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Io

10 giugno 2018 - Beatrice Ruscio

La montagna è la mia casa, il ventre che mi ha protetto dai venti che si agitavano intorno a me, cullato, formato. Dalle sue rocce ho tratto la mia forza e forgiato il mio carattere, dalle sue asperità ho imparato la dolcezza e dalla sua immobilità ho appreso la calma, la pazienza, il senso profondo della vita. E se anche oggi il mare mi chiama, come canto di sirena alle mie orecchie, e assoluto e intenso desiderio del mio essere, è la montagna che continua a sussurrare piano al mio cuore, diventando luogo sicuro dove riparare, che mi riporta con i piedi per terra, che mi ridona la pace quando la mia anima viene sballottata da venti di bufera, in mezzo ad un oceano in fiamme, dove è impossibile trovare rifugio. Chi mi conosce per davvero ritroverà in me la calma placida delle rocce, antiche e sagge come la terra, la forza solida degli alberi che crescono nei boschi, che sanno offrire al momento giusto riparo e pace, nutrimento e sicurezza ma, al tempo stesso, l'inquietudine di chi vuole di più, di chi cerca dalle vette più alte di scorgere il mare, solo uno spicchio, un lembo infinito di blu, un unico respiro di sale. Uno spirito perennemente in conflitto e un cuore grande che si rasserena tra gli alti e placidi monti e vibra e si dispera dinanzi all'immensa potenza e passione del mare, diventando esso stesso onda che sugli scogli si infrange, urlando per essere ascoltato, per poi prendere il largo, fino all'orizzonte e ancora più lontano. Non sono altro, cuore e anima, ragione e passione, sospesa tra passato e futuro, in bilico in un ostinato presente, fatto di scogli, rocce, spine e sogni. In attesa di una nuova alba, in grado di rischiarare il mio giorno, pacificare quelle acque burrascose che dentro ribollono e mostrarmi quel faro che ora intravedo solo da lontano. Una debole fiammella di luce, tra le acque tormentate che cercano tregua, o una nuova tempesta che tutto travolge, stravolge, mescola, confonde e infine acquieta. Io.

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