Campagna Nazionale "Meno fuochi d'artificio, più compassione!"
Luci, ombre e botti del paesello
Finalmente il primo impianto pubblico a San Ferdinando di Puglia. Le parrocchie restano ancora a guardare. Una proposta di solidarietà: eliminare il "risveglio pirotecnico" della festa religiosa e devolverne il corrispettivo in denaro per contribuire a sollevare dalle macerie la popolazione abruzzese.
6 maggio 2009
Matteo Della Torre (Casa per la nonviolenza - Centro Gandhi Onlus, associazione di ispirazione gandhiana.)
Fonte: www.uomoplanetario.org
Impianto fotovoltaico dell'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore "Ignazio Silone" di San Ferdinando di Puglia.
Fonte: www.ilgridodeipoveri.org
OMBRE - Mentre il Comune e le scuole hanno finalmente rotto gli indugi cominciando a scommettere sul futuro rappresentato dalle energie pulite e rinnovabili, le tre parrocchie di San Ferdinando di Puglia restano nelle retrovie a guardare, ancorate al passato e ad una religiosità rassicurante ed immobile. Anziché essere specchio del sogno di Dio, avanguardia della società che legge i segni dei tempi e li interpreta alla luce della Buona Novella del Vangelo, lievito di fermento per il pensiero e l’azione civile al sevizio del bene comune, le tre comunità vivono asserragliate nel tempio e fuori dal tempo. Se la Chiesa Cattolica Romana non brilla certo per tempestività d’azione, le tre parrocchie del paesello ne rappresentano la retroguardia. Oggi in Vaticano le cose si sono mosse. Ci sono documenti e pronunciamenti ufficiali a favore dell’energia FV (i nostri parroci li hanno letti?). Ma anche azioni di rottura con il passato. Ad esempio, il Progetto “Fiat Lux” che prevede un impianto FV su ogni chiesa italiana e un mini generatore eolico su ogni campanile, ed anche la costruzione del più grande impianto FV d’Europa da 100 megawatt, per un costo di 500 milioni di euro. Otto anni fa, nel periodo in cui in Germania, sui tetti delle chiese cattoliche si installavano impianti FV come quello che vedete nella foto, rivolgemmo alle tre parrocchie la proposta del FV e indicammo ai “gestori” dove prendere i soldi (vedi: Campagna Nazionale “Meno fuochi d’artificio, più compassione”). Le risposte oscillarono dal silenzio tombale a reazioni di manifesta contrarietà.
BOTTI - Alle ore 7 del mattino del 30 maggio 2009, nel giorno della memoria liturgica del Santo Patrono, la tradizione prescriverà (sic!) il cosiddetto “risveglio pirotecnico” (ex diana pirotecnica), una sequenza ottusa di tristissime deflagrazioni, il cui unico risultato è di rompere le “scatole” per dieci minuti ad un intero paese, col pretesto di annunciare l’inizio della festa. Il tutto al modico prezzo (si fa per dire) di mille e cinquecento euro circa. Dieci minuti, 22 botti, 68 euro l’uno. Ad ogni bum va in fumo più del salario giornaliero di un lavoratore, e si assesta un poderoso calcio negli zebedei dei disoccupati! Nel paesello, per una mezza dozzina di persone, i botti vengono prima di tutto. Prima del dramma della povertà, dell’ecologia, della crisi economica, delle vere esigenze del popolo di Dio. Nel 2007 e nel 2008 la Casa per la nonviolenza ha proposto gli impianti fotovoltaici per le parrocchie, l’anno dopo i forni solari per le donne africane ma, come sempre, ad essi sono stati preferiti i botti. Quest’anno non parleremo di energia pulita o dei bisogni dei poveri fratelli di colore, ma delle necessità degli “arianissimi” abruzzesi. In periodo di piena crisi economica e con ancora negli occhi le immagini del devastante e tragico terremoto in Abruzzo, ci domandiamo: perché sparare? Cosa c’è da festeggiare? Quando arriva il momento di fermare la giostra? Qual’è la soglia della tollerabilità di certe consuetudini parareligiose oltre la quale è doveroso indignarsi e gridare BASTA? Chi romperà il ciclico frastuono di botti inopportuni, senza cuore, senza colore, senza poesia, uno sprezzante insulto al Vangelo?

Operazioni di soccorso tra le macerie dopo il terremoto in Abruzzo (6 aprile 2009)
Fonte: www.igridodeipoveri.org
Parole chiave:
il grido dei poveri, campagna nazionale
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