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Genova - Grazie a tutte e a tutti a nome di Carlo

26 luglio 2006 - Haidi Gaggio Giuliani
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Cara “Liberazione”, sono state giornate intense per noi, quelle appena trascorse qui a Genova: abbiamo visto attorno a Carlo e nella “sua” piazza moltissime persone vere, solidali, generose. Carlo ha portato con sé, ancora una volta, tante e tanti che provenivano da città anche molto lontane, perfino da altri paesi, di età, appartenenze, accento diversi. Tipico, di lui. E noi vorremmo, dalle tue pagine, cercare di ringraziarli. Carlo ha portato con sé il suo amico Edo; ha portato con sé anche Dax e Federico e tutti i giovani che, come loro, non potranno più diventare adulti e invecchiare, costretti dalla violenza fascista o dalla violenza di una divisa (la stessa violenza con l’aggravante, nel secondo caso, della complicità di uno Stato che garantisce l’impunità), a vivere nel ricordo di chi è sinceramente democratico. Ha portato con sé i volti, per lo più sconosciuti a noi, di chi è morto mentre sperava di raggiungere una nuova vita, i volti dei bambini palestinesi uccisi con un sasso in mano, di quelli cancellati da una bomba umanitaria o saltati su una mina made in Italy… la lista sarebbe lunga, sappiamo che Carlo ama soprattutto gli oppressi e i diseredati del Mondo. Vorremmo anche ringraziare te e chi dalle tue pagine ha saputo trovare le parole più belle per esprimere la propria indignazione a proposito di una squallida operazione di sciacallaggio effettuata da un quotidiano. Quell’operazione non ci ha sorpreso né ferito: non ci ha sorpreso perché sappiamo di che cosa sono capaci certi individui, che dimostrano in questo modo di non avere argomenti migliori; e non ci ha ferito perché non c’è niente nella vita di Carlo che possa farci vergognare. Di più: non abbiamo mai nascosto nulla, abbiamo scritto noi stessi e raccontato in varie occasioni i contrasti, anche aspri, che spesso avvengono tra genitori a proposito dei propri figli (un esempio per tutti il bel libro di Antonella Marrone “Un anno senza Carlo”). Sono altre, io credo, le considerazioni da fare. Perché le indagini sono state indirizzate a ricercare nella storia personale della vittima mentre hanno trascurato accuratamente l’esame delle armi presenti al momento degli spari, delle pallottole mai rinvenute perché mai cercate, della posizione degli occupanti all’interno della jeep? Come sono state confezionate le registrazioni di quelle telefonate che denotano vistosi rimaneggiamenti, frutto di un lavoro di taglia e cuci, evidenziato dai molti omissis e puntini di sospensione? Chi ha fornito al direttore del giornale le pagine scelte tra le molte che si trovano agli atti del procedimento archiviato? Cara “Liberazione”, noi non abbiamo paura della verità, tanto è vero che continuiamo a chiedere un processo, una commissione d’inchiesta e aspettiamo con fiducia la risposta della Corte europea di Strasburgo. Chi ha paura della verità nasconde, archivia, e cerca di distogliere l’attenzione dal problema vero, quello della grave violazione dei diritti umani che si è verificata a Genova cinque anni fa, delle responsabilità politiche e della catena di comando che ha gestito il disordine pubblico in quelle giornate. Grazie, grazie a tutte e a tutti perché l’affetto che sentiamo nel nome di Carlo ci dà il coraggio di continuare.

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