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    peace mom

    Cindy Sheenan: Caro George, non me ne vado

    Soprannominata «peace mom» dalla stampa, Cindy Sheehan è la madre di un caduto in Iraq che si è accampata all'inizio di agosto davanti al ranch di Bush in Texas. L'accampamento pacifista ha rivitalizzato come per miracolo l'intero movimento pacifista americano
    24 agosto 2005 - Cindy Sheenan
    Fonte: Il Manifesto

    foto tratta da "Il Mattino " del 24 agosto 2005, Cindy Sheehn e la penultima da destra


    I media si sbagliano. Le persone che sono venute a Camp Casey a darmi una mano per coordinare la stampa e gli avvenimenti non mi stanno mettendo le parole in bocca: è il contrario. Sono conosciuta da un pò come una persona che dice la verità e la dice forte e chiara, ho sempre chiamato un bugiardo bugiardo e un ipocrita ipocrita. Adesso devo usare un linguaggio più pacato per rivolgermi ad un pubblico più vasto.

    Perchè i miei amici a Camp Casey pensano di essere lì? Come mai è nato un movimento così grande da un'azione così piccola il 6 agosto 2005? Non ho avuto molto tempo per analizzare il fenomeno di Camp Casey. Leggo che avrei rilasciato 250 interviste in meno di una settimana, e ci credo. Vado a letto con la gola secca ogni sera e sono abbastanza stanca di rispondere a domande tipo «cosa vuoi dire al presidente?» o «pensi davvero che ti riceverà?». Però da quando mia mamma è stata male ho avuto la possibilità di fare un passo indietro e pensare un po' alla diga che ho aperto a Crawford, Texas.

    Questo è il miracolo di Camp Casey.I cittadini americani contrari alla guerra, che non hanno mai avuto una valvola di sfogo per il loro disgusto e la loro costernazione, stanno mollando tutto per venire a Crawford e stare qui in solidarietà con noi, che ci siamo presi l'impegno di accamparci fuori dal ranch di George per tutta la durata del tremendo agosto texano. Se non possono venire in Texas stanno partecipando a veglie, scrivendo lettere ai loro rappresentanti e ai giornali locali, stanno organizzando branche di Camp Casey nelle loro città. Siamo molto grati per tutto il loro supporto e penso che anche loro, gli americani pro-pace, siano grati per avere finalmente qualcosa da fare. Una cosa che però non ho notato o di cui non mi sono accorta è un aumento, tra le persone favorevoli alla guerra dall'altra parte della recinzione, del numero di quanti si arruolerebbero per andare a combattere la guerra per l'imperialismo e l'insaziabile avarizia di George Bush. La parte pacifista ha alzato i propri sederi apatici per diventare guerriera per la pace e la giustizia. Dove sono quelli favorevoli alla guerra? Ogni giorno a Camp Casey abbiamo un paio di persone contro la pace dall'altra parte della strada, sventolando cartelli che mi ricordano che «la libertà non è gratuita», ma non li vedo mettere i loro soldi dove mettono bocca. Non penso che abbiano intenzione di pagare neanche un centesimo per la libertà sacrificando il loro stesso sangue o la carne dei loro figli. Li sfido ancora ad andare in Iraq e lasciar tornare a casa un altro soldato, magari uno che è al terzo turno, o uno/a che ha servito il proprio paese nobilmente e altruisticamente solo per ritrovarsi ostaggio in Iraq per colpa di ipocriti assetati di potere, gente molto allenata a evitare di mettere in gioco la propria pelle.

    Al contrario di ciò che i principali media pensano, non sono piovuta dal cielo a Crawford quel giorno di caldo terrificante due settimane fa. Ho scritto, parlato, testimoniato di fronte a commissioni del Congresso, partecipato a conferenze e rilasciato interviste per più di un anno. Sono conosciuta piuttosto bene nella comunità pacifista e avevo già tantissimi supporter prima ancora di lasciare la California. Le persone che mi hanno appoggiata l'hanno fatto perchè sapevano che su questa guerra io dico tutta la verità senza compromessi. Mi sono alzata e ho detto: «mio figlio è morto per niente, e George Bush e la sua malefica congiura e la loro politica spericolata l'hanno ucciso. Mio figlio è stato mandato a combattere in una guerra che non aveva basi reali ed è stato ucciso per questo». Non ho mai detto mi raccomando, per favore o grazie. Non ho mai detto niente di annacquato come fa lui con la sua retorica patriotica. Dico che mio figlio è morto per delle bugie. George Bush ci ha mentito e sapeva che stava mentendo.

    Adesso vengo diffamata e infangata dai destroidi e dai cosiddetti media «giusti ed equilibrati» che hanno paura della verità e non sono in grado di affrontare qualcuno che la dice. Devono storcere, distorcere, falsare e controllare qualsiasi cosa io abbia mai detto, quando non hanno mai controllato niente di quello che George Bush ha detto o sta dicendo. Invece di chiedere a George o a Scott McClellan se mi incontreranno, perchè non fanno le domande che avrebbero sempre dovuto fare? Tipo «perché i nostri giovani stanno combattendo, morendo ed uccidendo in Iraq? Qual'è la nobile causa per cui li state mandando in Iraq? Cosa sperate di ottenere laggiù? Perché ci avete detto che c'erano armi di distruzione di massa e legami con Al Quaeda quando sapevate che non ce n'erano?»

    Camp Casey è cresciuto, prospera ed è sopravvissuto a tutti gli attacchi e a tutte le sfide, perché l'America è stanca e nauseata di bugiardi e di ipocriti. Vogliamo le risposte alle secche domande che sono stata la prima ad avere il coraggio di fare. Questo è il momento della responsabilità e Bush e sta fallendo miseramente. Lui e i suoi consiglieri mi hanno seriamente sottovalutata quando hanno pensato di potermi intimare di andarmene prima di avere delle risposte, o prima della fine di agosto. Posso resistere a qualsiasi cosa sia gettata addosso a me o a Camp Casey: se questo accorcia la guerra di un solo minuto o salva anche una sola vita, ne vale la pena.

    Penso che abbiano seriamente sottovalutato tutte le madri. Mi chiedo se nessuno di loro abbia mai avuto un rapporto madre-figlio autentico e se sono così sorpresi che ci siano così tante madri in questo paese che sono irremovibili quando si tratta di chiedere la verità, che vogliono dare un significato alla morte non necessaria e apparentemente insignificante dei loro figli. Il movimento di Camp Casey non morità finché non avremo un resoconto genuino della verità e finchè le nostre truppe non verranno riportate a casa. Facci l'abitudine, George. Non ce ne andiamo.

    Note:

    Traduzione di Barbara Visentin

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