Brasile: Lula consegna 2,4 milioni di ettari a 7.000 indigeni Munduruku
L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) considera questo gesto di Lula come primo passo verso un risarcimento del torto sofferto da oltre 500 anni dai popoli indigeni del Brasile. Quando il portoghese Cabral "scoprì" il 22 aprile 1500 l'attuale Brasile, nel paese sudamericano, vivevano circa 900 popoli indigeni per una popolazione tra 2,4 milioni e 5 milioni di persone che ci vivevano da migliaia di anni. Con la colonizzazione del Brasile ebbe inizio la loro sofferenza: molti indigeni divennero schiavi, costretti nei campi di lavoro forzato e al lavoro nelle piantagioni che arricchivano i nuovi padroni. I principali prodotti coltivati erano la canna da zucchero, banane, caffè. Inoltre i colonizzatori cercavano prodotti dell'Amazzonia, quali semi di Urucum, Guaraná e pepe. Soprattutto i popoli indigeni che vivevano lungo il corso del Rio delle Amazzoni subirono una drastica riduzione della propria popolazione. Grandi popoli quali gli Omagua ed i Tapajós erano scomparsi già nel XVIII secolo. Dei Munduruku, Mawé o Mura solo pochi sopravvissero. La loro cultura fu distrutta, fu loro rubato il loro ambito vitale. Solo durante il boom del caucciù (1900-1908) furono assassinati circa 30.000 indigeni. Solo alla fine degli anni '60 lo stato brasiliano decise di intraprendere qualche primo passo per proteggere i popoli indigeni e punire i loro assassini. Oggi i discendenti di molti popoli indigeni non si differenziano molto dai lavoratori rurali. A causa dei preconcetti e della discriminazione subita da parte della società che li circonda, molti indigeni sono fuggiti in città anonime e hanno nascosto la loro identità. Nelle statistiche ufficiali non sono considerati: infatti i dati ufficiali parlano di 366.778 persone appartenenti a 215 popoli, mentre le associazioni per i diritti umani stimano 225 popoli con una popolazione di 551.210 persone.
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