Laboratorio di scrittura

Tema: “Descrivi un’insegnante che ha lasciato una traccia nella tua vita”

I ricordi che non si cancellano: la professoressa G.

"A lei piaceva molto ascoltarci. Infatti le parlavamo di molti nostri problemi, di come passavamo il weekend, di come avevamo trascorso l’estate, della scuola che avevamo frequentato alle elementari. Alla nostra professoressa di lingue piaceva ridere e scherzare. Essendo molto giovane, lei riusciva a capirci..."
18 dicembre 2010

La memoria non cancella i ricordi belli

Tema: “Descrivi un’insegnante che ha lasciato una traccia nella tua vita”. E ho specificato che dovevano scrivere “un insegnante” (senza apostrofo) se si trattava di un uomo e “un’insegnante” (con l’apostrofo) se si fosse trattato invece di una donna.

Alcuni brani veramente interessanti da leggere. Riguardano due professoresse: quindi “un’insegnante”. Non ho avuto modo di chiedere se si trattasse della stessa professoressa o di due insegnanti distinte, ma, lasciando a voi che leggete piena libertà di ipotesi, sicuramente quelle giovani professoresse sono rimaste per sempre nel cuore di questi adolescenti.

Ho ritoccato alcuni passaggi eliminando varie ripetizioni. La parola spesso ripetuta dagli allievi di questa professoressa era “molto”, “molto”, “molto”. Era sempre “molto”. Questa parola l’ho tagliata… “molte” volte. Altra parola che ho tagliato a tutto spiano era “bella” perché spuntava da tutte le parti dei racconti, e tuttavia è una parola che “residualmente” abbonda ancora con una ridondanza non indifferente collocando le adolescenziali descrizioni di questi studenti sulla scia della nota canzone “Bocca di rosa” del buon Fabrizio De Andrè.

Alessandro

La professoressa G.

La scrittura a scuola forma l'affettività


La professoressa G. entrò in classe e noi tutti rimanemmo stupefatti.

Era la nostra professoressa di lingua straniera delle medie.

Quando lei entrò vidi subito che era molto bella e molto giovane. Aveva un bel sorriso ed era solare. Fisico snello e abbronzato. Era sul metro e settanta di altezza, levato il tacco a spillo. Aveva delle bellissime labbra, rosse e carnose. Un paio di occhi neri simili a una pantera. Aveva un nasino un po’ all’insù. Qualche lentiggine sul viso. Capelli neri, ondulati, solitamente raccolti con un fermaglio. Era sua abitudine vestire in modo sportivo, jeans, maglietta sfiancata e ben scollata. Scarpe con tacco a spillo molto alto. Le piaceva indossare collane e bracciali stravaganti ma allo stesso tempo anche belli. La sua voce era flebile, non forte, ma per questo motivo era gradevole ascoltarla.

La professoressa G. era una delle professoresse più brave, anche una delle più belle.

A lei piaceva molto ascoltarci. Infatti le parlavamo di molti nostri problemi, di come passavamo il weekend, di come avevamo trascorso l’estate, della scuola che avevamo frequentato alle elementari. Alla nostra professoressa di lingue piaceva ridere e scherzare. Essendo molto giovane, lei riusciva a capirci. Infatti ci assegnava pochissimi compiti per casa e alcune volte in classe discutevamo sulle partite di calcio.

Comunque la nostra professoressa ci faceva lavorare molto in classe. Le piaceva che leggessimo la pagina subito dopo che lei l’aveva spiegata. Poi la esponevamo con le nostre parole. Il ragazzo che riusciva a esporre meglio la lezione da lei spiegata era gratificato con una buona valutazione, tipo un credito che poi la volta successiva confluiva sul voto in modo positivo.

Io con la professoressa G. mi impegnavo davvero al massimo perché volevo prendere un voto molto alto e perché lei era brava con noi. Riuscii ad avere sulla pagella con la professoressa G. il 10.

La nostra professoressa G. molte volte, per rendere la lezione più entusiasmante, chiedendo prima il permesso al preside, ci portava nell’auditorium a fare lezioni con diapositive. Alcuni giorni ci faceva vedere i film con sottotitoli. Io stimavo molto la mia professoressa perché riusciva sempre a coinvolgere tutti, anche i ragazzi troppo vivaci, senza rimproverarli, ma solo facendo capire che sbagliavano a comportarsi in quel modo. Se il loro comportamento cambiava lei li premiava con un credito.

L’ultimo giorno di scuola la prof ci fece scendere giù in cortile. Scattammo le foto tutti insieme. Alcune vennero stravaganti, ad esempio con la linguaccia o cose del genere. Quel giorno io ero molto triste per vari motivi. Infatti stavo lasciando i miei compagni, con i quali avevo fatto delle belle esperienze condividendo molte ore delle mie giornate. Inoltre lasciavo alcuni professori a cui ero affezionato, come la professoressa G.

Comunque alla fine mi sono reso conto che ero cresciuto, che era l’ora di andare alle scuole superiori e me ne sono fatto una ragione.

“L’unica che mi è rimasta impressa”

Nella mia vita scolastica ho avuto tanti professori e professoresse ma l’unica che mi è rimasta impressa è stata la professoressa di lingue della 3° media.

E’ una persona vivace e sa insegnare molto bene perché attira l’attenzione di tutti e se qualcuno non capisce lei rispiega fin quando tutti gli alunni hanno capito bene.

Io con questa professoressa vado molto d’accordo e ancora oggi abbiamo un bel rapporto, anche perché certe volte la vado a trovare nella mia vecchia scuola. Quando la vedo in giro la saluto e lei ricambia sempre.

Lei ha circa 26 anni, è molto attraente ed è molto sexy.

Ha un viso molto bello, anzi bellissimo, un naso piccolino e delle labbra carnose. La cosa che mi fa impazzire di lei è che ha capelli ricci abbastanza corti e nerissimi. Ha uno stile nel vestirsi tutto suo, che hanno poche persone. Qualunque cosa indossasse sembrava, anzi era, una meraviglia e infatti ogni volta che entrava in classe noi rimanevamo sbalorditi della sua bellezza.

Lei ha una corporatura molto bella, è alta circa un metro e settanta. Aveva una voce particolarmente bella perché era molto dolce e infatti ogni volta che spiegava io dicevo che non avevo capito per farla parlare sempre. Quella voce era talmente gradevole che entrava e usciva dalle mie orecchie delicatamente.

Il primo giorno di scuola lei è stata la prima professoressa a presentarsi e mi ricordo ancora le parole che ci disse: “Noi quest’anno faremo tante cose”. E io risposi: “Ne faremo tantissime”.
L’ultimo giorno di scuola, cioè all’esame, è stato molto bello perché, dopo aver finito di interrogare, la professoressa ci ha augurato una buona estate e ha dato un bacio sulla guancia a tutti noi, dicendo: “Questo ve lo siete meritato perché vi siete comportati molto bene tutto l’anno”.

Note: Annotazione finale. Questi compiti in alcuni punti presentavano errori di ortografia, anche seri, ma avevano un contenuto strepitoso. Altri ragazzi, magari più bravi e con meno problemi grammaticali, invece si sono trovati a parlare di insegnanti decisamente meno interessanti: partivano con uno svantaggio tremendo. E’ stato molto difficile assegnare i voti perché il voto… tendevo a darlo alla professoressa di lingue che si ergeva in questi temi con un “appeal” decisamente prorompente.

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