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    Sì alla vita delle persone, sì al divieto di uccidere, sì all'abolizione del mercato delle armi

    Un referendum che riguarda l'umanita' intera. 11

    Il 23 ottobre in Brasile si svolgerà il primo referendum nella storia di quell'immenso paese: la popolazione tutta sarà chiamata a decidere se vuole proibire il commercio delle armi da fuoco
    Giacomo Alessandroni18 settembre 2005 - Giacomo Alessandroni
    Fonte: La nonviolenza e' in cammino. 1057 - 18 settembre 2005

    La nonviolenza e' in cammino. 1057 - 18 settembre 2005

    Ettore Masina: Si', con il Brasile nel cuore

    [Ringraziamo Ettore Masina (sito: www.ettoremasina.it) per questo intervento. Ettore Masina, nato a Breno (Bs) il 4 settembre 1928, giornalista, scrittore, fondatore della Rete Radie' Resch, gia' parlamentare, e' una delle figure piu' vive della cultura e della prassi di pace. Sulle sue esperienze e riflessioni si vedano innanzitutto i suoi due libri autobiografici: Diario di un cattolico errante. Fra santi, burocrati e guerriglieri (Gamberetti, 1997) e Il prevalente passato. Un'autobiografia in cammino (Rubbettino, 2000). Tra gli altri suoi libri: Il Vangelo secondo gli anonimi (Cittadella, 1969, tradotto in Brasile), Un passo nella storia (Cittadella, 1974), Il ferro e il miele (Rusconi, tradotto in serbo-croato), El Nido de Oro. Viaggio all'interno del terzo Mondo: Brasile, Corno d'Africa, Nicaragua (Marietti, 1989), Un inverno al Sud: Cile, Vietnam, Sudafrica, Palestina (Marietti, 1992), L'arcivescovo deve morire. Monsignor Oscar Romero e il suo popolo (Edizioni cultura della pace, 1993 col titolo Oscar Romero, poi in nuova edizione nelle Edizioni Gruppo Abele, 1995), Comprare un santo (Camunia, 1994); Il Volo del passero (San Paolo, tradotto in greco), I gabbiani di Fringen (San Paolo, 1999), Il Vincere (San Paolo, 2002). Un piu' ampio profilo di Ettore Masina, scritto generosamente da lui stesso per il nostro foglio, e' nel n. 418]

    Una povera sala del seminario di Goias, nel Centro-Ovest del Brasile; un gruppo di uomini e di donne giunti da tutte le parti del paese. Fra loro, preti, suore, pastori protestanti, vescovi: indistinguibili gli uni dagli altri per abito e portamento, Non e' un convegno di studio, nonostante i relatori affrontino problemi ardui e citino statistiche; il grande cartello alle loro spalle elenca nomi di persone brutalmente assassinate. "Os nossos martires", i nostri martiri, dice il cartello. I nomi sono 253 e l'ultimo e' quello di un italiano, padre Ezechiele Ramin, massacrato venti giorni prima. I campesinos che siedono in quel convegno nazionale della Commissao Pastoral da Terra, associazione dei contadini cristiani, conoscono ormai a memoria la liturgia delle esequie: sanno bene che chi si ribella all'ingiustizia ha vita breve: se non lo uccide la fame, lo raggiungono i pistoleiros. Amici comuni mi mostrano padre Josimo Tavares, un altro evangelizzatore di poveri.

    Scivola lungo i muri ed io penso: "Ecco un uomo che muore di paura". Mi dicono: "e' sopravvissuto a due attentati degli agrari, si e' salvato per miraolo". Pochi mesi piu' tardi sapro' che il terzo attentato e' riuscito.
    L'uomo che mi era parso terrorizzato, in quei mesi aveva portato avanti la sua denunzia delle violenze inflitte ai poveri.
    Queste note risalgono al 1985. Sono passati vent'anni ma i leaders contadini continuano ad essere falciati dagli jacungos, gli assassini prezzolati dai grandi terratenientes; e, qualche volta, dalla polizia militare.

    Agosto 1991. Torniamo a Rio de Janeiro, meravigliosa citta'. Davanti a una delle piu' antiche chiese, in piazza della Candelaria, si vedono ancora le chiazze di sangue di otto bambini trucidati una notte, metre dormivano, a colpi di pistola. Assassini, tre poliziotti: "quei vagabondi sporcavano le strade". Il cardinale di Rio, dom Eugenio Sales, andra' a vedere quel luogo, ormai ripulitto, soltanto per espressa sollecitazione degli altri vescovi.
    Dopo tutto, in alcune zone della sua diocesi massacrano ogni giorno due, tre, quattro meninos da rua. Qualche volta i piccoli cadaveri vengono lasciati per le strade, come ammoizione ai bambini: "Sparite!". Qualche volta, a sparire, sono i corpi degli uccisi: di quando in quando, soprattutto nela "baixada fluminense", la zona intorno a Rio, la polizia scopre cimiteri clandestini di bambini. Il presidente del Brasile, Itamar Franco (nel 2003 diventera' ambasciatore a Roma) redarguisce pesantemente e pubblicamente i diplomatici del paese: e' colpa loro se l'opinione pubblica si scandalizza tanto per il genocidio dei piccoli, dovrebbero sforzarsi con piu' impegno di illustrare i progressi sociali del Brasile.

    Negli stessi giorni, a Sao Paulo, un diciottenne uccide a colpi di pistola un coetaneo. Voleva rubargli un paio di scarpe Adidas.

    Il Brasile e' un immenso arsenale; non come gli Stati Uniti, naturalmente, ne' la Colombia, ma pur sempre un inferno di violenza armata. Ma e' anche un paese percorso da novita', da impulsi generosi, da utopie che spesso diventano realta'; un paese che in tanti amiamo perche' vi troviamo realizzati certi nostri sogni: la violenza non solo si scontra con l'onesta' di tanta gente, ma anche con il crescere di conquiste sociali; non e' soltanto il paese del genocidio dei piccoli, e' anche lo stato che, primo in tutto il mondo, ha inserito nella propria costituzione lo Statuto Onu per la difesa dei bambini.
    Non si vedono ancora i segni di questo progresso? Forse no, sui grandi numeri: ma sono stati posti principi che, poco a poco ma irresistibilmente, cambiano la giurisprudenza e la cultura del paese.
    Sentiamo con forza queste testarde speranze e questo amore per il Brasile mentre il grande paese e' chiamato, da persone che non si arrendono alla violenza costituita, a un grande referendum per il disarmo dei civili.

    Angelo Buccarello: dal Brasile al mondo

    [Ringraziamo padre Angelo Buccarello per questo intervento. Padre Angelo Buccarello, missionario trinitario, nel Madagascar dal 1969 ed ora temporaneamente in Italia per un mandato di 6 anni come consigliere generale; nel Madagascar ha fondato il gruppo di "Aumonerie Catholique des Prisons" per l'aiuto dei carcerati piu' poveri, l'umanizzazione delle carceri e la difesa dei diritti dei carcerati, iniziativa intorno alla quale si sono sviluppate molte altre opere di solidarieta'; e' presidente di Solidarieta' Internazionale Trinitaria (sito: www.liberar.info)]

    Carissimi,
    sono presidente di Solidarieta' Internazionale Trinitaria, un organismo che - in linea con l'Ordine dei Padri Trinitari da otto secoli impegnati per la liberazione degli schiavi - vuole operare per liberare gli schiavi, combattere l'oppressione, promuovere solidarieta' e comunione.
    Ammiro per l'impegno di sensibilizzazzione e cultura per la pace e sono totalmente con voi per appoggiare l'opposizione ad ogni forma di violenza.
    Nel Madagascar abbiamo operato per dimostrare l'inutilita' e le ingiustizie del carcere cosi' com'e' tenuto oggi.

    A nome dell'organismo che rappresento sono contento di esprimere tutto l'appoggio e il sostegno al referendum per la soppressione del commercio delle armi nel Brasile.
    E spero che il refendum abbia successo e segni un passo fondamentale per la eliminazione di tutte le guerre.
    Cordialmente
    padre Angelo

    Il Forum Comunitario di lotta contro la violenza Si'

    [Ringraziamo gli amici del "Forum Comunitario de Combate a' Violencia" di Salvador de Bahia per questo intervento]

    Il "Forum comunitario di lotta contro la violenza" (Fccv) di Salvador (Bahia) e' una istanza permanente di coordinamento di volonta', sforzi e risorse di ogni tipo per contrastare la violenza.
    E' uno spazio di incontro di entita' istituzionali, di organizzazioni della societa' civile e di esperienze comunitarie che si impegnano a sensibilizzare e mobilitare la societa' su questo problema - che ritengono sia anche un problema prioritario di sicurezza e di tutela dell'incolumita' e della salute -, ed a svolgere iniziative strategiche, collettive e pedagogiche nella direzione della costruzione di percorsi condivisi per contrastare la violenza, cercando di proporre e accompagnare la formulazione, la realizzazione e l'implementazione di politiche pubbliche che affrontino il problema nelle sue diverse espressioni.

    Tra queste politiche particolare rilievo hanno quelle volte a diminuire le diseguaglianze sociali, a rafforzare l'esercizio della cittadinanza ed a garantire la giustizia.
    Il Forum ritiene che competa allo stato la prerogativa dell'uso della forza per garantire la sicurezza, la legge e l'ordine nella societa', e che l'uso criminale delle armi da fuoco deve essere combattuto attraverso l'azione piu' efficiente e adeguata delle forze di polizia.
    Il Forum ritiene anche che le armi da fuoco non garantiscono ne' protezione ne' successo in caso di aggressioni personali. La loro disponibilita' ed il loro uso, per i cittadini comuni e' stato dimostrato che ha avuto come risultato piu' morti e serie lesioni all'incolumita' fisica e alla stessa vita per se' e per i propri familiari e conoscenti, anziche' essere - come si pretenderebbe di far credere - una protezione contro la violenza.
    Oltre a cio', lo squilibrio di potere nelle relazioni interpersonali conseguente al possesso e all'uso di armi da fuoco, e il loro potenziale distruttivo, hanno prodotto un numero signifdicativo di "incidenti" fatali, ed hanno favorito esiti tragici a conflitti interpersonali che potevano essere gestiti con altri mezzi.
    Per queste ragioni il "Forum comunitario di lotta contro la violenza" si impegna nella campagna per il si' alla proibizione del commercio delle armi da fuoco in Brasile.

    Movimento Internazionale della Riconciliazione - Movimento Nonviolento del Piemonte e Valle d'Aosta: Si'

    [Attraverso Piercarlo Racca riceviamo questo intervento del Movimento Internazionale della Riconciliazione - Movimento Nonviolento del Piemonte e Valle d'Aosta, che ringraziamo]

    La segreteria regionale del MIR - Movimento Nonviolento del Piemonte e Valle d'Aosta e' fermamente convinta che una vittoria del si', al referendum che si terra' in Brasile il prossimo 23 ottobre per la proibizione del commercio delle armi, rappresentera' uno dei piu' grandi segni di civilta' di questo ultimo decennio.

    Alessandra Amicone: Si'

    [Ringraziamo Alessandra Amicone per questo intervento. Alessandra Amicone, studentessa universitaria, e' stata una delle partecipanti ed animatrici del corso di educazione alla pace 2004-2005 presso il liceo scientifico di Orte (Vt), e principale promotrice delle iniziative concrete realizzate in quell'istituto a sostegno di alcuni progetti di solidarieta' internazionale di "Mani Tese" e di "Sulla strada"]

    Tra poco piu' di un mese, il 23 ottobre, i cittadini brasiliani saranno chiamati ad esprimere il loro parere riguardo la proibizione del commercio delle armi da fuoco e delle munizioni.
    E' quasi scontato che a favore del si' si siano schierati tutti quei gruppi che si battono per la pace e per la nonviolenza, le associazioni umanitarie ed anche la maggioranza della popolazione; purtroppo pero' come succede spessissimo nel mondo non sempre le buone idee e i progetti fatti per migliore la vita dei singoli riescono ad avere la meglio; i sostenitori del no, infatti, possono contare su di un forte dispiegamento di fondi e di pubblicita', dal momento che rivestono ruoli importanti nell'economia del paese e non solo; tra le fila di questo schieramento emergono grandi imprenditori, produttori di armi, uomini di potere che ora vedono vacillare una cospicua parte dei loro capitali.
    E' proprio per questo motivo che risulta importante il ruolo della solidarieta' di tutti i cittadini del mondo forniti di buon senso: e' doveroso appoggiare e contribuire alla lotta contro le armi da fuoco, anche attraverso lettere, e-mail ed appelli da inviare a istituzioni, movimenti e mass-media nel proprio paese e in Brasile, ed anche ai movimenti, le associazioni, i rappresentanti istituzionali brasiliani che si battono a favore del referendum.

    A tutti e' noto che le armi da fuoco sono una delle piu' grandi calamita' mondiali, ma in Brasile la situazione e' a dir poco spaventosa: e' terribile pensare al numero delle morti causate da queste, soprattutto fra i giovanissimi: un adolescente ogni quindici minuti e' ucciso da armi da fuoco. Altrettanto preoccupante e' che dei 18 milioni di armi da fuoco presenti in Brasile piu' della meta' non sono registrate, e che circa 40.000 fra quelle legali finiscono nelle mani di banditi o di organizzazioni criminali; non solo: ma molte uccisioni avvengono fra le mura domestiche, causate da incidenti o da un uso improprio delle armi stesse, e cio' prova chiaramente che non solo le armi non costituiscono una fonte di difesa, ma arrecano lesioni irreversibili anche ai propri familiari.
    I danni pagati dalla comunita' brasiliana in termini economici sono esorbitanti, la sanita' pubblica ha speso tra i centotrenta e i centoquaranta milioni di reali (tra i quarantacinque e i cinquantacinque milioni di euro) per curare persone vittime di lesioni da arma da fuoco.
    In questo particolare caso e' opportuno considerare lo straordinario lavoro svolto dal governo Lula, che gia' nei primi mesi del 2004 ha approvato un decreto piu' restrittivo in materia, che ha aumentato i controlli sulle vendite e le esportazioni delle armi. Inoltre, a meta' luglio dello stesso anno e' stata lanciata una campagna per la consegna volontaria delle armi, che ha riscosso un successo enorme, ne sono state riconsegnate piu' di 400.000, e la restituzione era promossa anche dal premio in denaro di 300 reali che riceveva chiunque avesse riconsegnato la propria arma; di conseguenza l'iniziativa e' stata prolungata fino al giorno del referendum.
    E' stato gia' fatto molto, ma per dare una svolta decisiva il si' deve vincere.

    Paola Mancinelli: Si'

    [Ringraziamo Paola Mancinelli per questo intervento. Paola Mancinelli, nata ad Osimo (An) il 28 giugno 1963, dottore di ricerca in filosofia teoretica e docente di scuola superiore, saggista e poetessa, si e' occupata tra l'altro del rapporto fra mistica e filosofia e la violenza del sacro in Rene' Girard, del pensiero di Rosenzweig e dell'influenza dell'ebraismo nel rinnovamento dell'ontologia;
    collabora alle riviste "Filosofia e teologia" e "Quaderni di scienze religiose" ed alla rivista telematica di filosofia "Dialeghestai". La sua tesi dottorale ha per argomento Fra le opere di Paola Mancinelli: Vibrazioni, Pentarco, Torino 1985; Come memoria di latente nascita, Edizioni del Leone, Venezia, 1989; Oltre Babele, Edizioni del Leone, Venezia, 1991;
    Cristianesimo senza sacrificio. Filosofia e teologia in Rene' Girard, Cittadella, Assisi 2001; Homo revelatus, homo absconditus, di alcune tracce kierkegaardiane in Rene' Girard, in AA. VV., "Nota Bene, Quaderni di studi kierkegaardiani", Citta' Nuova, Roma 2002; La metafisica del silenzio, Stamperia dell'Arancio, Grottammare, 2003; Rivelazione e linguaggio.
    Ripensare l'essere con Franz Rosenzweig (di prossima pubblicazione)]

    Aderisco all'inziativa di sostegno al referendum in Brasile per la messa al bando delle armi.

    Non possiamo prescindere, oggi piu' che mai, da una grammatica della pace che contribuisca a mutare paradigmi e categorie filosofiche, dando alla stessa pace uno statuto ontologico proprio. In effetti, finora la ragione occidentale non riesce a parlare di pace se non in modo privativo e, dato che il linguaggio e' la casa dell'essere, una nuova koine' ecumenica e' a mio avviso necessaria.
    La prassi vissuta, ponendosi in una sorta di ribaltamento metafisico che pone in primo piano l'etica (e' il caso in questione) puo' davvero avere un preziosissimo ruolo per un ripensamento delle categorie filosofiche come dignita, differenze, relazione.

    Vittorio Rapetti: Si'

    [Ringraziamo Vittorio Rapetti per questo intervento. Vittorio Rapetti, costruttore di pace, amico della nonviolenza, impegnato nell'Azione Cattolica, voce sempre autorevole per la ponderatezza, l'equilibrio, la sensibilita' e la pietas delle sue valutazioni, cura il "Servizio di informazione e documentazione per responsabili e assistenti" dell'Azione Cattolica Italiana, delegazione regionale Piemonte Valle d'Aosta]

    Il discorso in se' e' semplice e di tutta evidenza: il commercio delle armi da fuoco, specie quando si tratti di armi da guerra, e' un elemento che alza il livello di pericolosita' in una societa'. Quindi accresce il pericolo. Se poi si tratta di societa' in cui esiste una organizzazione politica e sociale che prevede di affidare agli organismi di polizia la protezione dei cittadini, delegando ad essi l'uso della violenza e delle armi in un quadro di regole precise, la motivazione al commercio di armi perde qualsiasi "schermo".

    Purtroppo noi oggi viviamo in un clima culturale che tende ad evidenziare conflitti e violenze, alimentando la paura e quindi il legittimo desiderio di protezione. Questi atteggiamenti sono del tutto comprensibili in alcune situazioni particolarmente difficili, mentre in altri casi sono evidente risultato di una manipolazione che sollecita la paura per sostenere "soluzioni forti" (che in realta' sono apparentemente forti, ma segnano una diffusa debolezza sociale). Comunque, se tali atteggiamenti vengono poi incanalati nella ricerca di una situazione "privata", i guai si moltiplicano.
    E' il caso del provvedimento in discussione in questi giorni in Italia che amplia le possibilita' di difesa personale con arma da fuoco. Oltre agli effetti specifici, c'e' infatti un riflesso sulla mentalita': il "farsi giustizia da soli" viene in qualche misura legittimato. Se potra' servire da deterrente in qualche caso, in molti altri produrra' rischi e violenze anche peggiori e alimentera' quel fascino per l'arma individuale e per i noti effetti psicologici che essa produce, specie in chi non e' addestrato al suo uso per fini precisi, circoscritti, controllati (e tutto cio' e' il minimo, non certo il massimo, ma sovente non si raggiunge neppure questo minimo).

    Il problema e' certo il commercio delle armi, ma a monte il modo di intendere la societa', la gerarchia di valori (le persone contano piu' dei beni), il ruolo degli organismo statali e di polizia, oltre che la forza politica ed economica per poter contrastare un commercio assai redditizio e potente.
    Un tessuto sociale sempre piu' sfilacciato e anonimo, una crescita delle differenze sociali e l'allargarsi delle fasce di poverta' e disagio, sono fenomeni che poco sollecitano l'organizzazione collettiva di movimenti di cambiamento, ma oggi tendono ad alimentare un substrato di violenza. Ci sono poi casi limite (e' forse il caso di New Orleans) dove cio' si sfoga, ma rispetto a cui in termini immediati non resta che la Guardia nazionale. Il punto e' non arrivare a questo livello e fornire risposte reali prima e su altri livelli.

    L'esempio del referundum brasiliano certo ci insegna qualcosa: di non rassegnarsi alla crescita della violenza, ma di contrastarla con azioni di mobilitazione e di riflessione.
    Dovremmo prender esempio per individuare qui, da noi, in un contesto politico e culturale diverso, quali azioni analoghe siano efficaci. Forse e' uno dei modi per esprimere una solidarieta' reale agli amici brasiliani. E forse e' anche uno dei modi piu' scomodi, perche' da noi, specie tra i giovani, c'e' un diffuso fascino per le soluzioni violente, semplici, dirette, alimentato non tanto dalla "cattiveria" dei giovani, ma da un pesante atteggiamento degli adulti, a loro volta preda dell'intolleranza che si diffonde tramite i mass-media.
    Nella mia esperienza di insegnante mi trovo in notevole difficolta' a contrastare tali atteggiamenti, proprio per il prevalre degli slogan, della "pancia", rispetto alla riflessione critica e all'approfondimento dei problemi. Mi pare che sul tema della violenza ci sia un troppo di "ideologismo" rispetto alla comprensione effettiva dei problemi e delle cause, per cui si oscilla tra il non voler vedere e la pura e semplice richiesta di repressione. La giusta riprovazione per gli atteggiamenti intolleranti ed evidentemente propagandistici (tipo quelli leghisti) a volte pero' ci esime dal fare i conti con la durezza della realta', con la difficolta' a comprendere e gestire le dinamiche concrete del conflitto e della violenza; e cio' paradossalente non fa che portare acqua al mulino di chi predica a favore di muri e separazioni.

    Ritengo che occorra continuare a lavorare semplicemente nel quotidiano, nella formazione di base, ma che sia indispensabile anche un'azione energica sul piano dei mass-media, perche' attualmente la lotta e' piuttosto impari.

    Claudio Riolo: Si'

    [Ringraziamo Claudio Riolo per questo intervento. Claudio Riolo, nato ad Agrigento nel 1951, autorevole militante e dirigente politico ed acuto studioso, gia' direttore del Cepes (Centro studi di politica economica in Sicilia), insegna Scienza politica all'Universita' di Palermo; collabora a vari periodici. Tra le opere di Claudio Riolo: L'identita' debole, La Zisa, Palermo 1989; Istituzioni e politica: il consociativismo siciliano nella vicenda del Pci e del Pds (1993); Chi decide a Palermo? Il processo decisionale per il risanamento della costa orientale (1994); Politiche di industrializzazione e gruppi di pressione negli anni cinquanta (1995); (a cura di) Dossier sulle riforme istituzionali in Italia (1998); (a cura di), Liberta' di informazione, di critica e di ricerca nella transizione italiana, La Zisa, Palermo 2004]

    Naturalmente anch'io voterei si' se fossi brasiliano e sarebbe superfluo, qui, motivarne le ragioni, dato che condivido in pieno le cose scritte da Pontara (e da molti altri).
    Credo che la cosa piu' utile da fare, raccogliendo l'invito di Lidia Menapace, sia quella di fare pressione sui media perche' se ne parli.

    Non sono (ahime') un conoscitore della realta' brasiliana e non sono in grado di valutare le possibilita' di vittoria del si' al referendum. Un esito positivo avrebbe certamente un grande valore, ben al di la' delle frontiere brasiliane.
    Ma cio' che mi domando - e approfitto dell'occasione per girare la domanda a chi e' in grado di rispondere - e' se e quali ripercussioni interne potrebbe avere l'esito referendario sul quadro politico brasiliano, in una fase cosi' critica per il governo Lula.

    Tutti i si' in una pagina web

    Tutti gli interventi a sostegno del si' al referendum brasiliano per proibire il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni ospitati su questo foglio compaiono anche in una apposita pagina web del sito di Peacelink, curata da Giacomo Alessandroni: http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_12631.html Nel sito di Peacelink e' anche possibile consultare tutti i fascicoli di questo foglio a partire dal dicembre 2004 alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza Vari altri siti italiani ospitano utili materiali sia sul referendum brasiliano che per il disarmo; tra essi segnaliamo almeno www.disarmo.org e www.ildialogo.org. Ricordiamo nuovamente che molte utilissime informazioni sul referendum brasiliano sono nel fondamentale sito www.referendosim.com.br (in lingua portoghese-brasiliana).
    Per promuovere iniziative in Italia per sostenere la campagna per il "si'" al referendum brasiliano si puo' contattare Francesco Comina in Italia e padre Ermanno Allegri in Brasile (sito: www.adital.com.br).
    Invitiamo nuovamente tutte le persone che ci leggono ad inviarci interventi a sostegno del si' al referendum brasiliano per abolire il commercio delle armi.

    Rinnoviamo anche l'invito a tutte e tutti a scrivere a giornali, riviste, siti, mass-media, a istituzioni, movimenti, associazioni, a persone amiche, per diffondere l'informazione e la sensibilizzazione sul referendum brasiliano, e chiamare tutte le persone di volonta' buona ad esprimere sostegno alle sorelle e ai fratelli che in Brasile sono impegnati a far vincere il si' al diritto a vivere, il si' al disarmo, il si' alla civilta' umana, il si' alla gestione nonviolenta dei conflitti, il si' alla pace fra tutti gli esseri umani, il si' alla convivenza di tutte e tutti sull'unica terra che abbiamo.
    Si' all'umanita', vittoria al mondo.

    Note:

    Breve nota sul Centro di ricerca per la pace di Viterbo
    Attivo dagli anni '70 (dapprima con la denominazione "Comitato democratico contro l'emarginazione - Centro di ricerca per la pace"), nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a "Primo Levi, testimone della dignità umana". Dal 1998 ha promosso una "campagna contro la schiavitù in Italia".

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