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    A Taranto alla libreria Gilgamesh

    Il sogno di Rita e Chiara

    Chiara Castellani ha presentato il libro ""Rita Levi Montalcini: aggiungere vita ai giorni"
    21 dicembre 2013 - Antonietta Podda

    La dottoressa Chiara Castellani e Polo Moro alla presentazione del libro "Rita Levi Montalcini: aggiungere vita ai giorni" - Libreria Gilgamesh a Taranto

    Seguendo la scia dell'apostolo dei lebbrosi, esempio di coraggio ed umanità, Raoul Follereau che sosteneva "Amare non è dare, ma condividere", condividiamo con voi le preziose testimonianze di vita e di lavoro che la dottoressa Chiara Castellani ci ha trasmesso in occasione della sua visita a Taranto dove presso la libreria Gilgamesh ha presentato il libro "Rita Levi Montalcini: aggiungere vita ai giorni".

    Pubblichiamo qui sotto una prima parte della registrazione del suo intervento, con allegata la trascrizione della stessa. Nei prossimi giorni provvederemo a pubblicare le restanti registrazioni-trascrizioni.

     

     

    Il sogno di Rita e Chiara: aiutare le altre donne a realizzare il loro sogno di futuro.

    Questo libro è nato dal desiderio di Rita Levi Montalcini di dare un segno all'interno delle scuole e all'interno del mondo giovanile sulla possibilità soprattutto di noi donne, ma di chi in generale crede nella realizzazione del proprio sogno, di realizzarlo. E' lei stessa che ha indicato alle due curatrici del libro, una lista di dieci donne. E noi, queste dieci donne, raccontiamo in questo libro la nostra storia cominciando da quando la nostra storia era ancora un sogno dell'infanzia. E partiamo da quello che era il sogno di Rita che è anche quello che mi ha unito a lei dal 2002. Nel 2002 (quando incontrai Rita Levi Montalcini) era un momento molto difficile, un po' come lo è adesso, di conflitti intorno alla scuola di infermieri, sulla gestione: quei problemi che ti sembra che i sogni che vuoi realizzare non riesci più a realizzare perché ci sono troppe difficoltà, troppe situazioni avverse. E mi trovai praticamente a fianco a lei per un'iniziativa di un'amica neurologa, e alla mia destra in questa conferenza sotto voce lei mi raccontò di quando era giovane, un giovane medico, agli inizi della sua carriera di quando iniziò a profilarsi la persecuzione che poi l'avrebbe costretta alla ricerca scientifica di rifugiata in una sua stanza con una doppia parete per sfuggire alla persecuzione nazi fascista, ma come prima che le persecuzioni la costrinsero a seguire altre direzioni, e soprattutto nella direzione della ricerca, lei coltivava il sogno di andare in Africa e curare i malati di lebbra. Per cui quando io iniziai a parlarle della mia esperienza africana, quasi subito c'è stata tra noi due un'intesa: perché io mi sono resa conto che aiutando le ragazze africane quelle per cui lei pagava gli studi e continua ancora oggi che non c'è più a pagare gli studi, il sogno continua: è il sogno di Rita che è stato fuso col mio sogno: aiutare le altre donne a realizzare il loro sogno di futuro che è di studiare.

    Questo è anche in qualche maniera un libro sul diritto allo studio.

    Perché alcune delle altre donne, soprattutto quelle più anziane di me hanno dovuto scontrarsi con una società che precludeva alle donne gli studi altamente scientifici che si trovavano a fare. A cominciare da Rita, lei racconta che negli anni della sua adolescenza come era abbastanza insolito che una donna potesse iscriversi alla facoltà di medicina. Sicuramente Lei aveva parecchi anni più di me, e per lei è stato molto più difficile di quanto non fosse per me che invece sono cresciuta con una generazione in cui le donne medico erano estremamente più frequenti. ADESSO siamo più donne che uomini che scegliamo questa facoltà che è la professione sanitaria molto più consona alle donne. Ma devo dire anche grazie a Rita che ho capito che per assicurare il diritto alla salute occorre che la professione sanitaria venga svolta da noi, da noi donne. Perché siamo noi donne che viviamo sulla nostra pelle i problemi di salute dei nostri figli, dei nostri mariti e dei nostri genitori. E in Congo come altrove , quando c'è una persona malata sono soprattutto le donne che ne assicurano l'esistenza. Soprattutto nei paesi dove l'assistenza infermieristica è insufficiente perché non c'è abbastanza personale, quella che si preoccupa di assicurare in Congo l'assistenza ordinaria dei servizi più umili delle persone malate sono soprattutto donne.

    Il messaggio centrale di questo libro è che non ci si può fermare di fronte ai fallimenti.

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