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    Sì alla vita delle persone, sì al divieto di uccidere, sì all'abolizione del mercato delle armi

    Un referendum che riguarda l'umanita' intera. 12

    Il 23 ottobre in Brasile si svolgerà il primo referendum nella storia di quell'immenso paese: la popolazione tutta sarà chiamata a decidere se vuole proibire il commercio delle armi da fuoco
    Giacomo Alessandroni18 settembre 2005 - Giacomo Alessandroni
    Fonte: La domenica della nonviolenza. 39 - 18 settembre 2005

    La domenica della nonviolenza. 39 - 18 settembre 2005

    Enrica Bartesaghi: Si', per il disarmo, contro la violenza

    [Ringraziamo Enrica Bartesaghi per questo intervento. Enrica Bartesaghi, nata in provincia di Lecco nel 1954, presidente del comitato "Verita' e giustizia per Genova", e' autrice del libro Genova, il posto sbagliato. La Diaz, Bolzaneto, il carcere: diario di una madre, Nonluoghi libere edizioni, 2004]

    Fino al 21 luglio del 2001 sono stata una "normale" madre e cittadina italiana. Ho, insieme a mio marito, educato e cresciuto mia figlia Sara con gioia e buon senso: il rispetto di se' e degli altri, tutti gli altri. Sara e' stata alimentata con pane e spirito critico, con la coscienza della legalita' e dell'illegalita', con una particolare attenzione alle ingiustizie dentro e fuori l'Italia, con il racconto delle storie di famiglia, delle favole raccolte da Italo Calvino e dei fumetti di Mafalda, della storia recente d'Italia, quella che io avevo visto o vissuto: il boom economico, le stragi, la mafia, le lotte operaie, il sindacato, il femminismo, le Br, la Milano da bere...
    Per questo a luglio del 2001, quando Sara a 21 anni e' partita per Genova l'ho salutata con un po' di apprensione ma con grande fiducia in lei e nelle sue capacita' di cavarsela, con rispetto e condivisione per gli ideali e le speranze che avrebbero portato, insieme a lei, decine di migliaia di persone a Genova. Per i diritti umani, per una distribuzione piu' equa di ricchezze e poverta', per un mondo ed una vita migliore.
    Io sono rimasta a casa, un po' per pigrizia e stanchezza, un po' per lasciar posto a lei. Era la sua prima, grande manifestazione.
    Quando l'ho ritrovata, nel carcere di Vercelli il 23 luglio del 2001, dopo averla persa per due giorni e due notti, ho letto nei suoi occhi, ed ho visto sulla sua pelle, la parola violenza. Quella cieca e gratuita del massacro alla scuola Diaz, quella piu' sottile e continuata, e per questo ancor piu' profonda ed inguaribile, della caserma di Bolzaneto.
    E, di colpo, io non sono stata piu' una "normale" madre e cittadina italiana, seppur attenta a quello che succede nel nostro paese e nel mondo.
    Per poche ore, ma sono ore che cambiano la vita, io mi sono sentita una madre e cittadina argentina alla quale scompare all'improvviso un figlio, una madre cilena o bosniaca che lo ritrova ferito e torturato, una cittadina inerme di fronte alla violenza peggiore: quella dello Stato.

    Per tutto questo, e non solo, io sostengo il si' al referendum del 23 ottobre in Brasile sull'abolizione del commercio delle armi, per il disarmo, per la lotta contro le armi e la violenza.

    E poiche' penso che per aiutare il Brasile ed il resto del mondo a stare meglio si debba partire dal paese dove viviamo, dall'Italia, ricordo che nel nostro civilissimo e democratico paese, occidentale e del primo mondo, ancora non abbiamo una legge per il reato di tortura; che non e' ancora stata costituita una commissione d'inchiesta parlamentare per i fatti di Genova e Napoli del 2001; che, nel frattempo, con i processi in corso (Diaz) o ancora da iniziare (Bolzaneto), i maggiori responsabili delle violenze e torture inflitte ai manifestanti a Genova alla scuola Diaz ed a Bolzaneto sono stati tutti promossi, a garanzia dell'impunita' che copre i potenti. E questo non aiuta certo la legalita' gia' ai minimi storici nel nostro paese.
    Ricordo che anche a Genova le armi hanno sparato ed hanno ucciso un ragazzo di nome Carlo, di 23 anni. Non ci sara' nessun processo, la pratica e' stata archiviata.

    Note:

    Breve nota sul Centro di ricerca per la pace di Viterbo
    Attivo dagli anni '70 (dapprima con la denominazione "Comitato democratico contro l'emarginazione - Centro di ricerca per la pace"), nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a "Primo Levi, testimone della dignità umana". Dal 1998 ha promosso una "campagna contro la schiavitù in Italia".

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