Un referendum che riguarda l'umanita' intera. 12
La domenica della nonviolenza. 39 - 18 settembre 2005
Enrica Bartesaghi: Si', per il disarmo, contro la violenza
[Ringraziamo Enrica Bartesaghi per questo intervento. Enrica Bartesaghi, nata in provincia di Lecco nel 1954, presidente del comitato "Verita' e giustizia per Genova", e' autrice del libro Genova, il posto sbagliato. La Diaz, Bolzaneto, il carcere: diario di una madre, Nonluoghi libere edizioni, 2004]
Fino al 21 luglio del 2001 sono stata una "normale" madre e cittadina italiana. Ho, insieme a mio marito, educato e cresciuto mia figlia Sara con gioia e buon senso: il rispetto di se' e degli altri, tutti gli altri. Sara e' stata alimentata con pane e spirito critico, con la coscienza della legalita' e dell'illegalita', con una particolare attenzione alle ingiustizie dentro e fuori l'Italia, con il racconto delle storie di famiglia, delle favole raccolte da Italo Calvino e dei fumetti di Mafalda, della storia recente d'Italia, quella che io avevo visto o vissuto: il boom economico, le stragi, la mafia, le lotte operaie, il sindacato, il femminismo, le Br, la Milano da bere...
Per questo a luglio del 2001, quando Sara a 21 anni e' partita per Genova l'ho salutata con un po' di apprensione ma con grande fiducia in lei e nelle sue capacita' di cavarsela, con rispetto e condivisione per gli ideali e le speranze che avrebbero portato, insieme a lei, decine di migliaia di persone a Genova. Per i diritti umani, per una distribuzione piu' equa di ricchezze e poverta', per un mondo ed una vita migliore.
Io sono rimasta a casa, un po' per pigrizia e stanchezza, un po' per lasciar posto a lei. Era la sua prima, grande manifestazione.
Quando l'ho ritrovata, nel carcere di Vercelli il 23 luglio del 2001, dopo averla persa per due giorni e due notti, ho letto nei suoi occhi, ed ho visto sulla sua pelle, la parola violenza. Quella cieca e gratuita del massacro alla scuola Diaz, quella piu' sottile e continuata, e per questo ancor piu' profonda ed inguaribile, della caserma di Bolzaneto.
E, di colpo, io non sono stata piu' una "normale" madre e cittadina italiana, seppur attenta a quello che succede nel nostro paese e nel mondo.
Per poche ore, ma sono ore che cambiano la vita, io mi sono sentita una madre e cittadina argentina alla quale scompare all'improvviso un figlio, una madre cilena o bosniaca che lo ritrova ferito e torturato, una cittadina inerme di fronte alla violenza peggiore: quella dello Stato.
Per tutto questo, e non solo, io sostengo il si' al referendum del 23 ottobre in Brasile sull'abolizione del commercio delle armi, per il disarmo, per la lotta contro le armi e la violenza.
E poiche' penso che per aiutare il Brasile ed il resto del mondo a stare meglio si debba partire dal paese dove viviamo, dall'Italia, ricordo che nel nostro civilissimo e democratico paese, occidentale e del primo mondo, ancora non abbiamo una legge per il reato di tortura; che non e' ancora stata costituita una commissione d'inchiesta parlamentare per i fatti di Genova e Napoli del 2001; che, nel frattempo, con i processi in corso (Diaz) o ancora da iniziare (Bolzaneto), i maggiori responsabili delle violenze e torture inflitte ai manifestanti a Genova alla scuola Diaz ed a Bolzaneto sono stati tutti promossi, a garanzia dell'impunita' che copre i potenti. E questo non aiuta certo la legalita' gia' ai minimi storici nel nostro paese.
Ricordo che anche a Genova le armi hanno sparato ed hanno ucciso un ragazzo di nome Carlo, di 23 anni. Non ci sara' nessun processo, la pratica e' stata archiviata.

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