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    Sì alla vita delle persone, sì al divieto di uccidere, sì all'abolizione del mercato delle armi

    Un referendum che riguarda l'umanita' intera. 17

    Il 23 ottobre in Brasile si svolgerà il primo referendum nella storia di quell'immenso paese: la popolazione tutta sarà chiamata a decidere se vuole proibire il commercio delle armi da fuoco
    Giacomo Alessandroni22 settembre 2005 - Giacomo Alessandroni
    Fonte: La nonviolenza e' in cammino. 1061 - 22 settembre 2005

    La nonviolenza e' in cammino. 1061 - 22 settembre 2005

    Aldo Ricci: Proibire il commercio delle armi, si'

    [Ringraziamo Aldo Ricci per questo intervento. Aldo Ricci, amico della nonviolenza, volontario internazionale, attivo in ogni occasione di solidarieta' concreta, e' da sempre uno dei principali collaboratori di questo foglio, uno dei migliori costruttori di pace che vivono a Viterbo, e una delle persone piu' buone e miti e sagge che conosciamo]

    In questo nostro tempo di nebbia fitta, dove non si riesce a vedere l'orizzonte, dove e' facile perdere l'orientamento, dove succedono le cose piu' atroci senza che ce ne accorgiamo o che ce ne facciamo carico; ogni tanto arriva uno squarcio di luce che ci conforta e ci rassicura.
    Il referendum che il 23 ottobre permettera' ai brasiliani di pronunciarsi sul commercio delle armi e', comunque vada, una scossa vitale per noi tutti. E si', e' ancora possibile dire cose logiche, fare cose buone per il bene di tutti andando diretti ai punti cardine dei problemi.
    Vorra' pur dire qualcosa che in Brasile la societa' civile ci sia arrivata e da noi no.
    Sara' perche' la' ci sono piu' vittime di armi da fuoco leggere in mano ai privati?
    Sara' perche' tanto chi le costruisce e' all'estero e quindi non si perdono posti di lavoro?
    Sara' perche' c'e' un presidente di sinistra?
    Penso piuttosto che sia un segno di ricchezza di umanita', di coraggio civile, di necessita' di andare in fretta al cuore dei problemi.
    Quindi non c'e' remora a dire la verita': vendere armi significa trarre profitto nel provvedere a che un uomo posssa uccidere altri uomini.
    E' la considerazione piu' banale e insieme sconvolgente che tutti possiamo fare.

    Grazie a Dio uomini di buona volonta', tra cui amici italiani, religiosi e laici, ci ricordano che altre "ovvieta'" debbono essere dette:

    • Costruire armi per alimentare l'industria della guerra (di qualsiasi tipo) e' sostenere un crimine contro l'umanita'.
    • Chi facendo politica cede alla guerra o la fomenta perpetra un crimine contro l'umanita.
    • Chi in nome di Dio ammette o spinge alla soppressione di un solo essere umano rinnega se stesso e il Divino che e' patrimonio di tutti.
    • Costruire armi senza regole comuni vuol dire spingere il mercato e quindi ricercare (ricreare) le condizioni perche' ci sia la richiesta e il consumo.
    • Legittimare l'uso delle armi e' soccombere alla fatalita' della barbarie.
    • Rinunciare o limitarsi nell'educazione alla nonviolenza e' accettare l'annientamento reciproco tra essere umani.

    Bisognerebbe pensarci quando usiamo la competizione, in tutti i campi, per celebrare il vincere anziche' il con-vincere.
    Bisognerebbe riflettere su quanto facilmente siamo disponibili ad annientare altri essere umani.
    Lo facciamo direttamente con la nostra vita frenetica e la consideriamo normale convivenza, o indirettamente con il nostro silenzio e la nostra indifferenza.
    Grazie alle donne e agli uomini di buona volonta' che dal Brasile sapranno dare un segnale forte che si senta fino da noi.
    Grazie agli amici italiani che si adoperano perche' da questa iniziativa nascano anche da noi frutti buoni, prospettive di vita.

    Rete Italiana per il disarmo: sosteniamo il referendum brasiliano

    [Dal sito della Rete italiana per il disarmo riprendiamo il seguente testo]

    Alcune cose che si possono fare
    Sensibilizzare tutte le associazioni e le Ong che hanno progetti in Brasile, affinche' premano sui propri contatti nel pase sudamericano e portino avanti una forte campagna per il si'.

    • Scrivere una lettera di supporto e di plauso a questa iniziativa all'ambasciata brasiliana in Italia.
    • Diffondere dati riguardanti le armi in Brasile e cercare di inviare il materiale ufficiale della campagna a piu' cittadini brasiliani possibile.

    Un riferimento utile
    Il sito ufficiale della campagna per il si': www.referendosim.com.br

    Le tappe che hanno condotto al referendum

    • Primo passo: approvazione dello Statuto per il disarmo.
      E' la legge n. 10.826, del 22 dicembre 2003 (gia' col governo Lula) che e' entrata in vigore dopo la firma del Presidente e pubblicata il 23 dicembre 2003.
      Il decreto che la regola, n. 5.123 del primo luglio 2004, e' stato pubblicato il 2 luglio 2004, data in cui e' entrato in vigore. Questo decreto pone regole piu' ferree alla circolazione di armi, accessori e munizioni e ne aumenta fortemente il controllo sulla vendita e l'esportazione.
    • Secondo passo: il disarmo volontario, un precedente importante.
      Il 15 luglio 2004 e' stata lanciata una campagna per la consegna volontaria di armi da fuoco. Prevista all'inizio per soli sei mesi, ha avuto un successo tale (piu' di 400.000 armi sono gia' state consegnate) che si e' deciso di prorogarla fino al 23 ottobre 2005, data del referendum.
      In che cosa consiste la campagna del disarmo volontario: il cittadino che consegna la sua arma in posti prestabiliti (polizia federale, chiese, sindacati...) non deve spiegare nulla (se era roba rubata, o comprata, o illegale...) e riceve fino a 300 reali come compenso.
    • Terzo passo: il referendum.
      Il Decreto Legge che stabilisce il Referendum e la domanda e' stato approvato dalla Camera Federale il 6 luglio 2005.
      Chi vota: per i cittadini tra i 18 e 70 anni il voto e' obbligatorio. Tra i 16 e 18 anni e oltre i 70, il voto e' facoltativo.
      Il quesito del referendum: "Il commercio di armi da fuoco e munizioni deve essere proibito in Brasile?".
      Nell'urna elettronica il n. 01 e' per il no; Il n. 02 per il si'. La data del referendum: 23 ottobre 2005.
      Conseguenze: se vince il si' il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni sara' proibito. Se vince il no, resteranno comunque in vigore tutte le restrizioni sul porto d'armi previste nello Statuto per il disarmo recentemente entrato in vigore.

    Luigi Pirelli: Si'

    [Ringraziamo Luigi Pirelli per questo intervento. Luigi Pirelli e' impegnato nell'esperienza del gruppo di lavoro tematico sulla nonviolenza e i conflitti della Rete Lilliput, nell'esperienza delle Critical Mass (per la mobilita' ciclistica di contro alla violenta e onnidistruttiva mobilita' automobilistica), ed in molte iniziative di pace, per i diritti umani e per la difesa della biosfera]

    Puo' un referendum invertire una tendenza? puo' uno strumento legislativo, un si' o un no, ridefinire il contesto che genera il bisogno di armi? Lo strumento e' limitato, lo so, lo sappiamo. Lo strumento e' solo sinergico. Tra le centinaia di motivazioni riportate dai promotori e sostenitori del referendum brasiliano per il disarmo, alcune vanno nella direzione di una sinergia, quella di proporre investimenti alternativi nella sicurezza sociale e nella sperimentazione educativa.
    Vivessi in Brasile, nella San Paolo che solo un giorno ho attraversato con gli occhi, cercando di scorgere un mondo nascosto dai finestrini del mio taxi, affittata arma soft di distruzione di massa... beh se vivessi a San Paolo, non avrei dubbi, voterei si' e scenderei dall'auto per dar corpo e carne al referendum.

    Note:

    Breve nota sul Centro di ricerca per la pace di Viterbo
    Attivo dagli anni '70 (dapprima con la denominazione "Comitato democratico contro l'emarginazione - Centro di ricerca per la pace"), nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a "Primo Levi, testimone della dignità umana". Dal 1998 ha promosso una "campagna contro la schiavitù in Italia".

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