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    Sì alla vita delle persone, sì al divieto di uccidere, sì all'abolizione del mercato delle armi

    Un referendum che riguarda l'umanita' intera. 16

    Il 23 ottobre in Brasile si svolgerà il primo referendum nella storia di quell'immenso paese: la popolazione tutta sarà chiamata a decidere se vuole proibire il commercio delle armi da fuoco
    Giacomo Alessandroni21 settembre 2005 - Giacomo Alessandroni
    Fonte: La nonviolenza e' in cammino. 1060 - 21 settembre 2005

    La nonviolenza e' in cammino. 1060 - 21 settembre 2005

    Lettere dal Brasile. Forum comunitario di lotta alla violenza: perche' quest'arma. Un'appello per il si' al referendum

    [Ringraziamo Maria Eunice Kalil per averci inviato questo appello per il si' al referendum del 23 ottobre per la proibizione del commercio delle armi diffuso dal "Forum comunitario di lotta alla violenza" di Bahia. Maria Eunice Kalil e' responsabile del "Forum comunitario di lotta alla violenza" di Bahia, Brasile]

    Perche quest'arma?
    Ora, perche'? Non si sa...

    Strano oggetto che protegge perche' ferisce
    che da' sicurezza perche' minaccia
    che ripara perche' spaventa.

    Perche' quest'arma?

    "Nel 2003 39.325 persone sono morte uccise da armi da fuoco, 108 persone al giorno, due persone ogni due ore (...). Il 2004 e' stato il primo anno, dal 1992, in cui si e' rilevata una diminuzione del numero di decessi per arma da fuoco... In questo anno vi sono stati 3.234 morti in meno. Il rischio di morire per arma da fuoco e' diminuito: il tasso di mortalita' per arma da fuoco e' calato del 10% tra il 2003 e il 2004, passando ad essere di 20,3 per 100.000 abitanti" (Fonte: Ministero della salute, Impatto della Campagna per il disarmo sull'indice nazionale delle morti per arma da fuoco, Brasilia, agosto 2005).

    Il 23 ottobre vota si'.

    Lettere dal Brasile. Ariel Ricci: inviateci le vostre riflessioni

    [Ringraziamo Ariel Ricci per questo intervento. Ariel Ricci dirige l'esperienza educativa dell'Istituto "Gota de Orvalho", nello stato di Sao Paulo, in Brasile, ed e' tra i soggetti promotori e referenti del movimento impegnato per il si' al referendum del 23 ottobre]

    Cari amici,
    grazie per i vostri messaggi di sostegno e per il vostro impegno ad appoggiare e far conoscere la lotta del popolo brasiliano per il si', per la pace e per la vita.
    Coscienti del momento storico che stiamo vivendo, stiamo raccogliendo e conservando la documentazione di questo momento per la futura corretta interpretazione di questa lotta.

    Pertanto vi saremo grati se ci invierete le vostre riflessioni sulla nostra lotta e la sua importanza storica. I vostri interventi li diffonderemo ai mezzi di comunicazione nazionali e li conserveremo nei nostri archivi.
    Recapito: Instituto Gota de Orvalho, Av. Monteiro Lobato 520, 12050-730 - Taubate' - SP, Brasil, e-mail: gotadeorvalho@gmail.com

    Lettere dal Brasile. Ermanno Allegri: carissime e carissimi

    [Ringraziamo padre Ermanno Allegri per questo intervento. "Ermanno Allegri, sacerdote bolzanino da trent'anni in Brasile, gia' segretario nazionale della Commissione Pastorale della Terra e ora direttore di un'agenzia continentale Adital, nata come strumento per portare all'attenzone della grande informazione latinoamericana i temi delle comunita' di base e l'impegno contro la poverta'. Allegri e' stato chiamato a contribuire al coordinamento delle azioni di sensibilizzazione in vista del referendum che si terra' in Brasile alla fine di ottobre che ha come tema la messa al bando del commercio delle armi da fuoco che in tutta l'America Latina costituisce un rilevante fattore di violenza (omicidi, rapine, ecc.). E' una battaglia civile e di diritto importantissima per tutto il Brasile, ma anche per il movimento per la pace di tutto il mondo. La posta in gioco e' grande ma i poteri che contano (le multinazionali delle armi) sono gia' all'opera per vincere, mettendo in campo enormi fondi. Allegri chiede che questo tema venga messo nell'agenda anche del movimento per la pace italiano e chiede anche un aiuto finanziario per coordinare da qui a ottobre l'attivita' di sensibilizzazione di Adital" (Francesco Comina)]

    Carissime amiche e carissimi amici, circa un mese fa ho mandato poche righe sulla campagna per il disarmo e sul referendum che si terra' il 23 ottobre in Brasile a Francesco Comina, amico giornalista di Bolzano, e stanno causando una valanga di adesioni. Vedo questo fatto come un elemento straordinario all'interno del momento politico e sociale che stiamo vivendo.
    "Adital", l'agenzia di notizie che coordino, sta investendo molto in questi due mesi per diffondere al massimo notizie e materiali, perche', come voi capite benissimo, il prossimo referendum per il suo valore reale e simbolico oltrepassa i confini del Brasile per diventare un precedente di rilevanza mondiale.
    Per questo vedo che la vostra risposta a questo annuncio sta prendendo una consistenza di peso imprevedibile.

    Vi scrivo, adesso, prima di tutto, per ringraziarvi del fatto di moltiplicare l'interesse e le adesioni alla Campagna per il disarmo (che vuol dire anche referendum, e' chiaro...). Ma vorrei anche trovare il modo per arrivare a informare i brasiliani di questa mobilitazione: lo ritengo indispensabile perche' questo movimento, raggiunga la sua finalita'.
    Suggerisco alcune attivita' possibili, ma vedete voi se altre, forse piu' opportune, possono essere avviate:
    1. Potreste mobilitare le entita' nazionali e internazionali (come ad esempio Pax Christi e altre, e le loro omologhe in altri paesi), per mandare lettere di solidarieta' e congratulazioni per i risultati ottenuti dal governo Lula con la Campagna per il disarmo...
    2. Potreste mettervi in contatto con vari soggetti e amici che avete in Brasile per stimolare la partecipazione alla campagna, perche', dato il momento politico che viviamo, ci sono settori sociali e di sinistra che non hanno ancora investito le loro energie in questo referendum. E chiedere loro che vi informino sulle loro attivita' per diffonderle.
    3. Per la legge elettorale non potete mandare a soggetti istituzionali brasiliani adesioni al si' referendario (potrebbe essere considerata ingerenza straniera nella politica interna brasiliana); ma inviare messaggi per sostenere la Campagna per il disarmo si puo': migliaia di adesioni, da piu' paesi, se fosse possibile, a favore della Campagna per il disarmo.
    Questo tipo di adesioni lo possiamo anche diffondere come notizia.

    Potreste mandare ad esempio testi brevi del seguente tenore: "Esprimo a questo Ministero le mie congratulazioni per la Campagna del disarmamo volontario in corso in Brasile e per il risultato raggiunto in favore della vita e della pace".
    In portoghese: "Parabenizo este Ministerio pela Campanha pelo Desarmamento Voluntario, em ato no Brasil e pelos resultados alcancados em favor da vida e da paz".
    Indirizzando a:
    - Ministerio da Justica - Ministro Marcio Thomaz Bastos
    - Casa Civil - Ministra Dilma Rousseff
    - Ministerio da Saude - Ministro Jose' Saraiva Felipe
    e naturalmente mandare copia a:
    - "Adital"
    - Instituto Sou da Paz

    Consultate i siti specifici sulla Campagna per il disarmo e sul referendum:
    - www.adital.com.br
    - www.referendosim.org
    - www.desarme.org

    Mi impegno a mandarvi per e-mail, attraverso "Adital", notizie in italiano per informare di quello che succede qui in queste settimane.
    Ho una lista fatta a partire dalle vostre adesioni. Voi poi ridiffondete...

    Francesco Comina: Sostenere il si'

    [Francesco Comina e' il principale punto di riferimento in Italia della campagna di sostegno al si' al referendum brasiliano per proibire il commercio delle armi. Giornalista e saggista, pacifista nonviolento, e' impegnato nel movimento di Pax Christi; nato a Bolzano nel 1967, laureatosi con una tesi su Raimon (Raimundo) Panikkar, collabora a varie riviste. Opere di Francesco Comina: Non giuro a Hitler, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2000; (con Marcelo Barros), Il sapore della liberta', La meridiana, Molfetta (Ba) 2005; ha contribuito al libro di AA. VV., Le periferie della memoria, Anppia - Movimento Nonviolento, Torino-Verona; e a AA. VV., Giubileo purificato, Emi, Bologna]

    Se ne parla pochissimo in Europa, ma la partita che si svolgera' in Brasile il prossimo 23 ottobre avra' un effetto concreto su tutta l'America Latina e il mondo intero. E' una partita che vale molto di piu' delle qualificazioni ai mondiali, perche' il tema che fa da sfondo a quella partita politica, giuridica, sociale mette il dito sulla grande piaga brasiliana: la violenza.
    Il 23 ottobre i brasiliani saranno chiamati a pronunciarsi su un quesito referendario molto semplice eppure molto difficile: "Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?".

    "Si'", dicono i movimenti di base, le organizzazioni non governative, le associazioni per la pace e per i diritti dell'uomo, le comunita' di base...
    "No", affermano invece le fabbriche di armi, i gruppi di potere, i ricchi proprietari terrieri, l'oligarchia politica, l'opposizione al presidente Lula.

    La posta in gioco e' grande, perche' gli interessi sono enormi.
    Chi si batte per il si' guarda la situzione con gli occhi delle vittime, fa il bilancio degli ammazzati nell'ultimo anno, controlla le cifre spaventose di una carneficina che si consuma nella quasi totale impunita'. Muoiono giovani sindacalisti, muoiono preti che coraggiosamente denunciano i criminali, muoiono ragazzi, si consumano le vendette incrociate fra le bande, aumentano le rapine accompagnate da omicidi, crescono i regolamenti di conti, impazza la violenza armata che si diffonde come un gioco del videogame.
    Chi affila la lama del no utilizza la spaventosa carneficina per dire che le armi servono per difendersi da tanta violenza, che il commercio delle armi serve al Prodotto interno lordo, che senza la pistola sotto il cuscino tutti diventiamo ostaggio di chi quella pistola se la tiene incollata alla cintura dei pantaloni. E ancora - dicono i signori delle armi - che "mentre disarmiamo i buoni cittadini, armiamo la mano dei cattivi ai quali liberiamo il campo per agire indisturbatamente contro di noi, contro i buoni che sono buoni perche' sanno come utilizzare le armi per difendersi dai cattivi che, invece, le usano per abusare degli altri, per ammazzarli, per annullare la societa' civile brasiliana".
    Il si' possiede pochi mezzi, poche risorse, poche possibilita' di diffondere i motivi per cui il rifiuto del commercio armato diventa fondamentale per la societa'.
    Il no possiede grandi capitali, ha in mano i grandi mezzi di comunicazione, sa come arrivare direttamente nelle case dei cittadini e nei centri del potere finanziario.

    Il si' ha dalla sua la maggioranza dei cittadini, ma una maggioranza difficile da raggiungere perche' e' una maggioranza di "esuberi", come vengono definiti i poveri piu' poveri secondo i parametri economici. Sono i favelados, gli abitanti delle tante favelas, sono gli analfabeti dell'interno, gli anziani senza nulla, i tanti senza (terra, lavoro, casa, ecc). Sono le vite rifiutate, travolte dal destino, interrate dallo squilibrio nord-sud, ammalate di poverta', perseguitate dalla violenza armata.
    La campagna per il si' deve penetrare dentro questi anfratti, deve lavorare sui molti livelli, deve contrastare la violenza dell'altra parte, deve esserci in televisione, nelle radio, sui giornali. Non puo' perdere colpi perche', a fronte di un sistema organizzatissimo, la forza del si' si diffonde nell'orizzontale della societa' civile, mettendo in moto i muscoli disarticolati delle varie componenti sociali.

    L'appoggio che puo' venire dall'Europa puo' essere fondamentale. I movimenti per la pace, per i diritti, le associazioni che si battono per una democrazia dal basso, singoli individui, possono fare la loro parte per aiutare i gruppi di base brasiliani in questa importante partita referendaria. Servono appelli, lettere, contributi vari, adesioni alla campagna, finanziamenti per dar man forte al si'.
    Uno dei referenti piu' importanti della campagna nazionale per il si' al referendum e' un missionario bolzanino da quasi quarant'anni in Brasile. Si chiama Ermanno Allegri. E' direttore di "Adital", un'agenzia di stampa che "copre" tutta l'America Latina. Allegri e' stato incaricato di coordinare, attraverso la sua agenzia che tiene i collegamenti con le comunita' di base in tutto il Brasile, le attivita' di sensibilizzazione della campagna per il si'. Ma serve un aiuto concreto da parte dell'Italia e dell'Europa.
    "I movimenti per la pace e i diritti umani in tutto il mondo - scrive Allegri - potrebbero fare delle campagne di appoggio al referendum e ai gruppi che lavorano in Brasile per il si'. L'agenzia di stampa "Adital" puo' giocare un importante ruolo all'interno di questa campagna. Pero' serve un aiuto finanziario dall'Italia e dall'Europa per mettere in campo un'azione di sensibilizzazione forte delle comunita' di base in tutto il Brasile.
    Aiutateci, la posta in gioco in grande. Se vincessero i si' al referendum potrebbe partire dal Brasile un vento virtuoso di disarmo per tutta l'America Latina e il mondo".
    Chi fosse interessato a prendere parte a questa campagna e ad impegnarsi dall'Italia puo' mettersi in contatto con il Centro per la pace del Comune di Bolzano, tel. 0471402382.

    Umberto Cinalli: Si'

    [Ringraziamo Umberto Cinalli per questo intervento. Umberto Cinalli, formatore ed educatore interculturale, e' impegnato in vari centri del viterbese in attivita' in collaborazione con scuole, biblioteche ed associazioni; collabora alle attivita' del Centro di educazione alla mondialita'; impegnato nell'esperienza dell'Associazione universitaria per la cooperazione allo sviluppo (Aucs) e nella Legambiente;
    ha condotto esperienze di solidarieta' concreta e condivisione di vita in casa-famiglia con persone in situazioni di difficolta']

    Vi sono ragioni innumerevoli per sostenere il si' all'abolizione del commercio delle armi in Brasile, opportunita' concreta con il prossimo referendum.
    Vi sono ragioni evidenti per chiedere che questo avvenga in tutti i paesi del mondo, a difesa della vita e della dignita delle persone e dei popoli. Oltre cento i morti che quotidianamente cadono sulle strade del Brasile colpiti da armi da fuoco. Ma non e' solo questo dato, seppur sconvolgente, che deve motivare le persone di volonta' buona a sostenere il referendum.

    Vi sono momenti nella storia dei popoli in cui i popoli stessi si riappropriano della storia e la cambiano, la svelano. Abbiamo il dovere di credere nella possibilita' di cambiare le regole, di sovvertire l'ordine delle cose, di rendere giustizia agli oppressi.
    Che privilegio essere "scolari" del maestro don Milani: tra oppressori e oppressi occorre sempre e con coraggio essere dalla parte di questi ultimi.
    In Brasile e' possibile qui e ora fermare gli oppressori mercanti di armi.

    Nicoletta Crocella: Si'

    [Ringraziamo Nicoletta Crocella per questo intervento. Nicoletta Crocella, poetessa, artista, operatrice culturale, e' impegnata nell'associazione "Stelle cadenti" e nella casa editrice omonima. Tra i suoi libri segnaliamo particolarmente Attraverso il silenzio, Stelle Cadenti, Bassano in Teverina (Vt) 2000; Icone, Stelle Cadenti, Bassano in Teverina (Vt) 2002]

    Si parla poco di un evento epocale come il referendum in Brasile per il divieto di commercio delle armi.
    Il Brasile e' uno dei paesi piu' popolosi del mondo, e se esso si dotasse di una tale legge questo potrebbe avere un effetto dirompente mettendo in forse il dogma del diritto di offendere per difendersi e difendere il proprio patrimonio.

    Soltanto il fatto di porre la domanda mette anche in discussione che sia realistica l'equazione armi disponibili eguale sicurezza. Cio' e' d'altronde confermato dalle statistiche di morti e ferite per incidenti domestici dovuti al possesso delle armi, statistiche che provano come sia insicuro proprio il possedere un'arma. Ma tant'e', la cultura con cui si e' costruito il "progresso" e' questa: piu' sei forte, piu' sei armato, piu' sei potente e piu' vali. Cosi' i nostri contemporanei pensano di perdere dignita' e potere se viene anche soltanto limitato l'uso delle armi. Percio' e' importante che si ponga la domanda se vietare l'uso delle armi: gia' il fatto di porla fa camminare il pensiero, e fa prendere in esame la possibilita' che l'arma non sia la soluzione. Rende evidente che le armi sono pericolose, dannose, e quindi inopportune.
    Non siamo ancora alla soluzione definitiva della nonviolenza in tutti i rapporti umani. Forse verra' il giorno che vedremo nei musei, come cimeli di periodi oscuri della storia, le armi che ora tanto sconsideratamente circolano, ma in attesa che questo avvenga, facciamo dei passi avanti introducendo la domanda, ponendo il problema, in modo che le coscienze non si addormentino sul fatto che le armi ci sono, e vengono usate...
    Dovremo affrontare molti argomenti e molti discorsi per uscire di qui, non ultimo la strada per una riconversione delle fabbriche di armi, e quindi del lavoro, del senso del lavoro, della giustizia. Si pone un nodo rivoluzionario di non poca entita', e allora si', ancora si' al bando della vendita di armi in Brasile, per poi camminare oltre, costruire possbilita' perche' si allarghi l'onda e tocchi tutte le rive.

    Alessio Di Florio: Si'

    [Ringraziamo Alessio Di Florio per questo intervento. Alessio Di Florio, amico della nonviolenza vive in Abruzzo ed e' impegnato in varie iniziative di pace e per i diritti, in particolare nell'esperienza di Peacelink; cura il notiziario elettronico "Mare nostrum" per l'abolizione dei cosiddetti "centri di permanenza temporanea" (campi di concentramento che violano gravemente i diritti umani delle persone migranti)]

    La prima volta che ebbi la notizia del referendum brasiliano fu un anno fa.
    In quell'occasione scrissi un articolo pubblicato nel sito di Peacelink.
    Adesso che il referendum e' realta' lo ripropongo.

    Un articolo del 26 agosto 2004
    Il Brasile e' uno dei Paesi con enormi sacche di poverta'. Mentre un'esigua parte della popolazione viaggia verso la modernita' e la ricchezza, in moltissimi vivono ancora in favelas poverissime. Per questo all'inizio del suo mandato il presidente Lula ha lanciato il programma "Fame zero". Ma allo stesso tempo il Brasile e' anche uno dei paesi piu' armati al mondo. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite e' addirittura al quarto posto per numero di omicidi dovuti ad armi da fuoco.
    Contro la proliferazione delle armi il governo ha deciso di intervenire con energia. Per cinque mesi e' stato sperimentato nello Stato di Parana' un programma di acquisto dai cittadini delle armi in loro possesso. Il programma e' stato un successo: nel periodo considerato sono state tolte dalla circolazione 20.000 armi e gli omicidi sono diminuiti del 30%. Forte di questo risultato il governo verdeoro ha deciso di estendere il programma a tutta la nazione. Il programma prevede l'acquisto dei fucili al prezzo di 100 dollari e di 33 per una pistola. Si calcola che fino a dicembre grazie a questo programma 80.000 armi saranno tolte dalla circolazione e distrutte, con una spesa complessiva che si dovrebbe aggirare intorno ai 3,3 milioni di dollari. Ma il piano per il disarmo dei brasiliani non si ferma qui.
    Contemporaneamente alla eliminazione di un numero altissimo di armi da fuoco in circolazione, il governo di Lula vuole evitare anche che il numero possa aumentare nuovamente. Per questo dall'inizio di luglio 2004 e' iniziato un giro di vite che prevede regole rigidissime per il rilascio delle licenze, la creazione di un registro nazionale e il divieto di detenzione di armi nei luoghi pubblici. Il piano di Lula terminera' nel prossimo anno quando i cittadini saranno chiamati per referendum a scegliere se vietare per legge il commercio di armi.
    L'insicurezza e la violenza dilagante hanno fatto si' che anche i poveri si siano armati per paura dei pericoli per la propria vita. E per una famiglia povera poter ricevere un corrispettivo in denaro e la certezza che anche altri si stanno disarmando hanno decretato il successo del programma di Lula. Ma la stessa situazione e' comune anche a molti altri paesi. Se l'esempio di Lula fosse stato seguito dalla coalizione americana in Iraq un anno fa, probabilmente oggi l'Iraq non vivrebbe questa situazione di violenza e di scontri armati. Perche' le armi del regime non si sarebbero diffuse tra la popolazione. E dal business delle armi, in un paese sull'orlo della poverta', si sarebbe passati al business del disarmo. Sicuramente un business migliore. Ma molti altri, anche latinoamericani, si trovano in situazioni anche peggiori del Brasile. E da Lula per questi paesi viene oggi una lezione e una speranza.

    Patrizia Farronato: Si'

    [Ringraziamo Patrizia Farronato per questo intervento. Patrizia Farronato, amica della nonviolenza, filosofa, e' impegnata nell'esperienza delle Comunita' di base, dei Beati i costruttori di pace, e in molte altre esperienze di pace e di solidarieta'; e' responsabile del Coordinamento Nord-Sud altovicentino]

    In Brasile, specialisti che lavorano nell'area della pubblica sicurezza hanno lanciato un manifesto a sostegno della campagna, in atto nel loro paese, contro le armi leggere; essi affermano che e' proprio a partire dal controllo di esse e da misure ampie e articolate nel tessuto della societa' che si puo' vincere la violenza che l'attraversa e che costituisce la prima causa di morte dei giovani brasiliani.
    Tale iniziativa nasce in un paese del sud del mondo di recente democrazia, di grandi potenzialita' economiche ma attraversato da un'intollerabile disuguaglianza nella distribuzione del reddito, da soprusi, oppressioni e corruzioni ancestralmente impuniti, da una miseria che coinvolge un terzo della popolazione.
    Mentre il "grande fratello" del Nord legittima una sicurezza privata fondata sul possesso delle armi - modello a cui non sono insensibili frange della politica e del "buon senso" nostrani - ed "esporta democrazia" a suon di bombardieri, e' una grande affermazione di civilta', e' un coraggioso atto di fiducia nella democrazia intraprendere la strada in salita della rimozione delle cause della violenza, battersi perche' la nonviolenza sia il cardine della legalita' collettiva e perche' la giustizia si trasformi in "cosa pubblica", agita con gli strumenti del diritto e della politica.
    Si tratta di una lezione oggi quanto mai necessaria e urgente anche per le nostre societa' opulente, attraversate dalla tentazione di criminalizzare ogni diversita', di reprimere il disagio sociale, e del farsi giustizia da se', mentre la fiducia nelle istituzioni diventa sempre piu' labile e la logica dei privilegi affonda in sacche sociali senza alcun diritto di cittadinanza.
    Una lotta contro le armi che va ribadita all'interno delle societa' e nelle relazioni tra i popoli per dare voce, strumenti ed efficacia all'unica sicurezza davvero reale e possibile: quella fondata sul concreto diritto a vivere con dignita' di ogni essere umano, sulla giustizia tra classi sociale e nazioni, sulla nonviolenza come universale modalita' di relazione umana.

    Carlo Gubitosa: Si'

    [Ringraziamo Carlo Gubitosa per questo intervento. Carlo Gubitosa e' segretario di "Peacelink" (la principale rete telematica pacifista italiana, collabora con varie testate ed e' uno dei piu' noti operatori dell'informazione di area pacifista e nonviolenta. Tra le opere di Carlo Gubitosa: (con Enrico Marcandalli e Alessandro Marescotti), Telematica per la pace, Apogeo, Milano 1996; Oltre internet, Emi, Bologna 1997; L'informazione alternativa, Emi, Bologna 2002; Genova, nome per nome, Berti, Piacenza 2003]

    Don Milani ci ha insegnato a guardare al di la' di quella che ci viene descritta come "patria", per sentirci cittadini di quella patria universale formata da tutte le persone di buona volonta', che si prendono per mano per difendersi dalla violenza, dall'avidita' e da tutte le forme di oppressione che ci chiudono gli occhi di fronte alle alternative possibili.

    Il 23 ottobre, il Brasile viene chiamato a scegliere tra la vita e la morte, tra la civilta' e la barbarie, tra il disarmo e la violenza, e questa scelta non e' un "problema interno" di un paese, ma un bivio che puo' condizionare anche il nostro futuro, un piccolo sassolino in grado di spostare grandi onde che, nel bene e nel male, arriveranno fino a noi.
    "Volete che il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni venga proibito in Brasile?". E' questa la domanda a cui dovranno rispondere 170 milioni di brasiliani, un quesito di fronte al quale nessuno puo' delegare la propria risposta, un interrogativo di fronte al quale i veri amici della democrazia, della pace e della nonviolenza possono dare una sola risposta: vogliamo che il commercio delle armi da fuoco e munizioni venga bandito in tutti i paesi del mondo.

    Per fare la nostra parte, qui in Italia, basta seguire il filo rosso che collega il referendum brasiliano al referendum regionale che chiamera' i cittadini della Lombardia ad esprimersi sul progetto di rilancio dell'agenzia di riconversione dell'industria bellica, un organismo dimenticato dalle istituzioni di ogni colore e colpevolmente assente anche da molte riflessioni dell'area pacifista, uno strumento conquistato con grandi lotte di civilta' che hanno visto in prima fila gli operai obiettori di coscienza e tanti lavoratori ed ex-lavoratori che hanno saputo lanciare il loro no alle armi dall'interno di fabbriche di morte chiamate Aermacchi, Agusta, Valsella, Alenia. Per ottenere questo referendum bastavano 5.000 firme, ma ne sono arrivate il triplo.
    Ora e' il momento di dire che queste consultazioni referendarie non sono delle "questioni interne" di un Paese o di una regione, ma possono diventare una grande opportunita' per scrivere una pagina di storia del mondo, per gettare sabbia negli ingranaggi di un mercato che vive di guerre.
    Io non sono un cittadino della Lombardia, ne' tantomeno del Brasile, ma mi sento un cittadino del mondo, e sento che il mondo potra' essere cambiato se tante persone di volonta' buona abbracceranno i cittadini di Milano e di San Paolo, che con grande fatica e dignita' cercano di dare una speranza di futuro al nostro piccolo pianeta trasformando le spade in aratri.

    Fabio Pipinato: Si'

    [Ringraziamo Fabio Pipinato per questo intervento. Fabio Pipinato, volontario internazionale, amico della nonviolenza, giornalista per varie testate missionarie e della solidarieta'; e' stato direttore dell'eccellente sito di "Unimondo", cooperante in Africa, testimone del genocidio in Ruanda;
    e' presidente della cooperativa Mandacaru' per il commercio equo e solidale, ed e' impegnato nella Fondazione Fontana]

    E' stato opportunamente ricordato che un esponente dell'industria armiera italiana affermava, pochi anni fa, che "un'arma non e' piu' pericolosa di un'automobile, dipende da come si usa"; e che Il presidente di un importante ente pubblico - promotore della mostra-mercato armiera "Exa" - sosteneva che "si possono compiere massacri con una pietra. In Rwanda il genocidio di migliaia di persone e' stato compiuto coi machete. Chi chiede il controllo, o peggio, la riconversione delle industrie armiere e' certamente in malafede".
    Non e' affatto vero.

    Ho vissuto il genocidio ruandese in prima persona (cfr. www.polemos.it/paperab/paper19.html) e posso testimoniare che a fianco di ogni banda di Interhamwe genocidari v'era un soldato armato che garantiva l'incolumita' al gruppo in un connubbio esercito-genocidari ben descritto anche dal film "Hotel Rwanda". L'arma bianca e' stata usata per risparmiare costosi proiettili.
    Ricordo inoltre che durante l'evacuazione del centro dove operavo come cooperante v'erano alcuni ospiti della provincia di Brescia che si son fermati per un brevissimo periodo in Rwanda. In visita. Ebbene, nei pochi giorni di loro permanenza hanno sempre difeso le industrie d'armi del bresciano che danno larga occupazione. Dopo il 6 aprile il Ministro plenipotenziario della Farnesina ci ha elencato tutte le difficolta' da parte dei diversi eserciti di intervenire per liberarci dall'inferno. Tra queste le mine anticarro e antiuomo, peraltro, allora, in parte, di fabbricazione italiana. Ricordo che allora e solo allora i graditi ospiti furono disposti a mettere in discussione la produzione e lo smercio d'armi.
    La cosa tristissima quanto il genocidio e' che una volta messo piede sul suolo italiano hanno ripreso le tesi pre-genocidio. Come se nulla fosse successo.
    Il pensiero e' talmente radicato che in un'intervista che ho fatto personalmente a Pierferdinando Casini, la terza carica dello Stato affermo', candidamente, che prima dobbiamo pensare all'occupazione.

    Senza parole. Anzi, una la dico anch'io. Si' al referendum brasiliano per proibire il commercio delle armi.

    Anna Puglisi e Umberto Santino: Si'

    [Ringraziamo Anna Puglisi e Umberto Santino del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo per questo intervento.
    Anna Puglisi, prestigiosa studiosa e militante antimafia, e' impegnata nell'esperienza del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di cui e' una delle fondatrici. Tra le opere di Anna Puglisi: con Umberto Santino (a cura di), La mafia in casa mia, intervista a Felicia Bartolotta Impastato, La Luna, Palermo 1986; con Antonia Cascio (a cura di), Con e contro. Le donne nell'organizzazione mafiosa e nella lotta antimafia, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 1988; Sole contro la mafia, La Luna, Palermo 1990; Donne, mafia e antimafia, Centro Impastato, Palermo 1998, Di Girolamo, Trapani 2005; con Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia. A Felicia Bartolotta Impastato, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, Palermo 2005.
    Umberto Santino ha fondato e dirige il Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo. Da decenni e' uno dei militanti democratici piu' impegnati contro la mafia ed i suoi complici. E' uno dei massimi studiosi a livello internazionale di questioni concernenti i poteri criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia, politica e criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura di), L'antimafia difficile, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza programmata. Omicidi e guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi, Franco Angeli, Milano 1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa mafiosa. Dall'Italia agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992 (seconda edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro la droga. Economie di sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia mafiosa, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia come soggetto politico, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; Casa Europa. Contro le mafie, per l'ambiente, per lo sviluppo, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la democrazia dal 1893 al 1994, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1995; La democrazia bloccata. La strage di Portella della Ginestra e l'emarginazione delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Oltre la legalita'. Appunti per un programma di lavoro in terra di mafie, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1997; L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di Lima e Andreotti ai giorni nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1997; Storia del movimento antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e il nome. Materiali per lo studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000. Su Umberto Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve rassegna di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su questo stesso foglio nei nn. 931-934]

    Ovviamente ci auguriamo che vinca il si' nel referendum sulle armi in Brasile.
    Ma, a prescindere dall'esito del referendum, occorre una politica nazionale e internazionale sulla produzione e sul commercio delle armi, che disarmi gli assassini a tutti i livelli, dalla violenza individuale a quella delle mafie e delle istituzioni.

    Su questo terreno dobbiamo ancora cominciare.

    Tomaso Zanda: Si'

    [Ringraziamo Tomaso Zanda per questa dichiarazione. Tomaso Zanda e' impegnato in Pax Christi a Milano ed in molte iniziative di pace, solidarieta', per il disarmo e la nonviolenza. Opere di Tomaso Zanda: Tortillas, riso e erbe amare. Samuel Ruiz e il popolo del Chiapas, Emi, Bologna 2003]

    Per un Brasile disarmato: si'.

    Note:

    Breve nota sul Centro di ricerca per la pace di Viterbo
    Attivo dagli anni '70 (dapprima con la denominazione "Comitato democratico contro l'emarginazione - Centro di ricerca per la pace"), nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a "Primo Levi, testimone della dignità umana". Dal 1998 ha promosso una "campagna contro la schiavitù in Italia".

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