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Il G8 di Genova e le domande senza risposta

25 luglio 2006 - Vittorio Agnoletto (Ex portavoce del Genoa Social)
Fonte: Il Corriere della Sera (http://www.corriere.it)

Scrivo in riferimento al commento di Pierluigi Battista «Genova, 5 anni dopo. Il G8 dei segreti inesistenti e il G8 del senso comune» (pubblicato sul Corriere del 24 luglio, a pagina 24). In Italia, nel luglio del 2001, abbiamo vissuto quella che Amnesty International ha definito «la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale». Basterebbe questo per attivare immediatamente una commissione d' inchiesta parlamentare. La ferita di quei giorni è rimasta aperta e dolorante nelle coscienze di tanti italiani che ancora s' interrogano sulle responsabilità politiche, oltre che materiali, dei fatti accaduti. L' individuazione degli addebiti penali dei singoli attraverso i processi in corso non può compensare la richiesta di verità su coloro che stavano all' apice della catena di comando, sulle inadempienze e sugli abusi di potere, sugli occultamenti di prove o sulla loro invenzione. Le domande senza risposta si sprecano. Cosa ci facevano gli onorevoli Fini e Ascierto nella sala operativa dei carabinieri a Forte San Giuliano? Chi ha deciso l' assalto alla scuola Diaz e tollerato le torture a Bolzaneto? Qual era l' intreccio tra forze dell' ordine infiltrate e black block e perché questi ultimi hanno agito indisturbati, entrando e uscendo liberamente da una delle città più blindate al mondo? Ancora, chi era responsabile del coordinamento tra carabinieri e polizia in occasione dell' attacco al corteo autorizzato delle Tute bianche in via Tolemaide? Sull' uccisione di Carlo Giuliani poi, faccio notare che è proprio una perizia balistica, quanto meno fantasiosa, ad avere archiviato il caso: un calcinaccio volante che devia un proiettile sparato in aria e che invece lo colpisce alla testa. Altro che senso comune. Infine se la commissione d' inchiesta, scritta nero su bianco nel programma dell' Unione, dovesse rilevare delle precise responsabilità del capo della polizia, Gianni De Gennaro, saremmo ancora in tempo per evitarne la promozione ai vertici dei servizi segreti italiani.

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