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    Sì alla vita delle persone, sì al divieto di uccidere, sì all'abolizione del mercato delle armi

    Un referendum che riguarda l'umanita' intera. 6

    Il 23 ottobre in Brasile si svolgerà il primo referendum nella storia di quell'immenso paese: la popolazione tutta sarà chiamata a decidere se vuole proibire il commercio delle armi da fuoco
    Giacomo Alessandroni14 settembre 2005 - Giacomo Alessandroni
    Fonte: La nonviolenza e' in cammino. 1053 - 14 settembre 2005

    La nonviolenza e' in cammino. 1053 - 14 settembre 2005

    Vittoria al mondo. Sì all'umanita'

    Abbiamo avviato ieri le pubblicazioni di un nuovo supplemento settimanale di questo foglio, "Vittoria al mondo. Si' all'umanita'", che uscira' tutti i martedi' fino allo svolgimento del referendum brasiliano del 23 ottobre, essendo esso supplemento realizzato proprio al fine di sostenere il si' al refrendum che propone di proibire il commercio delle armi.
    Nel primo numero abbiamo pubblicato un solo testo, di Giuliano Pontara, uno dei massimi studiosi della nonviolenza a livello internazionale. Nei prossimi numeri contiamo di offrire ulteriori autorevoli pronunciamenti e ulteriori materiali utili per l'informazione e la coscientizzazione. Il motto "Vittoria al mondo", come e' noto, fu coniato da Vinoba Bavhe, il grande discepolo di Gandhi e continuatore della sua opera.
    Continueremo naturalmente a pubblicare su ogni numero de "La nonviolenza e' in cammino" le dichiarazioni di sostegno al referendum che via via ci perverranno, e rinnoviamo ancora l'invito a tutte le noste lettrici e a tutti i nostri lettori ad inviarci le loro dichiarazioni di sostegno al si' al referendum per cominciare a disarmare il mondo, per salvare innumerevoli vite.
    E un altro invito ancora vogliamo rivolgere a chi ci legge: a diffondere l'informazione e la sensibilizzazione, scrivendo ad altri mass-media, chiedendo a istituzioni, a movimenti ed organizzazioni democratiche di prestare attenzione a questo miracolo che sta accadendo in Brasile e di prendere posizione per sostenere le donne e gli uomini di volonta' buona che in Brasile stanno schiudendo una via di pace e di convivenza all'umanita' intera.
    E ancora: ovunque possibile si organizzino occasioni di riflessione, ciascuno col proprio modo di essere e di sentire, per far conoscere il referendum brasiliano che tutti ci convoca a inverare finalmente quell'antica parola: tu non uccidere. Perche' e' solo dal ripudio dell'uccidere, dal ripudio degli strumenti dell'uccidere, dal ripudio della logica dell'uccidere, dal ripudio della cultura della morte, che nella presente distretta l'umanita' potra' trovar salvezza, tutti o nessuno.

    Ricordiamo ancora una volta che per organizzare iniziative in Italia per sostenere la campagna per il "si'" al referendum brasiliano si puo' contattare Francesco Comina in Italia e padre Ermanno Allegri in Brasile (sito: www.adital.com.br); per molte utilissime informazioni visitare l'ottimo sito www.referendosim.com.br.

    Marco Baleani: Sì

    [Ringraziamo Marco Baleani per questo intervento. Marco Baleani, eugubino, fa parte del comitato di coordinamento del Movimento Nonviolento, e ha dato un contributo fondamentale alla promozione della camminata nonviolenta da Assisi a Gubbio del 2003]

    Il 23 ottobre si terra' in Brasile un referendum di portata epocale. Si tratta di esprimere il proprio parere in merito alla proibizione del commercio delle armi da fuoco.
    Il risultato di tale referendum interessera' l'umanita' intera perche' per la prima volta una nazione potrebbe dire un chiaro no al commercio e quindi all'uso delle armi.
    A me sembra doveroso per ogni persona amica della nonviolenza sostenere coloro che in Brasile stanno lavorando per mettere al bando le armi. E quindi:che vinca il si'.
    Basta con le armi, basta con la guerra e basta con la violenza.

    Arnaldo Casali: Sì

    [Ringraziamo Arnaldo Casali per questo intervento. Arnaldo Casali, costruttore di pace, amico della nonviolenza, e' direttore del periodico ternano "Adesso" (che si situa - come gia' la testata evidenzia - nel solco della proposta di don Primo Mazzolari), ed e' particolarmente impegnato nell'esperienza dell'associazione di solidarieta' "Sulla strada" (per contattare la redazione di "Adesso": c. p. 103, 05100 Terni, e-mail: adesso@reteblu.org; per contattare e sostenere le attivita' di solidarieta' in Guatemala e in Angola dell'associazione "Sulla strada": via Ugo Foscolo 11, 05012 Attigliano (Tr), tel. 0744992760, cell. 3487921454, e-mail: sullastrada@iol.it]

    Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito? E' questa la domanda a cui tutti i cittadini brasiliani dovranno rispondere il prossimo 23 ottobre.
    Il singolare - e profetico - referendum e' stato voluto dal governo Lula all'interno di un percorso di disarmo iniziato nel dicembre del 2003 con cui si sono poste regole piu' ferree alla circolazione e alla vendita delle armi, arrivando fino ad un gesto di grande impatto pratico e allo stesso tempo simbolico: la riconsegna volontaria delle armi.
    Iniziata nel luglio del 2004, la campagna ha visto fino ad oggi la riconsegna di ben 400.000 armi da fuoco, e proseguira' fino al giorno del referendum. Il cittadino che consegna la sua arma in posti prestabiliti (polizia, chiese, sindacati...) non deve spiegare da dove veniva e se era legale, ma riceve fino a 300 real (circa 100 euro) come compenso.
    Il referendum del 23 ottobre sara' obbligatorio per tutti i cittadini brasiliani tra i 18 e i 70 anni di eta', che si troveranno di fronte ad un quesito semplicissimo: proibire o meno il commercio di armi da fuoco e munizioni.

    Se il si' dovesse vincere, il commercio delle armi sara' totalmente proibito.
    Facile immaginarsi, quindi, che se ha trovato il sostegno di tutti i movimenti, le organizzazioni non governative, le associazioni e le comunita' di base, il referendum e' tenacemente avversato dalle fabbriche di armi, dai ricchi proprietari terrieri e dall'opposizione al presidente Lula. Cio' nonostante le previsioni sono incoraggianti: da una recente inchiesta della "Folha" di Sao Paulo (uno dei piu' importanti giornali, portavoce della elite conservatrice) emerge che l'80% dei brasiliani oggi voterebbe si', il 17% si esprime per il no, il 3% non risponde; mentre il 24% degli intervistati non era a conoscenza del referendum.
    La scelta del referendum da parte del governo Lula ha senza dubbio un'alta levatura profetica, e rappresenta una lezione di civilta' per il mondo intero e un esempio per il continente americano, dominato da un paese - gli Stati Uniti - che della "difesa personale" armata ha fatto una delle sue bandiere.

    Oltre al valore profetico, pero', il referendum ha l'intento di sanare una situazione a dir poco drammatica: basti pensare che nel 2004 una persona ogni quindici minuti e' stata uccisa, in Brasile, da un'arma da fuoco. Pistole e fucili sono ancora oggi nel paese della samba la principale causa di morte tra i giovani (il 30% nel 1980, salito al 54% nel 2002) ed e' l'unico paese al mondo dove si muore per armi (30,1% delle cause non naturali) piu' che per incidenti stradali (25,9%).
    Ogni tre feriti, uno e' stato colpito per errore, e ogni giorno quattro persone muoiono per suicidio con armi da fuoco. E ancora: il 30% delle pistole sequestrate dalla polizia ai banditi hanno registrazione legale, sono state rubate, cioe', a persone che le avevano acquistate regolarmente. Solo nel 2003 sono state rubate 40.000 armi legali.
    E se il Brasile costituisce il 3% della popolazione mondiale, rappresenta invece l'8% delle morti da armi da fuoco.
    In uno scenario cosi' drammatico, se pensiamo che dall'inizio della campagna per il disarmo volontario le morti per arma da fuoco sono diminuite del 7% in tutto il Brasile (ma se ci limitiamo allo stato di San Paolo la percentuale cresce al 18,5%) ci rendiamo conto dell'impatto che questo importante referendum potra' avere per il Brasile, e la speranza che costituira' per il continente americano e per il mondo intero.

    Domenico Jervolino: Sì

    [Ringraziamo Domenico Jervolino per questo intervento. Domenico Jervolino, nato a Sorrento nel 1946, discepolo di Pietro Piovani, studioso ed amico di Paul Ricoeur e Hans Georg Gadamer, due fra i maggiori filosofi del Novecento, insegna ermeneutica e filosofia del linguaggio all'Universita' di Napoli Federico II. Fa parte degli organismi dirigenti dell'Associazione internazionale per la Filosofia della Liberazione (Afyl) e della International Gramsci Society (Igs). E' stato recentemente eletto membro della Consulta filosofica italiana (organismo rappresantivo della comunita' scientifica nel campo degli studi filosofici). Nell'ambito dell'impegno politico e nelle istituzioni e' stato consigliere regionale della Campania dal 1979 al 1987 e membro della presidenza del Consiglio regionale. E' stato anche nel corso degli anni tra i promotori del movimento dei Cristiani per il socialismo, dirigente delle Acli e della Cisl Universita', membro della direzione nazionale della Lega delle Autonomie Locali e della segreteria nazionale di Democrazia Proletaria di cui e' stato a lungo responsabile nazionale cultura e scuola. In Rifondazione Comunista e' attualmente membro del Comitato politico nazionale e responsabile nazionale Universita'. Assessore all'educazione del Comune di Napoli dal marzo 2000 al marzo 2001. E' autore, nel campo degli studi filosofici, dei volumi: Il cogito e l'ermeneutica. La questione del soggetto in Ricoeur, Procaccini, Napoli 1984, Marietti, Genova 1993 (tradotto in inglese presso Kluwer nel 1990); Pierre Thevenaz e la filosofia senza assoluto, Athena, Napoli 1984; Logica del concreto ed ermeneutica della vita morale. Newman, Blondel, Piovani, Morano, Napoli 1994; Ricoeur. L'amore difficile, Studium, Roma 1995; Le parole della prassi. Saggi di ermeneutica, Citta' del sole, Napoli 1996 (in una collana dell'Istituto italiano per gli studi filosofici); Paul Ricoeur. Une hermeneutique de la condition humaine, Ellypses, Paris 2002; Introduzione a Ricoeur, Morcelliana, Brescia 2003. Ha curato e introdotto l'antologia ricoeuriana Filosofia e linguaggio, Guerini, Milano 1994, e una scelta di scritti di Ricoeur sulla traduzione: La traduzione. Una scelta etica, Morcelliana, Brescia 2001. Ha curato, inoltre, i volumi: Filosofia e liberazione, Capone, Lecce 1992 (con G. Cantillo); e Fenomenologia e filosofia del linguaggio, Loffredo, Napoli 1996 (con R. Pititto); L'eredita' filosofica di Jan Patocka, Cuen, Napoli 2000. Ha partecipato ai principali volumi collettivi pubblicati su Ricoeur negli ultimi anni in Francia, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti e continua, attualmente, i suoi studi, lavorando in particolare sull'opera di Jan Patocka e sugli sviluppi della fenomenologia di lingua francese nonche' sul raporto ermeneutica-traduzione. Complessivamente i suoi saggi e articoli di filosofia sono circa ottanta in italiano o tradotti in sette lingue straniere. Nel campo della saggistica politica e' autore dei volumi: Questione cattolica e politica di classe, Rosenberg & Sellier, Torino 1969; Neoconservatorismo e sinistra alternativa, Athena, Napoli 1985; e di una vasta produzione pubblicistica. Collabora a numerose riviste italiane e straniere, tra cui "Concordia" di Aachen, "Actuel Marx" di Parigi, "Filosofia e teologia" e "Studium" di Roma, "Segni e comprensione" di Lecce; dirige la rivista "Alternative" di Roma. E' condirettore della rivista "Il tetto" di Napoli, di cui fa parte da circa trent'anni]

    Il referendum per la proibizione delle armi da fuoco in Brasile e' un'iniziativa da sostenere incondizionatamente, soprattutto se si considera che in Brasile cosi' come in altri paesi dell'America Latina i movimenti sociali piu' radicali (come i senza terra, i senza casa, ecc.) pagano un prezzo altissimo per la violenza delle classi dominanti che non esitano a ricorrere all'omicidio politico per stroncarli.
    Diffondere una cultura della legalita' democratica e della nonviolenza in quei paesi e' pertanto un'opera di civilta' e nello stesso tempo una lezione per chi, come gli Usa, continua a dare esempi di barbarie per l'uso incontrollato delle armi permesso dalle leggi, in nome di un anacronistico diritto a difendersi dei singoli, che storicamente ha solo alimentato una maggiore diffusione della violenza arbitraria e criminale (come insegna la recente tragica vicenda di New Orleans e delle altre zone colpite dall'uragano Kathrine).

    Monica Lanfranco: Sì

    [Ringraziamo Monica Lanfranco per questo intervento. Monica Lanfranco, giornalista professionista, nata a Genova il 19 marzo 1959, vive a Genova; collabora con le testate delle donne "DWpress" e "Il paese delle donne"; ha fondato il trimestrale "Marea"; dirige il semestrale di formazione e cultura "IT - Interpretazioni tendenziose"; dal 1988 al 1994 ha curato l'Agendaottomarzo, libro/agenda che veniva accluso in edicola con il quotidiano "l'Unita'"; collabora con il quotidiano "Liberazione", i mensili "Il Gambero Rosso" e "Cucina e Salute"; e'' socia fondatrice della societa' di formazione Chance. Nel 1988 ha scritto per l'editore PromoA Donne di sport; nel 1994 ha scritto per l'editore Solfanelli Parole per giovani donne - 18 femministe parlano alle ragazze d'oggi, ristampato in due edizioni. Per Solfanelli cura una collana di autrici di fantasy e fantascienza. Ha curato dal 1990 al 1996 l'ufficio stampa per il network europeo di donne "Women in decision making". Nel 1995 ha curato il libro Valvarenna: nonne madri figlie: un matriarcato imperfetto nelle foto di fine secolo (Microarts). Nel 1996 ha scritto con Silvia Neonato, Lotte da orbi: 1970 una rivolta (Erga): si tratta del primo testo di storia sociale e politica scritto anche in braille e disponibile in floppy disk utilizzabile anche dai non vedenti e rintracciabile anche in Internet. Nel 1996 ha scritto Storie di nascita: il segreto della partoriente (La Clessidra). E' stato pubblicato recentemente il suo libro, scritto insieme a Maria G. Di Rienzo, Donne disarmanti, Intra Moenia, Napoli 2003. Cura e conduce corsi di formazione per gruppi di donne strutturati (politici, sindacali, scolastici) sulla storia del movimento delle donne e sulla comunicazione]

    Sono assolutamente d'accordo nel sostenere il referendum brasiliano per la proibizione del commercio delle armi; credo che provenendo proprio da un paese del cosidetto terzo mondo il richiamo alla misura su un tema come quello della convivenza pacifica sia una grande lezione per i nostri paesi, cosiddetti "democratici evoluti".
    Fino a che il munirsi di armi sara' ovvio e "normale", quando non addirittura benvenuto e socialmente accettato, nessuno di noi sara' mai al sicuro.

    Sergio Paronetto: Sì

    [Ringraziamo Sergio Paronetto per questo intervento. Sergio Paronetto insegna presso l'Istituto Tecnico "Luigi Einaudi" di Verona dove coordina alcune attivita' di educazione alla pace e ai diritti umani. Tra il 1971 e il 1973 e' in Ecuador a svolgere il servizio civile alternativo del militare con un gruppo di volontari di Cooperazione internazionale (Coopi). L'obiezione di coscienza al servizio militare gli viene suggerita dalla testimonianza di Primo Mazzolari, di Lorenzo Milani e di Martin Luther King. In Ecuador opera prima nella selva amazzonica presso gli indigeni shuar e poi sulla Cordigliera assieme al vescovo degli idios (quechua) Leonidas Proano con cui collabora in programmi di alfabetizzazione secondo il metodo del pedagogista Paulo Freire. Negli anni '80 e' consigliere comunale a Verona, agisce nel Comitato veronese per la pace e il disarmo e in gruppi promotori delle assemblee in Arena suscitate dall'Appello dei Beati i costruttori di pace. In esse incontra o reincontra Alessandro Zanotelli, Tonino Bello, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Perez Esquivel, Beyers Naude' e tanti testimoni di pace. Negli anni '90 aderisce a Pax Christi (che aveva gia' conosciuto negli anni Sessanta) del cui Consiglio nazionale fa parte. E' membro del Gruppo per il pluralismo e il dialogo e, ultimamente, del Sinodo diocesano di Verona. Opere di Sergio Paronetto, La nonviolenza dei volti. Forza di liberazione, Editrice Monti, Saronno (Va) 2004]

    Puo' sembrare poco. Ma e' un poco che puo' contare molto la futura vittoria del si' al referendum brasiliano che vuole porre un freno al commercio delle armi leggere.
    Anche questo e' difendere la vita, tutta la vita, tutte le vite, sempre e ovunque.
    Mi viene in mente la poesia di Charles Peguy che trascrivo di seguito.
    Shalom.

    La piccola speranza
    
    La fede che preferisco,
    dice Dio, e' la speranza.
    Una fiamma tremolante
    ha attraversato
    lo spessore dei mondi.
    Da quella volta
    che il sangue di mio figlio
    colo' per la salvezza
    del mondo.
    Cio' che mi stupisce,
    dice Dio, e' la speranza.
    E ne rimango
    scombussolato.
    Questa piccola speranza
    che ha tutta l'aria
    d'un nulla.
    Questa bambina speranza.
    Immortale.
    Sperare e' difficile.
    L'inclinazione a disperare,
    questa e' la grande tentazione.
    La piccola speranza procede
    tra le sue due grandi sorelle,
    la fede e la carita',
    neppure si fa attenzione a lei.
    E il popolo crede volentieri
    che sono le due grandi
    a trascinare la piccola
    per mano.
    Ma e' quella in mezzo
    a trascinare
    le sue grandi sorelle.
    Senza di lei,
    loro non sarebbero niente.
    E' lei, la piccola,
    che trascina tutto.
    Lei vede cio' che sara'.
    Lei ama cio' che sara'.
    La mia piccola speranza
    si leva ogni mattina.
    E' colei che tutte le mattine
    ci da' il buongiorno.
    (Charles Peguy)

    Patrizia Pasini: Sì

    [Ringraziamo suor Patrizia Pasini per questo intervento. Suor Patrizia Pasini, missionaria delle Consolata, collaboratrice di questo foglio, fa parte di una rete a livello nazionale e internazionale di un programma di riflessione e di laboratori sulla gestione costruttiva della conflittualita' e delle differenze; e' da sempre impegnata in molte rilevanti iniziative di pace, solidarieta', nonviolenza]

    Molti di noi sono letteralmente sommersi dalla richiesta di partecipare a campagne, iniziative, proteste, e forse ci chiediamo se tutta questa mobilitazione, spesso anche ripetitiva, sia veramente utile.
    Sicuramente la prima grande utilita' e' l'informazione che viene data alla gente comune su problematiche complesse che fino a non molti decenni fa erano di esclusivo monopolio degli "addetti ai lavori".
    Aiutare le persone a formarsi delle idee, delle opinioni, dei consensi o dei dissensi, e quindi a esprimerli, e' vera democrazia collaborativa, responsabile, nonviolenta e coinvolta che si vuol fare garante del bene comune.
    Il grande Brasile bussa alla nostra porta con questa iniziativa referendaria popolare che vuole dire si' all'abolizione totale del commercio delle armi da fuoco.
    E' un referendum chiaro e preciso che tocca una delle principali ragioni e cause della poverta', della violenza, della criminalita', sia dei paesi del Nord che del Sud del mondo.
    Il Sud sta diventando sempre piu' povero, affamato, assetato, ammalato, violento, indebitato. La societa' civile del Brasile con questa iniziativa referendaria vuol dire "basta" a tutto questo, vuol liberare forze ed energie per iniziare una ripresa economica, sociale e politica, morale, nonviolenta e costruttiva.

    Per queste ragioni io mi sento interpellata a condividere, sottoscrivere e sostenere questo referendum.
    Che potrebbe anche non avere la forza di far abolire il commercio delle armi ma sicuramente inizia un processo di disarmo delle menti e pone lidea che una societa' e i suoi cittadini possono essere difesi, protetti, non dalla forza distruttrice delle armi ma dalla democrazia, dalla legalita', dall'integrita' e solidarieta'.

    Il 23 ottobre il Brasile dara' al mondo intero un grande segno di coraggio e novita' chiamando i suoi cittadini ad esprimersi con questo si' all'abolizione del commercio e uso delle armi da fuoco, mi pare che il 23 ottobre dovremmo tutti orgogliosamente sentirci brasiliani.

    Rosangela Pesenti: Sì

    [Ringraziamo Rosangela Pesenti per questo intervento. Rosangela Pesenti e' una delle figure piu' autorevoli e prestigiose del movimento delle donne in Italia, acuta maieuta e sottile educatrice, insegnante, psicologa, scrittrice, e' stata responsabile della sede nazionale dell'Unione Donne Italiane. Opere di Rosangela Pesenti: Trasloco, Supernova, Venezia 1998]

    La storia si racconta sempre partendo dalle domande del presente. Nella scuola la finzione cronologica dissimula il punto di vista della narrazione spacciando per racconto oggettivo una storia che e' semplicemente quella dei maschi bianchi occidentali ricchi.
    Ogni anno nelle mie classi ci interroghiamo insieme su quale evento del presente ci colpisce e costruiamo a partire da quella percezione un percorso di approfondimento che non elude ma semmai sollecita a nuove interpretazioni i programmi scolastici.
    Quest'anno intendo partire dalla data del 23 ottobre e dal Brasile di Lula perche', qualunque sia l'esito del referendum, penso che si tratti di un evento, uno di quei segnatempo della storia che possono diventare significativi anche per le nostre piccole vite.
    Guardero' con le mie ragazze e ragazzi il Brasile sulla carta di Peters perche' nelle nostre teste occidentali le dimensioni fisiche distorte dei continenti ci impediscono spesso di cogliere l'importanza dei fenomeni, che si fonda anche su dati quantitativi.
    Con i miei ragazzi e ragazze che lo vorranno cercheremo di rendere visibile nella scuola l'evento, e questo e' il piccolo contributo che posso dare a una vicenda che apre la speranza nel cuore.
    Abbiamo il dovere, e per me e' anche un piacere, di dire alle giovani generazioni che un mondo nuovo e' possibile e comincia dalla scelta di ognuno di camminare su nuove strade, passo dopo passo, con la fiducia che ci sara' sempre qualcuno a ricevere il testimone dopo di noi.

    Eugenio Scardaccione: Sì

    [Ringraziamo Eugenio Scardaccione per questo intervento. Eugenio (Gege') Scardaccione, educatore, preside, formatore alla pace e alla nonviolenza, vivacissimo costruttore di pace. Riportiamo questa nota di qualche anno fa di vivace autopresentazione: "Eugenio Scardaccione (Gege'), nasce ad Aliano in provincia di Matera, la Gagliano di Carlo Levi, in un torrido pomeriggio del 1952. Oggi vive a Bari e dopo aver piantato un albero, aver avuto tre figli, e' alla sua prima sfida nello scrivere un libro [Tu bocci. Io sboccio, edito da La Meridiana]. Un disastroso passato da scolaro non gli ha impedito di conseguire due lauree e di superare cinque concorsi e di diventare preside, o, come si usa dire oggi: dirigente scolastico. Svolto il servizio civile come obiettore di coscienza, nel 1992 dopo aver frequentato Barbiana e San Gimignano, insieme ad una pattuglia di amici fonda il G. E. P. (Gruppo Educhiamoci alla Pace). Con entusiasmo, coordina da sette anni campi estivi denominati Allegra...mente, durante i quali la pace, la riflessione, la natura, la lentezza, i giocattoli, la danza, i burattini, la poesia e soprattutto i partecipanti sono i protagonisti. Assiduo ed inguaribile tifoso di relazioni umane, pensa positivo, ama i viaggi e trascrive i suoi sogni". Opere di Eugenio Scardaccione: Tu bocci. Io sboccio, La Meridiana, Molfetta 2003]

    Credo che il referendum puo' essere un sapiente strumento, se utilizzato bene, per conoscere e far valere l'opinione della base.
    E la proibizione del commercio delle armi da fuoco in Brasile e' senza dubbio un passo importante anche per l'Europa.

    Ma come per tutte le consultazioni e le leggi, non basta promulgarle: Italia docet: su alcuni quesiti referendari in Italia non e' avvenuta una crescita di consapevolezza diffusa che ha poi influenzato i governi e il parlamento a rispettare la volonta' popolare.
    Le leggi devono essere interiorizzate, occorre l'educazione, si devono prevedere cammini di formazione per persuadere dell'inutilita' delle armi dispendiose e nocive, che tra l'altro arrecano danno ed impediscono di canalizzare risorse economiche per altri finalita' e priorita'.

    Il lungo, scomodo ed appassionante cammino della nonviolenza passa anche dall'opposizione alle armi, dovunque e comunque, con pressioni, azioni, idee, informazione continua ed alternativa per mettere radici profonde e solide nelle coscienze della cittadinanza che vuole essere amica della pace, della giustizia e della nonviolenza attiva.

    Andrea Trentini: Sì

    [Ringraziamo Andrea Trentini per questo intervento. Andrea Trentini, amico della nonviolenza, e' impegnato nelle esperienze della Rete di Lilliput, dei "Gruppi di azione nonviolenta", della redazione del portale internet "Unimondo" e del Centro per la pace di Rovereto, ed in altre esperienze di pace e di solidarieta']

    Il 23 ottobre potrebbe diventare per le reti mondiali per la pace una data storica.
    Il referendum che ci sara' in Brasile dimostra che le proposte di disarmo sono diventate parte della coscienza civile. Una partita importante nata dalla proposta di movimenti di base, organizzazioni non governative, associazioni per la pace e comunita' di base.
    Ma per vincere questa sfida alle armi - sia in Brasile che a livello internazionale - e' necessaria una forte attenzione pubblica per riuscire a spostare la volonta' dei governi che indipendentemente dal colore politico tendono a liberalizzare i mercati della morte.
    Se vincera' il si', vincera' la vita.

    Antonio Vigilante: Sì

    [Ringraziamo Antonio Vigilante per questo intervento. Antonio Vigilante e' studioso e amico della nonviolenza, di grande acutezza e profondita'; nato a Foggia nel 1971, dopo la laurea in pedagogia si e' perfezionato in bioetica; docente di scienze sociali, dirige la collana "L'Aratro. Testi e studi su pace e nonviolenza" delle Edizioni del Rosone di Foggia, fa parte del comitato scientifico dei prestigiosi "Quaderni Satyagraha", collabora a diverse riviste ed e' autore di rilevanti saggi filosofici sulla nonviolenza. Tra le opere di Antonio Vigilante: La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Aldo Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Quartine, Edizioni del Rosone, Foggia 2000; Il pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004]

    Per il referendum brasiliano del 23 ottobre
    
    Dove comincia il mondo nuovo, amico,
    si scavano le vene della vita
    di domani, e si vuole si decide
    per ognuno giustizia e compiutezza
    
    lo indovini, lo so: non e' nel centro
    dove ricchezza eleva verso il cielo
    l'uomo televisivo ultimo mostro
    senz'occhi senza lingua senza sangue.
    
    E' dove l'esistenza si contorce
    
  • nella Sicilia di Danilo gli uomini erano legno antico e sofferente - che qualcuno ha l'ardore di colpire la terra reclamandone speranza: e la terra risponde e nuovi umori soccorrono e ciascuno si rianima le schiene si raddrizzano le mani si stringono la voce si schiarisce e l'uomo dice "io" e dice "tu" come si dice il bello delle cose: e quando dice "noi" non c'e' violenza.
  • Note:

    Breve nota sul Centro di ricerca per la pace di Viterbo
    Attivo dagli anni '70 (dapprima con la denominazione "Comitato democratico contro l'emarginazione - Centro di ricerca per la pace"), nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a "Primo Levi, testimone della dignità umana". Dal 1998 ha promosso una "campagna contro la schiavitù in Italia".

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