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    Mio Dio, mio Dio perche' mi hai abbandonato?

    11 aprile 2005 - Nadia Redoglia

    "Ha chiesto perdono, ha viaggiato in tutto il mondo portando i simboli dei più alti valori umani, ha avvicinato i giovani a sé". Frasi ottenute in risposta alla domanda "che cosa ha fatto?" Domanda legittimata da un incessante e martellante "ha fatto cose straordinarie"…..

    La settimana che ha segnato il tempo dell'agonia, della ostensione del corpo e del funerale dell'uomo-papa è stata protagonista di una pagina storica, senza precedenti. Si dice che la storia è raccontata dai vincitori. I popoli l'hanno sempre studiata a posteriori e l'hanno fatta propria così. I nostri tempi cercano di insegnarci che ora la storia non è più raccontata, tutti noi siamo i protagonisti , la viviamo in tempo reale e possiamo scegliere addirittura chi vincerà. L'importante è arruolarci nell'esercito mediatico. Questo è sempre vincitore. Ma chi sono i vinti?
    Sono coloro che, in questa e nelle storie dei tempi recenti, vengono tenuti fuori dallo strumento mediatico: arma che solo una parte può impugnare e viene puntata contro colui che è stato scelto a ruolo di vinto. Ma si possono chiamare vinti coloro che non possiedono "armi" per "combattere"? No, se si parla di corpi, forse si quando si parla di anime o del più laico nus.

    Nel cristianesimo convergono fedi che non riconoscono la figura del papa. Solo Il cattolicesimo ha posto in essere, secondo la propria ermeneutica, il Vicario di Cristo, uno degli 8 titoli spettanti al Pontefice, ossia il facente funzione di Dio. Il cattolico dunque innanzi al papa si pone come innanzi a Dio, per questa ragione è molto facile, naturale, credere in ciò che viene definita l'infallibilità dell'uomo-papa. Il cattolicesimo è la sola religione cristiana che dà in questo modo "concretezza" a Dio assumendo una "entità" unica in seno alle Chiese. Quale immensa responsabilità di fronte e Dio e agli uomini! I cattolici hanno dunque la possibilità di "toccare" Dio. Perché questa necessità?

    La risposta l'ha data il popolo, quel popolo piangente, commosso, invocante, orante che per centinaia di ore ha dichiarato il proprio "io ci sono" e, per una sorta di status quo, il futuro "io c'ero", rafforzato da cellulari fotografici, ignorando, perché deliberatemente loro permesso, il divieto di fotografare la salma di un pontefice. Un bisogno di esserci virtualmente, nella cronaca di una morte annunciata e per questo divenuta l'oggetto unico e irripetibile, facilmente programmabile, per potere omologare la potenza dell' aggregazione, la protezione assoluta , la certezza, il consolidamento di enorme gregge protetto da un sempiterno pastore. E' bastato un video per ottenere tutto questo, quello stesso video che il defunto ha saputo magistralmente usare, consapevole che il soldato mediatico non solo l'avrebbe protetto, ma avrebbe rappresentato quella visibilità necessaria all'apparire, prioritario e più diretto che all'essere. Dispensatore di simboli, più che di esempi evangelici, consapevole che all'uomo del terzo millenio è necessario avere simboli, perché ormai depauperato della capacità di "toccare" e produrre concretezze. Simboli di pace, simboli di fratellanza, simboli di carità, simboli di amore, atti a farci dimenticare il de rerum natura.
    L'uomo cattolico e non, che "non c'era", che è restato " fuori dal coro", che, per facilità di pensiero, chiameremo vinto (e non ci riferiamo a coloro del "nuncenepòfregaddemeno" e che si è limitato a giocare al lotto i numeri del papa) pur avendo la forza, il coraggio, di dichiarare i motivi della sua astensione è stato "oscurato", sta urlando la propria solitudine ma il gregge vincitore che, come il pastore non si cura di lui, non lo guarda e continua a passare…..
    Non è chi non sappia che non basta al soldato mediatico usare il plurale (tutto il mondo è qui…) per inglobare il pensiero del mondo. I numeri di Roma sono stati elevatissimi, ma mai quanto elevato è il numero degli "altri", i vinti, che non idolatrano (perché l'idolatria era a un pericolosissimo passo da ciò che abbiamo assistito) l'uomo-papa portatore di pace, l'uomo-papa che chiede perdono per i peccati della Chiesa, l'uomo-papa che ama i giovani, ma si limitano a porre la domanda: Chi dovrebbe essere il Vicario di Cristo? Il Santo Padre? Il successore del principe degli Apostoli e nel contempo il Servo dei Servi di Dio, se non questo?
    Viene alla mente la favola di Andersen "il vestito nuovo dell'imperatore. Solo un bimbo si permise di urlare che l'imperatore non indossava abiti, mentre tutti gli altri esaltavano le meraviglie di un abito inesistente. Non ricordo cosa capitò al bimbo ma vedo cosa sta capitando agli "io non c'ero". Un profondo abbandono un po' come capita nei giorni di festa: chi è solo l'avverte ancora di più. Sono migliaia i morti africani, migliaia le donne chiamate cultrici di morte dalla Chiesa, perché usano anticoncezionali e/o sono favorevoli a una procreazione controllata, migliaia gli uomini di buona volontà che si astengono dal sacerdozio perché insostenibili e "infallibili" regole clericali ostacolano i loro naturali bisogni umani, consapevoli dell'impossibilità, perciò, di seguire Cristo degnamente. (Quei bisogni che hanno portato infatti molti uomini della Chiesa a ciò che il Vangelo definisce la peggior nefandezza: la pedofilia) Ma gli abbandonati sono anche quelli che hanno provato vergogna a vedere "angeli" e "demoni" che si scambiavano il segno della pace davanti a una bara, sempre da rispettare, più che mai quella che contiene il facente funzioni di Dio….. Il Cristo raccontato nei Vangeli: l'Uomo umile e perfetto che rese lo Spirito a Dio invocando "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Il nostro vinto che "non c'era" non osa tanto, ma sicuramente sta invocando Dio " Mio Dio... mio Dio perché mi hai abbandonato? "

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