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    Il federalismo e la pace

    Abstract della relazione tenuta da Lucio Levi durante il seminario di formazione federalista "Federalismo: dall'Europa al mondo" a Ventotene dal 4 al 9 settembre 2004
    6 ottobre 2004 - Lucio Levi
    Fonte: www.mfe.it

    Nella bozza di Costituzione elaborata dalla Convenzione europea, alla pace non è attribuito il rilievo di primo piano che meriterebbe né le è riconosciuto il ruolo di pilastro dell'intero sistema dei diritti. La parola pace compare solo tra gli "obiettivi", ma non tra i "valori" sui quali si fonda l'Unione. Alla pace non è dunque riconosciuto lo stesso rango riservato al rispetto della dignità umana, alla libertà, alla democrazia, all'uguaglianza, allo Stato di diritto e al rispetto dei diritti umani. Nella prima frase del preambolo della Carta, dove, con una formulazione senza nerbo, che è ben lontana dall'attribuire a questo principio il carattere di fondamento dell'identità del cittadino europeo, si legge: “I popoli europei nel creare tra loro un'unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni”.
    Ciò che è sfuggito ai redattori della Carta è il fatto che il valore specifico che le istituzioni federali tendono ad affermare è la pace e che quindi il ruolo internazionale della Federazione europea potrà essere quello di veicolo della pace nel mondo. Va precisato che il termine pace non deve essere inteso nell'accezione negativa, come assenza di guerra, che costituisce, a parte rarissime eccezioni, la nozione più diffusa nella cultura politica contemporanea. Deve essere inteso nella accezione positiva, cioè nel senso che Kant ha attribuito a questa parola, come organizzazione politica che rende impossibile la guerra e “pone fine a tutte le guerre e per sempre”, come sta scritto nella Pace perpetua.

    L'unificazione europea e la pace

    Questo è il valore che qualifica e definisce la novità del disegno dell'unificazione europea. Nella “Dichiarazione” pronunciata da Schuman il 9 maggio 1950, nella quale è formulato il progetto della prima Comunità europea (la CECA), si sostiene che l'Alta Autorità avrebbe realizzato “le prime basi concrete di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace”. Con questa formulazione semplice e chiara sono definiti il mezzo e il fine.
    L'Europa, che è stata per secoli il campo di battaglia della lotta per l'egemonia tra Francia e Germania, si è trasformata nel terreno della costruzione di istituzioni sovrannazionali. Alla forza si va sostituendo progressivamente la legge (e più precisamente i regolamenti e le direttive) nel regolare la società e l'economia europee. Il fine del disegno federalista è la costruzione di istituzioni sovrannazionali, il cui compito è sottrarre le relazioni internazionali allo stato di natura.
    Naturalmente la Federazione europea non esaurirà il problema dell'espulsione della violenza dalla politica. Lo risolverà solo tra i suoi Stati membri. Finché non sarà stato raggiunto il traguardo della Federazione mondiale, la pace continuerà a essere una realtà circoscritta, divisa dal resto del mondo da confini ben delimitati.
    Non è senza significato che l'Europa, dove sono cominciate le guerre più devastanti che la storia abbia conosciuto, sia diventata il terreno più fertile di ogni altra regione del mondo per sperimentare istituzioni idonee alla costruzione della pace. Sulla base della riconciliazione tra Francia e Germania e tra le altre nazioni del continente si è avviato un processo di pacificazione tra i popoli europei, che non è ancora concluso. L'allargamento verso l'Europa centro-orientale, che non è altro che l'unificazione tra due Europe un tempo divise dalla cortina di ferro, è la pacificazione di un vasto territorio che dopo la caduta dei blocchi ha conosciuto gli orrori del nazionalismo etnico, della guerra civile e del genocidio.

    Il diritto alla pace

    Domandiamoci a questo punto qual è il significato di questa rivoluzione senza sangue e senza violenza per gl'individui. Tutte le grandi trasformazioni rivoluzionarie che hanno affermato nuovi valori e hanno introdotto nuove e più elevate forme di convivenza politica si sono tradotte in un'estensione dei diritti individuali, nel riconoscimento di nuovi diritti. Posto che usiamo la parola pace nell'accezione kantiana, si può chiamare a giusto titolo “diritto alla pace” l'insieme dei diritti che saranno garantiti ai cittadini della Federazione europea.
    Il diritto alla pace è come un tronco dal quale si dipartono numerosi rami, che sono le diverse generazioni dei diritti, che sono stati progressivamente riconosciuti nello Stato moderno e che possono estendersi sul piano europeo e mondiale solo a seguito dell'affermazione di nuove forme di statualità federale. La pace, in conformità con i princìpi affermati dalla cultura federalista, secondo una tradizione di pensiero che da Kant arriva fino a Kelsen, costituisce il presupposto della protezione dei diritti dell'uomo. Dieter Senghaas ha chiamato “esagono della civiltà” le sei trasformazioni politiche che hanno segnato altrettante tappe del processo di civilizzazione in seno allo Stato moderno e hanno creato le condizioni che hanno reso possibile la “pace interna”: 1. “deprivatizzazione della violenza (monopolio della violenza)”; 2. “controllo del monopolio della violenza e costituzione di forme di Stato di diritto (Stato costituzionale)”; 3. “controllo delle passioni” attraverso “il disarmo dei cittadini e la socializzazione tramite forme istituzionalizzate di regolazione dei conflitti”; 4. “partecipazione democratica”; 5. “giustizia sociale”; 6. “una costruttiva cultura del conflitto”, orientata verso il compromesso e la tolleranza. Un'ulteriore specificazione è forse necessaria se si considera che nuovi diritti si stanno affermando ed esigono protezione. Mi riferisco ai diritti relativi alla protezione dell'ambiente, dei dati personali, del patrimonio genetico e così via.
    Di fronte alla crescente interdipendenza tra i popoli e gli Stati dell'Europa e del mondo e allo sviluppo del processo di globalizzazione si impone l'estensione dell'esagono della civiltà sul piano internazionale, in modo da costruire “la pace tra gli Stati”. La piena costituzionalizzazione dell'Unione europea rappresenterà l'avvio di questo processo: garantirà la pace permanente tra gli Stati federati e affermerà il diritto alla pace per tutti i cittadini europei. Ciò significa che le istituzioni federali europee garantiranno la protezione dei diritti dell'uomo al di sopra degli Stati in quello spazio nel quale prevalgono tuttora, attraverso il diritto di veto, i rapporti di forza tra i governi nazionali.

    La Federazione europea come modello e come motore dell'unificazione del mondo

    L'affermazione del diritto alla pace nella Federazione europea deve essere considerato come il punto di partenza per la sua estensione a livello mondiale.
    Il successo dell'azione politica per costruire la Federazione europea sarà un evento decisivo per l'avvenire del federalismo, perché dimostrerà che è possibile far vivere un'unione di Stati al di là delle nazioni e in particolare di nazioni divise da conflitti secolari. La Federazione europea non sarà solo un modello per l'unificazione delle altre regioni e per il mondo intero (riforma dell'ONU), ma svolgerà anche il ruolo di motore di questo processo.
    Innanzi tutto, l'esempio del processo federativo dell'Europa determinerà l'accelerazione di processi analoghi, che sono in corso, con diversi gradi di sviluppo, nelle altre regioni del mondo, rinvigorirà il federalismo negli Stati Uniti e in India, dove ha subìto un'involuzione centralistica, e in Russia, dove si sta cercando di governare con istituzioni quasi federali la transizione dal socialismo reale alla democrazia e all'economia di mercato, e porrà il problema della riforma in senso federale dell'ONU.
    La Costituzione europea dovrà essere formulata in modo tale da orientare la Federazione europea a svolgere il ruolo di promotrice dell'unificazione del mondo e della riforma in senso federale dell'ONU. A questo fine la Costituzione dovrà affermare espressamente la disponibilità della Federazione europea a limitare la propria sovranità per rafforzare e democratizzare le Nazioni Unite, analogamente a quanto stabilisce la Costituzione italiana (art. 11).
    Mi limito a fare un esempio. La Federazione europea sarà il laboratorio della democrazia internazionale. Essa diventerà il paese guida di questa nuova formula politica. Sarà quindi incline a estendere questo esperimento sul piano mondiale, a promuovere cioè la democratizzazione delle Nazioni Unite.
    Inoltre nella Costituzione europea dovrebbe essere inclusa una clausola contenente l'impegno a mettere le forze armate della Federazione europea a disposizione di un corpo di polizia mondiale.
    Sono numerose le iniziative che si può ipotizzare saranno prese dalla Federazione europea in questo campo. Valga per tutti questo esempio. Da anni si discutono proposte relative alla costituzione di un corpo permanente di volontari reclutati direttamente dall'ONU e disponibile a un intervento rapido su richiesta dell'organizzazione. Un deciso impegno dell'Europa potrà sbloccare la situazione di stallo.

    Lucio Levi

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