni e di spoliazione dei governi dell'occidente che, oggi più che mai dopo il fallimento del vertice WTO di Cancun, vedono messo in crisi il loro disegno globale di uno sviluppo diseguale e un modello economico e sociale non supportabile. Contro il tentativo di revisione della storia occorre oggi recuperare i valori federalisti che per primi elaborarono Spinelli, Rossi e Colorni durante il confino nell'isola di Ventotene come risposta ai nazionalismi e alle guerre. Le scadenze istituzionali dell'UE e la probabile firma del Trattato nella primavera del 2004, sono le tappe obbligate per l'approvazione definitiva della costituzione formale dell'Europa, rispetto a cui il dibattito nell'opinione pubblica sul futuro dell'Unione Europea risulta più avanzate. Ma oggi in un'Europa sempre più allargata a est come a sud, si assiste ad un altro processo costituente che vede impegnati i movimenti e l'opinione pubblica globale che ha rappresentato la "seconda superpotenza" contro i G8, la guerra all'Iraq e il suo disastroso dopoguerra. Sono i movimenti costituenti che esprimevano la consapevolezza che il terrorismo si batte innanzi tutto cambiando modello di vita e progettando una redistribuzione globale delle ricchezze. Essi eccedono la logica governamentale di controllo sociale e prospettano la liberazione dei movimenti migranti e le lotte sul reddito, il non lavoro, le forme di autonomia municipale, provando a costruire una sfera pubblica non statale in cui agisce un nuovo costituzionalismo. È questa la frontiera irrinunciabile in cui si intrecciano elaborazione teorica e agire pratico, per definire un'Europa politica come spazio in cui siano salvaguardati i diritti fondamentali all'esistenza e al progresso individuale e collettivo e in cui praticare lotte per i diritti e sperimentazioni di una democrazia multilivello; in cui i processi di costituzionalizzazione si formano dal basso e dentro la società che rifiuta la guerra permanente. Questo spazio è segnato dai conflitti quotidiani tra dimensione statalista-intergovernativa e forme di federalismo continentale e autonomie solidali, tra politiche di privatizzazione dei beni comuni e lotte per l'accesso alle risorse primarie (alimenti, l'acqua, abitazione, sanità, educazione, ambiente, i saperi), tra la difesa ad oltranza di uno stato sociale corporativo sempre meno praticabile e un nuovo welfare in cui risaltano la garanzia delle minime necessità, un potere di acquisto adeguato per tutti , le richieste di reddito di cittadinanza, la democratizzazione dei processi economici, nuovi diritti civili e sociali e una cittadinanza universale che faccia tesoro delle differenze e delle potenzialità umane. L'Europa politica costruita dal basso può essere un'alternativa all'unilateralismo americano nella proposizione di un mondo diverso a partire da una gestione democratica delle risorse comuni ai cittadini del mondo. L'Europa che vogliamo deve essere cosmopolita, promuovere la forza del diritto, della democrazia e della giustizia internazionale abolendo l'uso della forza per regolare i conflitti internazionali. La bozza di Trattato costituzionale va invece in direzione opposta : non accetta il ripudio della guerra, prevede strutture militari europee ed è esplicitamente eurocentrica nel suo voluto disinteresse per qualsiasi intervento capace di affrontare il rapporto Nord/Sud del mondo. Il Forum per la Democrazia Costituzionale Europea si mobilita oggi per rivendicare l'ampiezza dei movimenti costituenti che oltrepassano la dimensione nazionale e si oppongono alle miserie negoziali della Conferenza Intergovernativa, per costruire un'Europa delle/i cittadine/i, senza recinti, frontiere e limiti: un'Europa federale post-nazionale, intesa come spazio politico globale sottratto ai comandi dei potenti. FORUM PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE EUROPEA
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